TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Procura della Repubblica – pm. dott. PIGNATONE
M E M O R I A
Il sottoscritto,
Nicola GRAUSO, nato a Cagliari, il 23 aprile 1942, ed ivi residente alla Via Regina Elena, n.20, difeso dall’avv. prof. Carlo Taormina, con studio in Roma alla Via Federico Cesi, n.21 qui nominato suo difensore di fiducia ed incaricato di depositare il presente atto,
espone quanto segue.
1. Lo scrivente è da alcuni anni fatto oggetto di attenzione da parte della magistratura cagliaritana e degli organismi politici locali che hanno recentemente su di lui scaricato una pioggia di iniziative giudiziarie la cui inusitata severità deve essere valutata da Codesta A.G. per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili gli estremi di reato.
Le ragioni di tale subdolo atteggiamento non sono immediatamente individuabili ed il sottoscritto, a tale riguardo, non può far altro che limitarsi a formulare alcune ipotesi ricostruttive che, comunque, appaiono le più verosimili sulla base dei fatti obiettivi che verranno qui spiegati e che hanno coinciso con l’esercizio, da parte sua, dei diritti di libertà politica, di manifestazione del pensiero questi ultimi esercitati attraverso la attività editoriale de L’Unione Sarda nonché dei diritti di libera iniziativa economica.
2. La fondazione di ‘Nuovo Movimento’
In particolare, il sottoscritto intende rappresentare che i fenomeni che si accinge a descrivere si sono verificati in concomitanza con due accadimenti. Anzitutto, con l’iniziativa di creare un nuovo movimento politico con il quale partecipare alle competizioni politiche e, soprattutto, con la sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali del 1999 in contrapposizione con gli schieramenti di sinistra fino a quel momento al governo della Sardegna.
3. La difesa al Giudice LOMBARDINI.
In secondo luogo, temporalmente tali atteggiamenti si sono realizzati in conseguenza della posizione che il sottoscritto ha pubblicamente assunto con riferimento alle note vicende relative al sequestro MELIS ed al suicidio del giudice LOMBARDINI con riferimento alle quali egli ha apertamente criticato la magistratura cagliaritana, difendendo l’operato del povero magistrato suicidatosi in circostanze misteriose. Il sottoscritto crede di aver assunto un atteggiamento assolutamente corretto: certamente non sono mancate le pubbliche prese di posizioni, le denunzie per la inefficienza manifestata da qualche parte della magistratura cagliaritana con riferimento al sequestro di Silvia MELIS. Tuttavia, il sottoscritto è anche fermamente convinto del fatto che il suo atteggiamento abbia costituito espressione del diritto di libera manifestazione del pensiero e, segnatamente, del diritto di cronaca e di critica, costituzionalmente tutelati. Il sottoscritto, in particolare, ha sempre inteso perseguire lo scopo di contribuire alla formazione delle opinioni pubbliche ed alla indispensabile vigilanza sull’esercizio dei poteri pubblici mettendole in condizioni di ottenere il rispetto di quei principi giuridici ed etici che stanno alla base della vita democratica.
In occasione della tragica fine del dott.LOMBARDINI, il sottoscritto si espresse duramente nei confronti dei magistrati dicendo loro: “sì, complimenti veramente a questi …. al dott. CASELLI, al dott. DI LEO, soprattutto, straordinaria persona. Complimenti anche al dott. MURA ed al dott. PIANA, a questi assassini che sono riusciti nell’intento che avevano, dopo nove mesi ….”
Al riguardo, sono note le posizioni dei protagonisti della vicenda che ha portato alla liberazione di Silvia MELIS. Con un’intervista richiesta da Il Corriere della Sera il sottoscritto rivelava di aver pagato il riscatto per la libertà di Silvia MELIS.
I nominativi dello scrivente e del magistrato furono iscritti sul registro delle notizie di reato per il delitto di favoreggiamento successivamente modificato in quello di estorsione sulla base della incredibile ipotesi che il sottoscritto, insieme al giudice LOMBARDINI, avrebbe costretto il padre di Silvia MELIS, Tito, a sborsare una somma superiore al miliardo. L’idea da cui muove l’indagine è che LOMBARDINI avrebbe ingiunto al MELIS, minacciandolo anche direttamente di mali alla sua persona, ma soprattutto prospettandogli gravi pericoli per la figlia di portare un miliardo a rapitori e consegnare una lettera nella quale si faceva capire che il MELIS agiva con il consenso ottenuto dal dott.PIANA e dal dott. MURA, rispettivamente procuratore e sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, al pagamento del riscatto.
Codesta procura muove dal presupposto che la circostanza non corrisponda a verità perché ciò sarebbe stato in contrasto con quanto disposto dal comma 1 dell’art.7 del d.legge 15 gennaio 1991, n. e dal fatto che in tal caso sarebbe derivata una responsabilità dei due magistrati. Anche se in questa sede non serve stabilire se la circostanza sia vero o meno, non può non essere apprezzato l’apriorismo interpretativo che muove l’assunto accusatorio, vale a dire che i magistrati cagliaritani sono alieni da qualsivoglia responsabilità nella gestione del sequestro MELIS e che LOMBARDINI ed il sottoscritto si sarebbero sicuramente resi responsabili dei fatti che sono alla base della inchiesta che ha portato al suicidio di LOMBARDINI. L’11 agosto 1998, dopo un lungo ed estenuante interrogatorio condotto dalla Procura di Palermo, che nel frattempo aveva ereditato l’inchiesta sul sottoscritto dopo il coinvolgimento del magistrato, e dopo la notifica di un provvedimento di perquisizione, LOMBARDINI si suicidò.
Il sottoscritto reputa le ipotesi di reato formulate dalla Procura cagliaritana (recepite, poi, da quella palermitana) totalmente assurde ed a tal punto infamanti da essere l’unico motivo che ha indotto il magistrato a maturare la tragica decisione. Da qui la sua critica al dott. ALIQUO’ e le difese al dott.LOMBARDINI nei confronti del quale il sottoscritto si espresse sottolineando che “era uomo che dava fastidio a questa manica di incapaci, di uomini sulla cui tomba probabilmente nessuno piangerà. Sono riusciti nel loro risultato e l’obiettivo della mia vita sarà d’ora in poi sarà quello, in ogni circostanza in cui mi sarà possibile, di metterli di fronte alle loro responsabilità e presentargli il conto del gesto che hanno provocato solamente loro”
Insomma, il sottoscritto, sull’onda emozionale della vicenda LOMBARDINI si scagliò contro i vertici della Procura cagliaritana.
E non si tratta di una sua opinione. A questo proposito, è noto un altro scontro istituzionale che, pure, è balzato agli onori della cronaca e, segnatamente, il diverbio, ovviamente finito in Procura, tra il giudice Alberto RILLA ed il dirigente della Squadra Mobile di Cagliari, Maria Rosaria MAIORINO, a proposito di alcuni episodi legati dalla morte del giudice LOMBARDINI.
3. La vicenda ARBATAX 2000.
La severità della posizione assunta nell’ambito dell’esercizio di una fondamentale libertà costituzionalmente protetta, è stata però male interpretata, strumentalizzata e piegata contro il sottoscritto il quale è stato fatto oggetto di particolari attenzioni avuto riguardo ai suoi interessi patrimoniali, e segnatamente alla attività editoriale praticamente indagata a 360° quasi che si sia cercato di espropriarlo dello ‘strumento’ attraverso il quale egli ha esercitato i suoi diritti di libertà per cercare di farlo tacere ed in effetti, a partire da tale momento, il sottoscritto ritiene di essere stato fortemente condizionato da tali accadimenti che, peraltro, si sono verificati in coincidenza della campagna stampa relativa alle ultime elezioni regionali svoltesi nel 1999.
Come detto, le situazioni da ultimo descritte hanno poi trovato modo di convergere con altri interessi di carattere certamente più politico sebbene, per motivi che il sottoscritto non può dire se appartenenti alla casualità o altro, hanno trovato ampio sfogo in iniziative giudiziarie.
In effetti, gli atteggiamenti di cui il sottoscritto si ritiene vittima sono altresì temporalmente coincisi con le iniziative da lui assunte in campo politico nel luglio 1997 allorquando fondò una formazione politica denominata Nuovo Movimento.
Si introduce qui una chiave di lettura che assolutamente non esclude l’altra ma che con la prima – almeno negli accadimenti obiettivi – si integra.
Nonostante, infatti, la fisiologica estraneità di un fenomeno legato alla costituzione di un movimento politico ai naturali interessi della magistratura, quest’ultima ha però assunto iniziative, dallo scrivente ritenute anomale, in quanto sono singolarmente coincidenti con quelle invocate, a gran voce, da uomini politici locali dell’area di sinistra.
Da qui quel grave condizionamento che il sottoscritto ritiene di aver subito nell’esercizio delle sue libertà fondamentali.
In effetti, l’attenzione giudiziaria nei confronti dello scrivente si è levata di livello a seguito della sua partecipazione al pubblico dibattito contro l’allora Giunta Regionale sostenuta dai partiti del centro – sinistra.
Il Nuovo Movimento, infatti, era nato, originariamente, senza una precisa collocazione nell’ambito del panorama politico nazionale.
Una posizione netta, tuttavia, fu adottata a seguito della constatazione del comportamento di alcuni organi regionali i quali erano stati dal sottoscritto pubblicamente denunziati di aver contribuito, con la loro inerzia ed i loro comportamenti equivoci, a boicottare la operazione di salvataggio della cartiera di ARBATAX, alla cui acquisizione era interessato il sottoscritto.
In effetti la NUOVA CARTIERA DI ARBATAX, è una cartiera che ha alle spalle una storia importante per l’economia della Regione, e ad essa era collegata la MARSILVA società di forestazione che possiede 3.097.000 metri steri di massa legnosa da impiegare nella produzione della carta. Entrambe tali società erano in una crisi profonda a cagione di una serie di operazioni nelle quali sono state coinvolte, tanto che, mentre la cartiera era da lungo tempo di amministrazione Prodi, la MARSILVA era stata dichiarata fallita.
Anche per effetto della iniziativa del sottoscritto, la Regione cominciò a porsi il problema di un possibile rilancio della attività economica della cartiera che venne data in affitto, dopo una gara, alla ARBATAX 2000 società costituita ad hoc dalla Unione Sarda. Il bando di gara prevedeva, altresì che l’affittuario avrebbe potuto acquistare il complesso aziendale dalla Amministrazione Straordinaria. Dal canto suo, la Regione Sardegna per consentire la sopravvivenza della società e favorirne la ripresa, si impegnò non solo a concedere una serie di agevolazioni finanziarie ma altresì ad attuare una serie di condizioni, contenute in una bozza di programma stilata da un gruppo di lavoro, che avrebbero dovuto fungere da garanzia per far conseguire alla ARBATAX 2000 l’effettiva titolarità dei compendi aziendali in discorso (vicenda ARBATAX 2000 all.n.1.). La presenza della Regione, infatti, aveva una funzione di garanzia che avrebbe, in un certo qual senso, bloccato o, se si preferisce, guidato, l’operato dell’Amministrazione straordinaria, atteso che questa, proprio in considerazione di tale presenza pubblica ed istituzionale, non avrebbe avuto motivi per negare alla ARBATAX 2000 le cessioni già programmate. Ed in effetti, in aderenza al piano regionale approvato contestualmente alla decisione di dare inizio alla operazione di rilancio della cartiera, la ARBATAX 2000 pose in essere i primi atti diretti ad acquisire la MARSILVA proponendo una operazione di concordato fallimentare.
A questo punto si inserisce una manovra che il sottoscritto reputa essere alla base dell’escalation delle iniziative che hanno, di fatto, portato il medesimo a dismettere le sue attività imprenditoriali. A seguito di una insistente campagna stampa provocata da La Nuova Sardegna (in ciò, in buona compagnia con L’Espresso) , con toni scandalistici si denunziava la pretesa consumazione di una turbativa d’asta tesa a favorire il sottoscritto la cui criminalizzazione determinò la Regione a mutare atteggiamento revocando, nella sostanza, i promessi finanziamenti. In effetti, la Giunta aveva già acquistato un accordo di programma con i Gruppo del sottoscritto accordo che, però, la Giunta in una seduta successiva alla pubblicazione degli articoli in questione, trasformò in documenti di intenti a beneficio di chiunque si fosse reso cessionario della società. Di fatto tale decisione stravolse tutti gli accordi, perché per riavviare l’azienda occorreva effettuare lavori di manutenzione di svariati miliardi che, con la sola locazione a tempo, giammai avrebbero potuto essere remunerati. La logica dell’affitto della azienda in vista della sua cessione, aveva dunque, lo scopo di rendere possibile un riavvio progressivo sotto il controllo degli organi della procedura concorsuale.
L’iniziativa portata avanti dall’assessore dell’Industria, Mario PINNA, ex segretario del PDS, dunque, aveva stravolto completamente gli accordi ed aveva tutte le caratteristiche dell’attacco ad personam.
Ed in effetti, a giugno dello stesso anno, nel momento in cui, sempre in omaggio a citati accordi, si doveva approvare il concordato MARSILVA, la Regione fece mancare il suo voto provocandone la risoluzione.
4. L’attacco al Presidente della Giunta, Federico PALOMBA.
Il sottoscritto, il quale aveva partecipato ad una gara e dunque si riteneva (e si ritiene) leso dalle arbitrarie iniziative della Regione, aveva pubblicamente denunziato che l’atteggiamento assunto dall’allora giunta era ispirata ad una logica di tipo clientelare, contestando pubblicamente l’allora Presidente della Giunta, l’on.le PALOMBA (esponente del P.D.S., ex magistrato e legato agli ambienti giudiziari cagliaritani anche per il fatto che presso lo studio legale che difende lui e la gran parte dei personaggi legati al PDS, lavora, quale avvocato, il fratello del pubblico ministero che ha chiesto la condanna in gran parte dei processi contro il sottoscritto e, cioè, il dott. Paolo DE ANGELIS magistrato, come se non bastasse, che fu aperto ‘nemico’ del giudice LOMBARDINI (con il quale vennero scambiate plurime denunzie) e del cons. PINTUS, dallo scrivente espressamente accusato di uccidere ogni prospettiva di sviluppo dell’Isola.
In effetti, da quel momento la Giunta di allora aveva emarginato, con una spregiudicata manovra che sembra derivare dalla posizione assunta nn collimante con quella della maggioranza pidiessina. Anche su tale manovra, sulla quale l’A.G. in indirizzo dovrà comunque esperire tutti gli accertamenti del caso onde stabilire se si nei fatti vi sia stata una violazione di legge posta in essere per danneggiare intenzionalmente il sottoscritto e le sue aziende per estrometterli dagli aiuti alle imprese locali.
La reazione posta in essere dalla compagine politica avversa a quella rappresentata dal sottoscritto fu durissima e dai toni minatori e certamente indirizzata a colpire il legittimo esercizio di fondamentali diritti civili del sottoscritto facendo catalizzare, vari e disparati interessi, politici ed economici, il cui unico scopo è stato quello di togliere di mezzo lo scrivente che, per tali suoi atteggiamenti, era divenuto un personaggio scomodo.
A partire dal settembre 1997, il sottoscritto ha dovuto constatare una singolare convergenza nei suoi confronti di iniziative varie, dapprima sotto forma di denunzie pubbliche, tutte di matrice pidiessina, prevalentemente diffuse attraverso il quotidiano La Nuova Sardegna, che compete con L’Unione Sarda per il primato delle pubblicazioni locali e notoriamente di ispirazione pidiessina e, poi, raccolte dalla magistratura cagliaritana che si è profusa in uno straordinario sforzo teso a dare concretezza a quelle denunzie.
Nel settembre 1997, infatti, l’assessore all’Industria della Regione Sardegna, On.le Mario PINNA, esponente del P.D.S., certamente uno dei principale destinatari dell’accusa di clientelismo genericamente indirizzata dal sottoscritto alla Giunta, replicò duramente facendo divulgare una pesante e minatoria dichiarazione, raccolta da varie agenzie stampa del seguente tenore: “libero, ovviamente, il dott. GRAUSO di creare tutti i movimenti che crede […]. E’ un partito [n.d.r.: il PDS] temprato da una dura esperienza e tenace più di quanto si creda: chi pensa di poterlo azzannare spensieratamente, per ben che gli vada, ci rimette i denti” (all.n.2).
Si potrebbero ravvisare, nella richiamata espressione, i toni tipici di una normale dialettica politica cosa alla quale, ovviamente, il sottoscritto non si sarebbe sottratto sapendo certamente competere, su questo piano, con qualunque oppositore. Purtroppo, però, il tempo ha dimostrato come il livello della reazione non fosse di carattere dialettico.
5.Le campagna stampa.
In effetti nei mesi seguenti il sottoscritto è stato fatto oggetto di una insistente campagna stampa sul quotidiano La nuova Sardegna la cui estrazione politica, come si è detto, è certamente vicina ai colori della maggioranza che aveva governato, sino a qualche mese fa, il massimo organo amministrativo dell’isola.
Si potrebbero ritenere tali reazioni integranti una manifestazione della libertà di pensiero. Ma – ed è il punto che più interessa in questa sede – quelle iniziative si sono coordinate, con una singolare puntualità, con quelle adottate alla magistratura, a mo’ di movimento circolare che unisce la (e continuamente si alimenta dalla) divulgazione delle notizie e la apertura delle inchieste di tal ché ciò che viene pubblicato sotto forma di denunzie anticipa attività giudiziarie che puntualmente vengono poste in essere nei confronti dello scrivente (rassegna stampa – all.n.3).
Ed a realizzare tale circolarità ha contribuito il formarsi di una convergenza di interessi motivata dal fatto che il sottoscritto nell’ambito della nota vicenda riguardante il suicidio LOMBARDINI aveva rilasciato un’intervista nella quale aveva mosso critiche all’operato della magistratura che stava indagando proprio sul conto del giudice LOMBARDINI, intervista nella quale poteva vedersi un ‘attacco’ anche a quella parte della magistratura la cui vicinanza, quanto ad idee politiche, al PDS non è certamente un mistero almeno secondo quello che la stampa nazionale da tempo sembra accreditare. L’Unione Sarda, a tale proposito, attraverso la penna del suo direttore, Antonangelo LIORI, aveva nettamente sposato tale idea sostenendo che : “il dott.CASELLI, come è noto, è il pupillo del presidente della Camera Luciano VIOLANTE, naturalmente pidiessino”.
Orbene, sempre lo stesso LIORI, dalle colonne de L’Unione Sarda aveva già rilevato tale singolare situazione: “ GRAUSO dice: i giudici di Palermo sono assassini. Gli stessi giudici di Palermo che indagano su metà palazzo di giustizia cagliaritano denunciano LIORI e GRAUSO davanti ai giudici di Cagliari chiedendo anche tre miliardi di danni: secondo voi come va a finire? Va a finire che io, per il semplice fatto di dirigere L’Unione Sarda, vengo condannato a una pena superiore del triplo rispetto a chi ammazza un bambino sulle strisce pedonali.” In precedenza (cfr. articolo del 25 ottobre 1998), LIORI aveva scritto: “credo che sia impossibile che la giustizia in Italia funzioni, quando la gestione dell’apparato giudiziario è così saldamente nelle mani della politica. E’ bene, infatti, ricordare che la Procura della Repubblica di Palermo è competente ad indagare sui magistrati cagliaritani. Ed è bene ricordare che mezza procura di Cagliari è sotto inchiesta a Palermo. In parole povere, Caselli può decidere se incriminare un magistrato sardo e quindi rovinargli la carriera oppure se metter tutto sotto silenzio. Come ben si sa, il referente politico del compagno Caselli è Luciano Violante. Credete davvero che la Procura di Cagliari possa agire con serenità avendo sopra la testa questa spada di damocle? E credete davvero che il PDS non tenti tutte le strade per far si che il nostro giornale venga distrutto? ” (si veda rassegna stampa de L’Unione Sarda all.n.4).
6. La situazione degli Uffici cagliaritani.
Sempre nell’intento di comprendere quale sia l’ambiente nel quale determinati fatti si sono potuti verificare, si deve anche sottolineare una singolare situazione nella quale si trovano ad operare gli uffici giudiziari cagliaritani.
Ancora una volta, il caso è stato fatto scoppiare a livello giornalistico dalle inchiesta condotta da L’Unione Sarda (all.n.4) la quale ha denunziato la seguente situazione tra i vari magistrati appartenenti a quell’ufficio giudiziario.
Ed invero:
– Maria Cristina ORNANO, giudice del tribunale civile di Cagliari, risulta coniugata con l’avv. Carlo AUGUSTO MELIS;
– Simona LAI, giudice della Pretura Penale di Cagliari, sorella dell’avv.Stefania LAI, risulta sposata con l’avv. Franco TULUI;
– Grazia CORRADINI, già giudice di corte di appello di Cagliari ed oggi presidente del Tribunale per i Minorenni, risulta essere coniugata con l’avv. Giuseppe PISANO;
– Paolo DE ANGELIS, Sostituto Procuratore della Repubblica è fratello dell’avv. Luca DE ANGELIS, collega di studio dell’avv. SCHIRO’, (legale del Presidente della Giunta Sardegna, on.le Federico PALOMBA), nonché marito della dott.ssa Maria Teresa SPANU, pretore penale a Cagliari;
– Alessandro PILI, Sostituto Procuratore della Repubblica, è coniugato con Maria SECHI, giudice del Tribunale Civile di Cagliari;
– Mauro MURA, Sostituto Procuratore della Repubblica, è coniugato con Anna CAO, giudice del tribunale Penale di Cagliari;
– Carlo PIANA, Procuratore della Repubblica è il padre di Paolo PIANA, Sostituto Procuratore della Repubblica;
– Paolo MASSIDDA, Giudice della Corte di Appello di Cagliari, è padre di Giovanni MASSIDDA, giudice del Tribunale di Cagliari e zio di Andrea MASSIDDA, Sostituto Procuratore della Repubblica;
– Angelo PORCU, Presidente del Tribunale di Sorveglianza, è padre di Gaetano PORCU, Sostituto Procuratore della Repubblica;
– Vincenzo AMATO, giudice del Tribunale di Cagliari, è fratello di Daniela AMATO, giudice del Tribunale penale di Cagliari;
– Leonardo BONSIGNORE, Giudice per le indagini Preliminari di Cagliari, è coniugato con Lucia LA CORTE, giudice della corte di Appello;
– Marinella POLO, giudice del Tribunale per i Minorenni, è sposata con l’avv. dell’INAIL, Enrico PLAISANT;
– Massimo DEPLANO, giudice della pretura, è coniugato con Rossella ATZENI, giudice della ex pretura;
– Antonio ONNI, giudice della corte di appello di Cagliari, è coniugato con Barbara PERASSO, giudice onorario;
– Sergio DE NICOLA, giudice del tribunale dei Minorenni, è sposato con Anna Rita FRAU, vice procuratore onorario.
Si tratta di una complessa rete di relazioni tra magistrati e tra magistrati ed avvocati, che, al di là di casi addirittura valutabili sotto il profilo della incompatibilità, rende i componenti dell’Ufficio Giudiziario di Cagliari tra loro legati da vincoli di solidarietà che non solo nuocciono alla serenità della funzione giudiziaria (del che si è fatta rappresentazione dinanzi alla corte di Cassazione) ma che possono aver agevolato la realizzazione delle manovre che ci si appresta a descrivere.
A tale riguardo, non si può non rilevare che proprio nel processo per il reato per diffamazione ai danni del dott. ALIQUO’ a carico del sottoscritto, il Pubblico Ministero, dott. Paolo DE ANGELIS è lo stesso magistrato che fu aperto nemico del giudice LOMBARDINI con il quale si scambiò plurime denunzie. Come se non bastasse, il presidente del collegio era il dott. Lener, il cui figlio, fino a poche settimane prima, faceva parte dello studio dell’avv. Pirastu che difende il dott. Aliquò.
7. Le vicende giudiziarie. I processi per diffamazione.
Questi costituiscono gli antefatti nei quali si inseriscono le vicende che con il presente atto di demandano alla valutazione di Codesta A.G. per quanto di competenza.
La prima operazione posta in essere é stata quella di mettere a tacere l’organo di stampa attraverso il quale anche il sottoscritto ha cercato di contribuire alla vita democratica.
Come si è detto, al sottoscritto fanno capo, attraverso una serie di società, alcune attività editoriali tra loro coordinate per la pubblicazione del quotidiano L’Unione Sarda. Con la società editoriale, il sottoscritto, salvo ad un contratto di collaborazione, non ha alcun rapporto; direttore della testata è il sig.ANTONANGELO LIORI il quale, individuato come alter ego del sottoscritto per effetto della sua posizione di responsabilità nell’ambito del quotidiano, è stato la prima e più diretta ‘vittima’, a livello giudiziario, della situazione locale che qui si denunzia.
Il sig. LIORI, da quando ha assunto l’incarico predetto, è chiamato a rispondere del ragguardevole numero di ben 114 processi per diffamazione a mezzo stampa.
Il che potrebbe essere anche interpretato come una fisiologica conseguenza dell’attuale assetto normativo il quale, per effetto dell’art.56 cod.pen., finisce per costruire quella del direttore responsabile del giornale come una sorta di responsabilità oggettiva, anche se viene spontaneo chiedersi se anche gli altri direttori di quotidiani subiscano l’identico trattamento che viene riservato al sig.LIORI il quale, in poco più di quattro anni di direzione al giornale, tra udienze, interrogatori e deposizioni, ha ricevuto 800 convocazioni presso il palazzo di Giustizia di Cagliari collezionando condanne per reati di opinione per circa 10 anni! E la domanda è particolarmente significativa perché, prima di assumere l’incarico, egli non aveva avuto problemi di nessun genere con la giustizia.
Meritano, però, di essere qui richiamate le modalità attraverso le quali si è sviluppato e si è concluso il primo procedimento aperto contro il sottoscritto.
Si tratta del procedimento per diffamazione sorto a seguito della denunzia sporta dal dott. ALIQUO’, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Palermo (Vicenda ALIQUO’ – all.n.5).
Non è certamente intendimento del sottoscritto censurare in questa sede nel merito le iniziative assunte da altre A.G. essendo ben consapevole del fatto che tutte le critiche andranno svolte nelle sedi competenti.
Deve però essere qui evidenziato un fatto di sicura rilevanza per accertare se nei confronti del sottoscritto siano stati posti in essere comportamenti che hanno avuto lo scopo di realizzare uno stato psicologico di disagio.
Va premesso, che nei confronti di un comune cittadino, presso la Procura di Cagliari un processo per diffamazione giunge a dibattimento dopo circa 5 anni dal giorno in cui il reato viene iscritto nell’apposito registro. L’A.G. in indirizzo, potrà verificare tale circostanza. Ed in effetti, anche lo stesso LIORI ha potuto constatare personalmente che 110 dei 112 processi per diffamazione, hanno impiegato questo tempo per giungere al fase processuale .
Orbene, nei confronti del P.M. ALIQUO’ sono state bruciate tutte le tappe: 48 giorni! (cfr. decreti che dispongono il giudizio immediato depositati al GIP il 15 gennaio 1999, ove si indica nel 27 novembre 1999, la data di iscrizione nel registro notizie di reato).
E’ opinione del sottoscritto, sulla quale ovviamente, l’A.G. in indirizzo dovrà svolgere i doverosi approfondimenti, che la ragione di tale inconsueta efficienza debba essere ricercata in quell’atteggiamento di risposta che la Magistratura ha inteso dare per il fatto che il sottoscritto, nell’esercizio dei suoi diritti di libertà, ha deciso di contrastare con la Procura cagliaritana. Il dott. ALIQUO’, come noto, è il magistrato della Procura di Palermo che condusse l’interrogatorio all’esito del quale il giudice LOMBARDINI si tolse la vita esplodendosi un colpo d’arma da fuoco alla tempia ed è anche il magistrato che, nel corso del sequestro MELIS, fu dal LIORI accusato pubblicamente di aver costantemente violato il segreto istruttorio.
La corsia preferenziale accordata alla iniziativa del dott. ALIQUO’ sembra essere tutt’altro che casuale se la si inquadra nell’atteggiamento di autodifesa che la magistratura cagliaritana sta ponendo in essere per far scontare al sottoscritto l’esercizio del diritto di critica che dovrebbe essere assolutamente legittimo in un Paese democratico.
7.2. (segue). L’imputazione per favoreggiamento a carico di LIORI.
In effetti, che tale iniziativa si possa iscrivere in tale logica è dimostrato anche dalla circostanza per la quale tra i 116 procedimenti a carico, LIORI ne annovera uno per favoreggiamento in relazione a non si sa bene quali comportamenti serbati durante il sequestro MELIS (all.n.6).
Pur non conoscendo la consistenza della notizia di reato e la sua fonte (certamente autorevolissima), sembra lecito di poter dire che la ‘colpa’ del LIORI in questo caso sia stata quella di essere stato vicino al sottoscritto e di aver pubblicamente difeso, sulle colonne de L’Unione Sarda, l’operato dello scrivente nella sua battaglia morale a favore di SILVIA MELIS ed indirettamente contro la magistratura cagliaritana (all.n.3).
Si tratta di fenomeni gravi che a cagione del quel moto circolare che unisce una certa stampa agli ambienti giudiziari, sono in grado di far cedere fortemente la presunzione di innocenza che dovrebbe assistere ogni imputato che si avvicina agli organi giudiziari. Ciò perché, tale valanga di attività giudiziaria concentrata sul sottoscritto e sulle persone ritenute a lui vicine, alimentano i pregiudizi e le criminalizzazioni capaci, poi, di riflettersi anche sulla formazione dei convincimenti politici della pubblica opinione.7.3.(segue).Le condanne per diffamazione.
In questa escalation giudiziaria, il sottoscritto non può non sottolineare che il 23 giugno 1999, il Tribunale di Cagliari infliggeva allo scrivente ed al direttore de L’Unione Sarda una condanna, rispettivamente, ad un anno e otto mesi e ad un anno e sette mesi, senza condizionale, per diffamazione in relazione ad una intervista rilasciata dal sottoscritto e non è forse inopportuno segnalare che il LIORI, nel corso del processo aveva dimostrato che nei giorni in cui veniva pubblicato l’articolo incriminato, egli era in Austria con la figlia e che la stessa intervista era stata pubblicata anche su altri quotidiani senza che a nessun altro direttore sia toccata la stessa sorte (all.n.7) e che analoga iniziativa giudiziaria, è stata assunta a seguito di una denunzia sporta dal già menzionato PALOMBA a seguito della pubblicazione di un articolo di giornale che riguardava il suo servizio scorta (all.n.8).
LIORI aveva commentato sulla prima pagina del giornale da lui diretto, la decisione della Giunta di affidare il servizio di scorta del suo Presidente ad agenti del corpo di vigilanza ambientale e forestale. Egli segnalò la singolare situazione chiedendosi: ma le guardie forestali non hanno compiti di lotta contro gli incendi?
Orbene, anche in questo caso LIORI è stato rinviato a giudizio, e senza ancora una volta entrare nel merito dei fatti sottoposti a giudizio da parte dei giudici di merito, non può sfuggire come non possa essere censurato in alcun modo una simile critica, perché, in un Paese democratico, sono proprio le scelte della pubblica amministrazione a dover essere valutate criticamente dall’opinione pubblica la quale deve essere messa in condizioni di conoscere e serenamente giudicare il modo attraverso il quale gli amministratori gestiscono le cose pubbliche.
E’ significativa la motivazione per la quale tale critica sarebbe diffamatoria: essa andrebbe ravvisata, secondo i magistrati di Cagliari, nel ‘senso comune’ (ma quale senso comune? quello del magistrato?).
Orbene, come si diceva, anche in questo caso la condanna è stata esemplare perché LIORI, per aver dubitato della opportunità di una scorta, è stato condannato alla pena di anni uno e mesi due anche questa volta senza sospensione condizionale. Eppure vi sono noti direttori di quotidiani che hanno collezionato anche centinaia di condanne per diffamazione, con pene pecuniarie! Eppure, proprio sulla base del senso comune, non pare che dubitare delle scelte politiche di una Giunta sia diffamatorio, soprattutto quando, come nella specie, non pare siano stati violati continente e correttezza espositiva!
Insomma, si tratta di un attacco grave ed ingiustificato alla libertà di stampa, di un tentativo di imbavagliare un organo di stampa scomodo, praticato dall’autorità giudiziaria attraverso l’esemplarità delle pene irrogate ed in effetti, in un ‘pezzo’ pubblicato su L’Unione sarda del 24 giugno 1999, Antonangelo LIORI sottolineava come fosse il caso di tralasciare che “chi ammazza un bambino sulle strisce pedonali viene condannato a sei mesi di reclusione, naturalmente con la condizionale; […] che un pedofilo se la cavi con un anno di reclusione; […] che per detenzione di armi si eroghino in Sardegna pene decisamente inferiori ” (cfr. all.n.4, rassegna stampa).8. Le anticipazioni delle iniziative giudiziarie.
L’atteggiamento della procura di Cagliari nei confronti del sottoscritto, trova una sorta di cassa di risonanza nel quotidiano La Nuova Sardegna le cui prese di posizioni e la cui tempestività in ordine alla divulgazione di determinate notizie, lo ha fatto assurgere ad una sorta di ufficio stampa (di fatto) della Procura.
Eppure, da tempo, si parla dei rapporti tra media e magistratura e dei criteri ai quali i magistrati (quelli del pubblico ministero, soprattutto) si dovrebbero attenere. L’ex Ministro FLICK a tal riguardo emanò una direttiva con la quale si raccomandava a tutti i magistrati segretezza e riservatezza, e consta che qualche illustre pubblico ministero abbia ‘pagato’ la violazione di tali elementari canoni comportamentali. E non meno recente è anche la presa di posizione del Garante sulla privacy a proposito della riservatezza che deve essere assicurata alle notizie giudiziarie.
La Procura di Cagliari, però, – salvo doversi accertare che la scaturigine di tali fughe di notizie sia altra – il problema sembra averlo risolto a modo suo ed in effetti La Nuova Sardegna opera, quanto alla cronaca giudiziaria dei fatti che riguardano il sottoscritto, con una tempestività che rasenta veramente l’incredibile.
Le querele del dott. ALIQUO’, tanto per cominciare, furono pubblicate su La Nuova Sardegna prima ancora che qualsiasi iniziativa fosse stata assunta dalla magistratura cagliaritana .
Ancora si devono citare i seguenti due esempi.
La Nuova Sardegna, con assoluta anticipazione sui tempi, ha pubblicato la notizia secondo la quale la Procura della Repubblica ha aperto un procedimento penale nientemeno che per una pretesa e presunta gestione di una centrale clandestina per la intercettazione telefonica ed ambientale.
Questa la dinamica dei fatti, per come ricostruita dalla stessa A.G. Cagliaritana a conclusione del processo penale di primo grado per il reato di diffamazione a mezzo stampa (all.n.9):
il 13 di agosto 1998 il quotidiano La Nuova Sardegna pubblicava un articolo, a firma Mauro Lissia, nel quale si parlava genericamente della possibile esistenza di una centrale di ascolto clandestina di conversazioni telefoniche dalla quale sarebbero state intercettate comunicazioni della magistratura, dell’avvocatura e della polizia giudiziaria cagliaritane;
il 2 settembre 1998 comparve un nuovo articolo di Lissia nel quale si diceva che dalla Procura cagliaritana era filtrata la conferma sul coinvolgimento nell’inchiesta aperta dalla magistratura palermitana;
il 10 settembre 1998 la DIGOS si Cagliari fece una prima annotazione alla Procura cagliaritana con la quale informò l’ufficio giudiziario circa la notizia di presunte intercettazioni abusive fornita negli articoli di Lissia ed il 12 successivo quel reparto di polizia giudiziaria ricevette una prima delega di indagini da parte della Procura, alla quale al DIGOS invierà risposta in data 18 settembre.
Orbene, solo il 6 ottobre 1998 il pubblico ministero disponeva l’iscrizione del sottoscritto a RNR in ordine al reato di intercettazione abusiva.
La vicenda che più d’ogni altro denota quella commistione tra mass media e magistratura è, ancora una volta, quella che ha portato alla apertura di un procedimento ex art.2409 cod.civ. nei confronti della società che ha la titolarità de L’Unione Sarda. Anche in questo caso, l’iniziativa della procura fu immediatamente pubblicizzata attraverso una serie di articoli nei quali si rappresentano fatti e circostanze, tra l’altro ai diretti interessati ancora del tutto sconosciuti, come, ad esempio, la pendenza del procedimento penale per il fallimento della ARBATAX 2000 ed il coinvolgimento, in questo, della persona del sottoscritto (cfr. rassegna stampa La nuova Sardegna).
Nello stesso torno di tempo in cui si verificava l’altra singolare ‘fuga di notizie’ dal palazzo di Giustizia, il 14 ottobre 1998 su La Nuova Sardegna veniva pubblicato un articolo, dal titolo di Mauro LISSIA nel quale si anticipavano nuovi guai giudiziari per il Gruppo Editoriale facente capo al sottoscritto, dandoli come già accertati e come già avvenuta la notifica di una informazione di garanzia per il reato di false comunicazioni sociali (all.n.10).
In effetti, emerge dagli atti in possesso dello scrivente, che solo in data 9 febbraio 1999 veniva emesso un decreto di sequestro, con l’indicazione della sua equipollenza come informazione di garanzia ex art.369 cod.proc.pen., dal dott. Guido PANI, il quale conduce una inchiesta contro il sottoscritto per i reati di cui all’art.4 L.516/1982 e 2621 cod.civ. contestando una serie di fatture emesse dal medesimo nei confronti delle società VIDEOLINA s.p.a., L’UNIONE SARDA s.p.a. ed EXOL s.p.a. aventi ad oggetto prestazioni di consulenza, collaborazione e studi (all.n.11).
Ancora una volta, dunque, La nuova Sardegna dimostra un significativo collegamento con la Procura cagliaritana anche perché alla data sotto la quale era stata divulgata tale notizia, una notitia criminis oggettivamente e soggettivamente qualificata non esisteva.
Tra l’altro, solamente il 19 ottobre 1998, dunque, 5 giorni dopo il famigerato articolo, il dott. Guido PANI, richiedeva alla Guardia di Finanza di consegnargli copia della documentazione fiscale inerente alla già eseguita verifica fiscale a carico della VIDEOLINA s.p.a.. (all.n.12).
Se non si erra, peraltro, con tale atto il Sostituto Procuratore non agiva per le finalità di cui all’art.326 cod.proc.pen., avendo egli espressamente fatto riferimento ad un colloquio con il sig. Comandante del Nucleo Regionale di P.T. della Guardia di Finanza concernente i risultati di una verifica fiscale e chiedendo esplicitamente la trasmissione di copia del verbale di verifica, del processo verbale di constatazione e di altri atti compiuti in occasione di tutti i controlli incrociati (che – si deve arguire – non erano stati trasmessi in precedenza come segnalazione di notizie di reato) in quanto “i fatti accertati nel corso della stessa procedura potrebbero avere rilevanza ai fini della procedura ex art.2409 cod.civ.” e dunque non si vede a quale titolo il dott. PANI avesse richiesto la copia degli atti in questione.
Tra l’altro, in data 17 novembre 1998, la Guardia di Finanza rispondeva al dott. Guido PANI, concludendo che “i dati obiettivi ed i rapporti descritti non sembrano configurare situazioni di irregolarità e quanto meno devono essere definiti formalmente corretti ” definendosi, per la verità in maniera un po’ anomala ma significativa della volontà di ricercare a tutti i costi un qualcosa su cui indagare nei confronti del sottoscritto, ‘spunti investigativi’ le operazioni societarie di natura straordinaria, la posizione creditoria del sottoscritto nei confronti delle società e, infine, la sua posizione con riferimento alle provvidenze concesse all’editoria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (all.n.13).
Ed in effetti è quasi inutile dire che ovviamente il dott. PANI, senza che avesse acquisito una notizia di reato procedeva ugualmente alla sua iscrizione nel registro ex art 335 cpp, e, successivamente, al sequestro penale presso le società, di chiaro contenuto esplorativo.Sempre a proposito della violazione del segreto di ufficio, balzano evidenti altre anomalie e singolari coincidenze.
A seguito del deposito della relazione da parte degli amministratori giudiziali de L’Unione Sarda, si è scoperto che nel breve volgere di tempo, oltre alla Procura della Repubblica e giudici del Tribunale, ne avevano ottenuto la copia giornalisti della RAI (che aveva divulgato la notizia in modo dettagliato) e de La Nuova Sardegna mentre il cronista del quotidiano L’unione Sarda che si era affacciato in cancelleria si era visto negare qualsiasi informazione perché, giustamente, le copie degli atti spettano solo alle parti!
La Nuova Sardegna, però, non ha dovuto fare alcuna trafila burocratica per le cancellerie, visto che la notizia della relazione degli amministratori (datata 26 aprile 1999), verosimilmente depositata il 27 aprile 1999, era stata pubblicata già il giorno 27 aprile 1999 e dunque sicuramente in possesso quantomeno dal giorno precedente (cfr.articolo in all.n.15).
La vicenda merita di essere approfondita, perché nel mentre gli amministratori giudiziari contestano, sul piano della c.d. logica economica, talune scelte imprenditoriali, evidenziandone l’asserita dannosità per le sorti della società, grazie alle divulgazioni di cui si tratta, si è iniziata una grave campagna stampa a carico del sottoscritto e delle sue aziende.
Su L’Espresso del 15 aprile 1999, veniva data notizia di quella che sarebbe stata la conclusione della procedura e, segnatamente, la ingiunzione ad abbattere la ricostituzione del capitale sociale con conseguente ricapitalizzazione della società (all.n.15). Ed anche alla Nuova Sardegna, ma questo è più scontato, non è sembrato vero di pubblicare anticipazioni sulle conclusioni delle relazioni degli amministratori ovviamente enfatizzando le relative conclusioni.
E tutto questo, nell’ambito di una procedura che è stata condotta per stigmatizzare i pericoli che determinate operazioni societarie poste in essere dal sottoscritto (sul merito delle quali non si entra, anche se esse rispondono alla logica di separazione delle attività industriali seguite da tutte le società impegnate nel settore dell’editoria) avrebbero potuto arrecare alla esistenza della società, non può non essere valutato come episodio grave perché la violazione della riservatezza, in una materia così delicata, avrebbe potuto, dall’oggi al domani, creare l’irrigidimento del sistema bancario, portare alla revoca dei fidi bancari e, così, al fallimento della società.
La vicenda da ultimo indicata si reputa importante anzitutto per la commistione tra mass – media e magistratura che ancora una volta si é venuta a determinare. Il modo di esercizio del diritto di cronaca, incessante, unilaterale tendente alla criminalizzazione, ha infatti generato pregiudizi intorno alla persona dello scrivente, che sono difficilmente eliminabili e che sono certamente capaci di distorcere la normale competizione politica.
9. Le ricerche di notizie di reato: dalle confidenze di ex pentiti alle indagini sull’amica di GRAUSO.
É di moda oggi parlare di accanimenti giudiziari e di persecuzioni giudiziarie. Il sottoscritto ha sempre rifuggito dall’idea che la giustizia potesse essere attraversata da interessi obliqui. Un fatto però deve essere richiamato per la gravità inaudita e – ancora un volta – per la coincidenza temporale con le iniziative politiche dallo scrivente assunte.
Per molto tempo il sottoscritto é stato sollecitato da due collaboratori di giustizia (o ex collaboratori) i quali gli chiedevano di poterlo incontrare perché avevano cose scottanti da referirgli.
Lo scrivente, diffidando un po’ della situazione, li fece incontrare da un suo collaboratore. Uno dei due racconta cose veramente ‘agghiaccianti’ accettando di dirle davanti ad una telecamera. Dal racconto di questa persona é emerso che il sostituto procuratore Dott. MARCHETTI, il quale avrebbe tolto o fatto togliere la protezione al pentito, avrebbe organizzato un’operazione per incastrare il sottoscritto facendo coinvolgere in un sequestro di droga, persona vicinissima allo scrivente.
Il tutto – come detto – é videoregistrato e la cassetta é stata trasmessa all’A.G. (la quale possiede – perché fatta sequestrare dallo scrivente – anche la ricevuta di lire 10 milioni dallo stesso dati al confidente). Ma nulla risulta essere stato fatto.
Il sottoscritto é consapevole che si tratta di notizia viscida e come tale da prendere con le molle ma si comprende bene che – se vera – si tratterebbe al contempo di un episodio grandissima portata anche perché esso si salda con un’attività di ricerca di notizie riguardanti il sottoscritto che gli risulta essere stata posta in essere. Sempre in pieno periodo elettorale, la polizia giudiziaria, – non si conosce a che titolo e su delega di chi – ha condotto una serie di ‘interviste’ a persone vicine allo scrivente (amici, amici degli amici e rispettivi parenti). Nell’ambito di tale attività, é stata contattata anche la Sig.na Alessandra MARONGIU la quale ha riferito al sottoscritto di aver vissuto come un’esperienza che difficilmente potrà dimenticare l’atto a cui é stato sottoposto. Il tono ed il tenore delle domande, infatti, le hanno ingenerato la sensazione che gli inquirenti la volessero ‘usare’ come un’ARIOSTO.
10. Il commissariamento de L’UNIONE SARDA.
La vicenda che più d’ogni altro denota quella commistione tra mass media e magistratura ed integra quel meccanismo di pressione impeditivo dell’esercizio dei diritti di libertà di manifestazione del pensiero, dei diritti di libertà economica nonché del libero esercizio dei diritti politici, è quella che ha portato alla apertura di un procedimento ex art.2409 cod.civ. nei confronti della società che ha la titolarità de L’Unione Sarda. Anche in questo caso, vi è una serie di circostanze che dimostrano la strumentalizzazione che tale inchiesta ha subito soprattutto ad opera di certa parte della stampa che anche in questo caso ha operato in stretto contatto con la Procura di Cagliari.
L’iniziativa della procura, infatti, come detto fu immediatamente accompagnata da una serie di articoli nei quali si rappresentano fatti e circostanze ai diretti interessati del tutto sconosciuti, come, ad esempio, la pendenza del procedimento penale per il fallimento della ARBATAX 2000 ed il coinvolgimento, in questo, della persona del sottoscritto.
Anche in questo caso, è da sottolineare il collegamento (del tutto casuale?) di tale iniziativa giudiziaria con l’altra, assunta dal sottoscritto, di dura censura all’operato della giunta regionale della Regione Sardegna che provocò, come detto, la reazione dell’allora On.le PINNA, perché anche il quel caso la materia del contendere aveva ad oggetto proprio la precisa volontà di non far perfezionare l’operazione sia non fornendo i contributi promessi, sia non concedendo l’autorizzazione all’utilizzazione anche della seconda delle due linee di produzione (sia detto per inciso, infatti, che ARBATAX 2000 ottenne l’autorizzazione per l’attivazione di una sola linea di produzione ciò che sostanzialmente comportò una gestione in perdita perché i costi generali anziché ripartirsi su due macchine gravano su una sola).
La vicenda del commissariamento, merita di essere approfondita.
Sono forti. infatti, i segni di un inserimento della vicenda di cui si tratta in un contesto che fa pensare che il corso della procedura di amministrazione giudiziale sia stato piegato per realizzare altri scopi, quali quelli di svolgere controlli sul merito dell’attività imprenditoriale.
Nonostante che l’istituto appaia poco praticato e che, di fatto, ad esserne stati autorevolmente ‘beneficiati’ sono stati i noti imprenditori coinvolti nelle inchieste di ‘tangentopoli’ (se ne è tentata un’applicazione per le società di BERLUSCONI ma come è noto a Milano l’iniziativa, proposta dalla Procura, non fu accolta) e che, anche a Cagliari, a memoria d’uomo, non si ricordino casi di ricorso a tale procedura, attraverso di esso si è praticato un sindacato sulle scelte imprenditoriali dello scrivente, sugli assetti societari che lo stesso ha inteso attribuire alla sua attività con un’inammissibile sostituzione delle scelte dell’imprenditore con quelle imposte dagli amministratori giudiziali sulla base di criteri di valutazione assolutamente opinabili e comunque al di fuori di quelle che sono le finalità della procedura in discorso.
In effetti, gli amministratori hanno chiesto al sottoscritto di procurarsi la provvista finanziaria necessaria per estinguere i mutui de L’Unione Sarda senza che, però, alcun creditore lo avesse mai richiesto e soprattutto senza che le rate degli stessi fossero venute a scadenza.
Si tratta di una decisione assolutamente illegittima, nell’ottica imprenditoriale, perché l’indebitamento è una situazione fisiologica dell’impresa, mentre semmai altri sono gli indici che, al limite, potrebbero essere valutati nell’ambito della procedura ex art.2409 cod.civ. (come quella dell’equilibrio tra i termini di liquidità dei debiti e crediti) sicché la esistenza dei debiti non potrebbe di per sé essere significativa di alcunché. Anche perché se le banche hanno concesso i crediti vuol dire che erano sicure dell’affidabilità della società! E se, nonostante l’assurdità della richiesta il sottoscritto reperì prontamente 42 miliardi per far fronte alle richieste degli amministratori, vuol dire che il suo Gruppo imprenditoriale è solido.
Appare veramente inconsueto che gli Amministratori nominati dal Tribunale si siano addirittura sostituiti in scelte economiche che, tipicamente, sono la più elementare espressione della libertà economica. Secondo i magistrati, un imprenditore non può disporre un assetto dei propri beni aziendali secondo le scelte economiche che egli ritenga più vantaggiose dimenticando che, mai come in questo caso, è la legge di mercato a selezionare gli operatori e che, piaccia o meno ai giudici cagliaritani, il sottoscritto è sulla scena da vari anni e che, anche rispetto alle operazioni contestate, il mercato (quello che conta e, cioè, quello bancario) ha sostenuto le strategie aziendali dello scrivente.
E’ bene, peraltro, far sapere che il sottoscritto ha ceduto, recentemente, L‘Unione Sarda ad un prezzo che si aggira introno ai 100 miliardi!
Sin qui, si potrebbe pensare, che non vi sia nulla di male se non fosse che, sull’argomento, si siano acquisiti elementi a dir poco inquietanti che consentirebbero, se confermati, di attribuire all’intera vicenda subita dallo scrivente, un ben differente significato da quello che, anche a voler pensar male, potrebbe essere ritenuto e, cioè, che la ragione della attivazione della procedura ex art.2409 cod.civ. sarebbe il segno dell’intendimento di piegare la sua scomoda posizione attraverso la riduzione a silenzio dell’organo di stampa attraverso il quale ha esercitato i suoi diritti politici.
L’affermazione potrà sembrare forte se non altro per le finalità che si sono individuate nell’operazione, tuttavia essa si fonda su dati obiettivi.
Già in un articolo apparso su L’Unione Sarda in data 27 aprile 1999 (cfr. rassegna relativa), LIORI aveva collegato l’ispezione giudiziale, anomala, singolare e dalle finalità assolutamente eccentriche, alla iniziativa del sottoscritto di candidarsi alle elezioni regionali che si sono tenute nel giugno dello stesso anno e che sono state precedute da una campagna elettorale che si é preannunziata da subito arroventata e che ha visto le coalizioni di sinistra perdenti concludendo; “e come si può stare zitti davanti alle strane coincidenze tra magistratura e PDS? E per quale motivo gli stessi giudici che hanno attuato questa vendetta spietata contro L’Unione Sarda non indagano altre aziende ”.
In un editoriale pubblicato in tempi non sospetti, in particolare, il LIORI ha equiparato la procedura ex art.2409 cod.civ. ad un vero e proprio ‘sequestro di persone a scopo di estorsione’.
La ragione di tale duro giudizio, sta nel modo in cui, ancora una volta, la vicenda giudiziaria si è svolta. Essa, infatti, è stata contrassegnata da una serie di anomalie.
Va precisato che i rami dell’azienda de L’Unione Sarda erano, infatti, stati fatti oggetto – in omaggio a principi di razionalizzazione aziendale universalmente riconosciuti – di un’operazione di spin off. Come praticato dalle principali società editoriali italiane si era proceduto a separare le varie attività concentrandole in autonome persone giuridiche.
Orbene, sin dall’inizio della procedura, gli amministratori giudiziari, accanto alle richieste di capitalizzazione, hanno indotto il sottoscritto, che sul momento non riusciva a farsene una ragione, a procedere al riaccorpamento dei singoli rami d’azienda.
A sollecitare tale soluzione ci si era messo anche il magistrato che stava conducendo le indagini.
L’avv. DELOGU, del foro di Cagliari, che assistette il sottoscritto, in questa fase iniziale dell’operazione quando ancora si stava trattando del modo per uscire dalla situazione ebbe un colloquio con il pubblico ministero che attivò la procedura, il dott. PIANA, con il quale, almeno a dire dell’Avv. DELOGU (ma non vi sono elementi per dubitare di ciò) intercorrevano ottimi e risalenti rapporti di amicizia. Il magistrato, in questione, in nome dell’amicizia con il legale, suggerì spassionatamente all’Avv. DELOGU di consigliare al sottoscritto che sarebbe stata buona cosa riaccorpare i rami dell’azienda de L’Unione Sarda. Nello stesso contesto, il Dott. PIANA, disse all’Avv. DELOGU che sarebbe stato sufficiente immettere nella società 2/3 miliardi, per chiudere la procedura.
In effetti, credendo al consiglio che il dott. PIANA, per il tramite dell’avv. DELOGU, gli aveva fatto pervenire, il sottoscritto attuò il riaccorpamento ma, a questo punto, anziché attenuarsi, la pressione esercitata su di lui é aumentata iniziando un autentico stillicidio.
Orbene, dopo che il sottoscritto, credendo di chiudere effettivamente ogni cosa, decise di seguire il consiglio che gli era stato formulato, l’impegno finanziario inizialmente stabilito in pochi miliardi, fu subito quantificato in misure via via superiori. In più fasi, i miliardi diventarono una decina, poi furono definitivamente quantificati, dopo successivi aggiustamenti verso l’alto che il sottoscritto si è sempre dichiarato disposto a sostenere, in 42 miliardi e 900 milioni di lire.
Il vero è che sin da dicembre 1998, e cioè 4/5 mesi prima del deposito della relazione, gli amministratori giudiziali, prima ancora di aver visto i documenti contabili, avevano anticipato che l’ammontare della ricapitalizzazione non era inferiore a 40 miliardi.
L’operazione, sembra ben congeniata per far sì che il sottoscritto accettasse di riaccorpare i rami di azienda e, poi, restasse costretto, incalzato dalle successive richieste ricapitalizzazione, a fargli cedere l’intero compendio.
Non solo, il pubblico ministero – il Dott. PIANA – ed il Presidente del Tribunale di Cagliari – il Dott. PISOTTI – erano stati visti a cena insieme in un noto ristorante locale (LO SCOGLIO) da un operatore televisivo di VIDEOLINE srl il quale quella sera si trovava a cena per festeggiare una ricorrenza con una telecamera. Accortisi della inaspettata coincidenza, l’operatore fu dapprima ‘invitato’ a non fare riprese che potessero coinvolgere il tavolo dei magistrati e all’uscita dal locale fu fatto oggetto di ‘perquisizione’ evidentemente perché non si voleva che quell’incontro potesse essere documentato. Ora, se tutto rientrasse nella normalità, perché tanta ‘cautela’?
Ma sono stati gli accadimenti successivi a dare l’idea di una serie di anomalie.
Proprio al sorgere di tale iniziativa giudiziaria, il sottoscritto ebbe precisi messaggi in ordine al fatto che l’operazione 2409 era volta a sottrargli il giornale e le TV, ciò che avrebbe annullato, ovviamente, le ambizioni politiche dello scrivente.
Tale chiave di lettura è rafforzata dal contenuto di un colloquio avuto dal sottoscritto con l’allora presidente del CDA de L’Unione Sarda, dott. Giorgio RIBOLINI, ed il principale distributori di carta stampata della Sardegmna il dott. CAMPONOVO, i quali gli riferirono che il contenuto di un colloquio avuto con l’On.le Emanuele SANNA leader dei DS isolani, il quale, a sua volta, gli confidò che ove il sottoscritto avesse ceduto la testata al gruppo da lui indicato i suoi guai giudiziari sarebbero cessati (all.n.16).
Si tratta di circostanza che sono significative non soltanto di quel collegamento tra magistratura e interessi politici, di cui si aveva avuto il sospetto, ma altresì dell’esistenza di un ambiente fortemente ostile allo scrivente perché dimostra che le iniziative giudiziarie che sono state assunte nei suoi confronti, avrebbero lo scopo di costringerlo a dismettere la testata cioè lo strumento attraverso il quale – lo si ribadisce- esercita i suoi diritti costituzionalmente protetti.
E tali rilievi si saldano con un dato obiettivo costituito dal fatto che tutte le operazioni, giudiziarie e non, sono avvenute in pieno periodo di campagna elettorale, allorquando cioè, il Nuovo Movimento si ‘lanciava’ per la prima volta nella contesa politica. Il sottoscritto – é bene sottolinearlo – ha condotto la sua campagna elettorale sotto commissariamento ciò che ha comportato la sospensione imposta dai commissari, dei contratti di consulenza in essere con L’Unione Sarda e le altre società del Gruppo.
A tale riguardo, il sottoscritto si permette anche fornire un altro dato che può essere utile per verificare la attendibilità della sua tesi sulla quale demanda all’A.G. in indirizzo tutti gli approfondimenti del caso.
Stante la pressione su di lui esercitata, il sottoscritto ha compreso di dover cedere L’Unione Sarda.
Il nuovo proprietario, come primo atto, ha posto in essere operazioni finanziarie che hanno – di fatto – comportato una distribuzione di liquidità per 15 miliardi, a dimostrazione quindi del fatto, ove ve ne fosse stato bisogno, che la misura della richiesta capitalizzazione era eccessiva, e la realizzazione di quella separazione di rami d’azienda editoriali. Dunque, una situazione simile, se non identica, a quella che aveva dato luogo alla procedura di commissariamento senza che succeda (giustamente) nulla! (in all.n.17, si vedano i certificati delle camere di commercio).
Ma allora, la procedura ex art.2409 cod.civ., instaurata allorquando il sottoscritto era interessato a L’Unione Sarda proprio nel momento in cui egli esercitava i suoi diritti politici, è il segno di dell’intendimento di piegare la sua scomoda resistenza e la voce del quotidiano a lui facente capo, secondo, peraltro quelle che sono state le clamorose confidenze a lui fatte pervenire dalle persone di cui si è detto sopra?
11. Le reazioni del ‘mondo politico’.
A dimostrazione della gravità degli accadimenti e della idoneità a porsi come di situazione di pressione capace di condizionare pesantemente l’esercizio dei diritti politici, occorre evidenziare che il caso de L’Unione Sarda è stato preso in considerazione da una durissima interrogazione parlamentare, sottoscritta dall’ex sottosegretario alla Giustizia e deputato di Cagliari, On.le Gianfranco ANEDDA, e recepita da tutto il Gruppo parlamentare di Forza Italia (primi firmatari, Filippo MANCUSO, Marco TARADASH e Beppe PISANU), presentata al Ministro della Giustizia, Oliviero DILIBERTO, con la quale è stata smontata pezzo a pezzo la ordinanza del Tribunale di Cagliari che aveva disposto la nomina degli amministratori giudiziali, fu denunziata la natura politica della iniziativa con la quale si tende ad “imbavagliare la stampa ” facente capo ad un editore politicamente non allineato con la maggioranza che governa la Regione concludendo che la decisione del Tribunale con la quale era stata disposta la procedura ex art.2409 cod.civ. “pare inquadrarsi nella condizione d’irrequietezza che agita gi uffici giudiziari cagliaritani” e, di conseguenza, sulla opportunità di procedere ad una completa indagine sulla condizione degli uffici giudiziari di Cagliari.
Insomma, il sospetto che il comportamento della Procura sia fortemente condizionato da una finalità politica, come il sottoscritto ha pubblicamente denunziato, ovviamente assumendosene le responsabilità, in occasione della vicenda da ultimo ricordata allorquando ebbe a dire, nel corso di una intervista pubblicata il 16 dicembre 1998 su L’Unione Sarda che “il comportamento della Procura suscita il dubbio che il caso non sia affrontato in una prospettiva giuridica ma politica”, non è solo frutto di un delirio persecutorio.
12. Le inchieste giornalistiche sulle ‘magagne’ della Giunta PALOMBA non raccolte dalla Procura.
Soprattutto, L’Unione Sarda ha effettuato varie inchieste giornalistiche stigmatizzando il comportamento così rigoroso e discutibile nei confronti del predetto quotidiano, mentre altre realtà imprenditoriali, come quelle facenti capo all’EMSA, che presentano bilanci in rosso e forti indebitamenti, non sono neppure mai stati attinte da alcuna forma di controllo ed anche al riguardo, si può segnalare una singolare coincidenza costituita dalla appartenenza dei loro dirigenti all’area pidiessina.
Tale vicenda è istruttiva.
L’Unione Sarda nelle edizioni del 12 e 13 novembre 1998 aveva riassunto gli accadimenti di tale ente, sorto nel 1968 e divenuto, nel corso degli anni, un carrozzone politico che ha dilapidato centinaia e centinaia di miliardi erogati dalle varie Giunte di sinistra che si sono succedute nella regione. Con articoli a firma di Lucio SALIS vengono elencate l’inquietante numero di società facenti capo all’EMSA tenute in vita con soldi pubblici.
Nonostante la situazione patrimoniale dell’EMSA al 13 giugno 1997 evidenziasse perdite complessive per 93 miliardi, mai a nessuno è venuto in mente di fare anche un solo accertamento. Eppure si tratta di soldi dello Stato!
Spontaneo chiedersi, come fa il giornalista: Ma la legge è uguale per tutti? “la procura della Repubblica di Cagliari ha notificato qualche tempo fa l’avvio di una nuova procedura ex art.2409 a L’Unione Sarda per una operazione di ingegneria societaria. Nessuno aveva chiesto nulla: né creditori, né soci, né amministratori. La pubblica accusa ha agito per proprio conto. Se la legge è uguale per tutti, vogliamo sapere per quale motivo non ha iniziato ancora la stessa procedura nei confronti delle aziende regionali. Veri e propri carrozzoni mangiamiliardi, utili solo per assunzione consulenze clientelari. Noi abbiamo iniziato questa inchiesta: il popolo valuterà”.
Si trattava, più che di una provocazione, di una denunzia mai raccolta dalla procura (all.n.18) la quale é stata nuovamente ed ufficialmente invitata, non più tardi di due mesi, dal sottoscritto, il quale si é presentato– in qualità di consigliere Regionale – al Dott. PIANA a perseguire tali situazioni.
13. Gli accertamenti.
L’A.G. in indirizzo ha, dunque, il compito di accertare la esistenza del collegamento tra le iniziative politiche del sottoscritto, le minacce dell’On.le PALOMBA e l’operato dei magistrati come del resto è stato evidenziato dal LIORI.
Costui ha duramente criticato in uno con la ispirazione pidiessina della iniziativa, le iniziative adottate contro il sottoscritto: “i giudici […] hanno chiesto a GRAUSO di estinguere tutti i mutui de L’Unione Sarda senza che nessuno lo chiedesse, naturalmente. Si è trattato di un colpo di genio della magistratura che, quando ne ha voglia, indossa i panni di dell’esperta in economia aziendale. Fatto questo per un’azienda sana, su un giornale, domani verranno a casa vostra e diranno: caro sig. PUDDU lei guadagna due milioni al mese e ogni mese deve pagarne 600 mila per il mutuo di 70 milioni contratto per comprare la casa in cooperativa. Per noi i debiti sono troppi e quindi povero impiegato deve estinguere nel giro di quindici giorni il mutuo perché altrimenti gli pignoriamo la casa”. Conclude, a tal riguardo, il direttore “con questi metodi, la magistratura cagliaritana ha distribuito decine di anni di prigione a uomini innocenti senza che nessuno potesse neppure aprire bocca ” ed ancora “a GRAUSO faccio una proposta[…]: poiché il problema principale sono i e ciò che scrivo, mi licenzi oggi stesso, regalandomi magari il 10% della somma che dovrebbe spendere per ricapitalizzare L’Unione Sarda. IL cdr de L’Unione Sarda sarebbe felice e accetterebbe anche una decurtazione dello stipendio, il PDS imporrebbe ai magistrati di rimangiarsi la richiesta di ricapitalizzazione e io, con i 4 miliardi e 200 milioni, fuggirei alle Bahamas con mia figlia stando pancia all’aria tutto il giorno. Lasci perdere tutto il resto, non combatta, non faccia inutili battaglie: è inutile fare guerre contro questo regime mafioso imposto dal PDS e magistratura perché chi tocca i fili muore.”
La interpretazione dei fatti nel senso proposto, che cioè tutte le iniziative poste in essere contro il sottoscritto costituiscano una reazione all’atteggiamento dello scrivente, è stata pubblicamente avanzata dal LIORI, in un articolo apparso su L’Unione Sarda, l’indomani della prima sonora condanna senza condizionale per diffamazione a mezzo stampa, nel rivendicare la sua libertà di manifestare il pensiero, magari anche dal carcere, nonostante la diversa intenzione dei giudici aveva scritto: “ lo aveva d’altronde sperato il PDS: spezzeremo i denti a GRAUSO. E organizzarono, grazie all’aiuto dei loro amici magistrati un vero e proprio complotto teso a delegittimarci, a insultarci, ad arrestarci portandoci via il giornale e, perché no, la nostra stessa libertà personale” così esplicitando quel collegamento tra magistratura, interessi economici e politici del PDS.
Sempre LIORI, su un articolo del 27 aprile 1999 scriveva che “GRAUSO (e L’Unione Sarda) paga il dazio a una magistratura che ha indagato, deriso, aggredito e umiliato davanti all’Italia intera. E la vendetta è arrivata immediatamente”.
PER QUANTO PRECEDE
Il sottoscritto come sopra generalizzato, tanto espone affinché l’A.G. in indirizzo, espletati i seguenti accertamenti:
1. accertamento della data di iscrizione della notizia di reato relativamente alla asserita attività di intercettazione abusiva posta in essere dal sottoscritto;
2. accertamento della data di iscrizione della notizia di reato relativamente ai reati di falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti;
3. audizione dell’avv. DELOGU in ordine al contenuto dei suoi colloqui con il dott. PIANA;
4. audizione della sig.na Alessandra MARONGIU con riferimento al tipo di domande a lei rivolte dalla polizia giudiziaria che la interrogava sul conto del sottoscritto.
5. acquisizione delle dichiarazioni del dott. Giorgio RIBOLINI ed on.le SANNA in ordine alla circostanza per la quale se il sottoscritto avesse ceduto le società editoriali, dopo averle riaccorpate, i suoi problemi giudiziari sarebbero terminati;
valuti se nei fatti esposti ricorrano gli estremi del reato.
Chiede di essere informato in caso di proroga termini o di richiesta di archiviazione.
Con osservanza.
Nicola Grauso
Si allegano:
1. Fascicolo vicenda ARBATAX 2000
2. Articolo riportante la dichiarazione dell’On.le PINNA
3. Rassegna Stampa articoli de La Nuova Sardegna.
4. Rassegna stampa de L’Unione Sarda.
5. Fascicolo vicenda processo ALIQUO’.
6. Fascicolo procedimento per favoreggiamento a carico di LIORI.
7. Sentenza 23 giugno 1999.
8. Fascicolo PALOMBA
9. sentenza n. 309 emessa dal Tribunale di Cagliari – II sezione penale in data 21 giugno 1999;
10. Articolo 14 ottobre 1998 su La Nuova Sardegna
11. Decreto sequestro ed informazione garanzia per art.2621 cod.civ. ed art.4 L.516/82.
12. Lettera PM a Guardia di Finanza.
13. Relazione Guardia di Finanza.
14. Fascicolo relativo alla procedura ex 2409 cod.civ..
15. Articolo de L’Espresso su relazione degli Amm.ri Giudiziali.
16. Stralcio conversazione con RIBOLINI e CAMPONOVO
17. Certificati della camera di commercio
18. Articoli su EMSA.
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |