Se i sardi aderiscono entusiasticamente alle idee e ai programmi di Renato Soru, facendo vincere un centrosinistra che, altrimenti, avrebbe rimediato una sonora batosta, gli italiani, in generale, hanno dato col voto espresso per le elezioni europee un colpo al cerchio e uno alla botte: se Silvio Berlusconi viene ridimensionato per la guerra in Iraq e per il disastroso andamento dell’economia e dello stato sociale, il popolo non si fida per nulla di Romano Prodi e del suo Ulivo.
Forza Italia, infatti, scende agli stessi livelli elettorali di quando stava all’opposizione, compensata nella maggioranza dai buoni risultati di AN e, soprattutto, dell’UDC e della Lega (quei “partiti piccoli” che secondo il Cavaliere non andavano votati), ma di contro la lista Uniti nell’Ulivo, che ai tempi della Prima Repubblica avrebbe ottenuto tranquillamente, con la sommatoria delle sue componenti, non meno del 40-45 per cento dei consensi, risica un miserabile 31-32 per cento, di ben poco compensata dai buoni risultati di Diliberto, dei Verdi e soprattutto di Rifondazione.
L’indicazione che emerge è quella per cui gli italiani non sono ancora pronti a riconsegnarsi al centrosinistra, non si fidano di un’aggregazione in cui, dietro la faccia pacioccona di Prodi, i D’Alema, i Violante e gli Scalfaro continuano ad esercitare un nefasto ruolo guida, ma al contempo fanno sapere di voler essere guidato da un polo moderato che sia più giusta sintesi delle varie componenti che lo animano e non una cosa sola di un solo padrone, Berlusconi, che sia più attento alle problematiche sociali (seguite con attenzione ben maggiore da AN rispetto a Forza Italia) e che attui le riforme promesse senza troppe chiacchiere.
Il centrodestra dovrà trarre tesoro dei risultati per dimostrare di meritare ancora quell’ampio mandato accordatogli dagli Italiani nel 2001, due anni ancora ci separano dalla fine della legislatura e in due anni forse non si può fare molto, ma non necessariamente nulla; di contro la sinistra deve capire che nessuno si fiderà di essa finché continuerà a schierare le facce torve e giustizialiste di D’Alema e Violante, il popolo italiano non ha dimenticato di essere stato indotto, nel 1996, a votare Prodi per poi ritrovarsi proprio D’Alema, e non vuole correre rischi.
| Pagina statica (salvata sul sito originale) |