Oggi festa del lavoro, picchettaggio alla Fiat di Melfi, scioperi a gatto selvaggio all’Alitalia, centri commerciali
aperti per la festa del nuovo schiavismo, disoccupazione sempre alle stelle: dove andremo a finire? Certamente chi credeva di risolvere tutti i problemi con la legge Biagi o semplicemente affidandosi alla “mano invisibile” di Adam Smith dimostra di non aver capito niente, e perfino nelle fine della Confindustria c’è chi lo sta capendo, lo capirà ancora di più con un presidente illuminato come Luca Cordero di Montezemolo.
Ripensiamo a quel tragico 11 agosto 1998 e alle reazioni abbastanza veementi di un po’ di esponenti del centrodestra, da Maurizio Gasparri a Ignazio La Russa a Vittorio Sgarbi, oggi del caso Lombardini parla ancora solo Lino Jannuzzi, coerente libertario, e ci viene da pensare: non è che al centrodestra, liquidata la “pratica Caselli” con l’allontanamento dello scomodo magistrato torinese (che ha commesso gravi errori, ma che ha pure enormi meriti storici nella lotta alla mafia) dei nostri dolori non gliene frega più una mazza? Ci mediteremo sopra in occasione delle elezioni.
Sempre a proposito, nessun parlamentare sardo, da quelli del centrosinistra manco parlarne, ma soprattutto quelli del centrodestra, ha mai proposto uno straccio di interrogazione sul cancro delle incompatibilità parentali al Palazzo di Giustizia di Cagliari, sulle connessioni tra politica di sinistra e magistratura, sul mobbing consumato in danno di magistrati onesti; solo la Lega, tramite il quotidiano La Padania, si è occupata di queste cose, ed è di buon auspicio perché è il quotidiano del partito del ministro della giustizia, ma gli altri? Dovreste decidervi se siete rappresentanti del popolo che vi ha eletto o dei poteri occulti (e non parliamo certo della Massoneria!).
A proposito di Massoneria, i soloni della vecchia commissione Pardini (un bresciano che cosa diamine ne capirà delle cose sarde!) tentarono, in connubio di idee con Caselli e Lo Forte, di utilizzare il caso Lombardini per “sputtanare” il Grande Oriente sardo, traendo spunto dalle affiliazioni massoniche di Tito Melis, di gran parte dei suoi amici e di Antonio Piras, oltre che da quelle, solo supposte con chiacchiere da bar, di Grauso e di Lombardini. All’epoca il gran padre della Massoneria sarda, Armandino Corona, tentò di prendere le distanze liquidando la vicenda come fenomeno locale ogliastrino, oggi che Antonio Piras è stato assolto, ed è rimasto dimostrato che agì per null’altro che per spirito umanitario, anche la
Massoneria dovrebbe fare ammenda, riconoscere i meriti di un encomiabile “fratello” come l’avvocato Piras, che per come ha agito meriterebbe una decorazione al valore, altro che processi per estorsione!!!
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