ESPOSTO CONTRO LE FUGHE DI NOTIZIE SUL CASO LOMBARDINI

ILL.MO SIGNOR PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
C/O LA PRETURA PENALE DI CALTANISETTA

Il sottoscritto Nocola Grauso, nato a Cagliari il 23/4/1949 e residente in Milano, via Bigli 16, si onora esporre alla S.V. Ill.mo quanto segue.
PREMESSO CHE:
1)L’esponente riveste la qualità di indagato di reato in relazione al procedimento penale n.232/98 pendente in fase di indagini preliminari nanti la Procura della Repubblica c/o il Tribunale Penale di Palermo.
2)Com’è noto, nell’ambito dello svolgimento di tali indagini, in data 11.8.1998 ben 5 pubblici ministeri in forza presso la riferita Procura, si recarono a Cagliari per procedere all’interrogatorio dell’indagato dott. Luigi Lombardini.
3) Il dott. Luigi Lombardini fu interrogato e successivamente, come è tristemente noto, nella fase prodromica allo svolgimento di una perquisizione domiciliare disposta sul momento dai pm della Procura di Palermo, si tolse la vita.
4) I pm presso la Procura di Palermo hanno disposto il sequestro di materiale documentale rinvenuto nell’ufficio del dott. Lombardini, che, a quanto si è appreso dagli organi di informazione, è stato disposto in alcune casse che, dopo essere state sigillate,sarebbero state inviate alla Procura di Palermo.
5) Il verbale di interrogatorio del dottor Lombardini non fu dato in copia al suo difensore avv. Luigi Concas, come dallo stesso più volte pubblicamente dichiarato.

6)Orbene: a decorrere dal 12/8/98, sistematicamente, gli organi d’informazione /vedi rassegna stampa allegata) e in particolare i quotidiani “LA Repubblica” e il “Corriere della Sera” hanno iniziato a pubblicare il contenuto di documenti e di atti relativi alla documentazione sequestrata presso l’ufficio del dott. Lombardini.
7) In particolare, nell’edizione del 17/8/1998 “La Repubblica” pubblicava a firma di Francesco Viviano stralci del verbale di interrogatorio del dott. Luigi Lombardini.
8) Non solo ma “Il Corriere della Sera” nell’edizione del 20/8/1998 (pag.2) a firma Carlo Bonini e “La Repubblica” nell’edizione del 21/8 (pag.11) pubblicavano ulteriori notizie su atti raccolti dai p.m. di Palermo in ordine all’interessamento che l’esponente avrebbe avuto in relazione al sequestro Sgarella.
Orbene, poiché nei casi citati la pubblicazione dei contenuti di atti e documenti relativi al procedimento penale de quo è avvenuta ben prima che gli stessi fossero inviati al Csm, e poichè tale contenuto non era conosciuto (quanto ai documenti sequestrati) neanche il difensore del Lombardini, che, tra l’altro, non era in possesso di alcuna copia del verbale di interrogatorio dello stesso, risulta assolutamente evidente che i responsabili di tale diffusione di notizie non possono individuarsi se non tra coloro che fanno parte degli uffici della Procura palermitana che svolse le indagini in quei giorni.
L’esponente non è in grado di indicare se tali soggetti furono semplici addetti agli uffici ovvero i magistrati, che pure, nel caso del verbale di interrogatorio del Lombardini, hanno contestato la veridicità di quello pubblicato da “ La Repubblica”. Di certo tale accertamento si impone per stabilire quanto realmente accaduto.
In realtà le possibilità sono due.
O i giornali hanno pubblicato notizie false, che per la loro gravità, turbando l’ordine pubblico, potrebbero integrare il reato di cui all’art. 656 c.p, ovvero se le notizie sono vere e riportano il contenuto di atti e documenti del processo di cui era vietata la pubblicazione, allora responsabili hanno commesso il reato di cui all’art.684 c.p.
È chiaro che ove la S.V. accertasse la configurabilità di tale ultima ipotesi, allora si imporrebbe l’approfondimento dei motivi che indussero i responsabili a compiere tali atti. Posto che, a seconda degli autori come individuati, potrebbero ipotizzarsi altre e più gravi figure di reato.
Si fa presente infine che la pioggia di notizie e indiscrezioni sullo svolgimento delle indagini iniziata nel periodo immediatamente successivo al suicidio del dott. Lombardini e proseguita nei giorni successivi all’invio delle relazioni al Ministro delle Giustizia e al Csm, continua tutt’oggi, spesso con riferimento a circostanze ed elementi d’indagine non riconducibili agli atti inviati dal pool di Palermo ai predetti organi.
Tutto ciò premesso, l’esponente
CHIEDE
Che la S.V. accerti preliminarmente la veridicità delle notizie pubblicate dal 12/8/1998 al 21/8/1998 dai quotidiani compresi nella rassegna stampa allegata e in particolare da “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” e quindi della loro conformità agli atti e documenti del proc.pen. n.232/98 pendente presso la Procura palermitana, a tal fine acquisendo le copie dei giornali e dei relativi atti da detto procedimento penale
CHIEDE
Quindi, che ove venisse accertata tale veridicità, previa identificazione degli autori della diffusione delle notizie, li si persegua per il reato di cui all’art.684 c.p.
CHIEDE
Inoltre che, ove le notizie si rivelassero false, si perseguano i diffusori delle stesse per il reato di cui all’art. 656 c.p., ove ritenuto configurabile nel caso di specie
CHIEDE
Di essere informato dello sviluppo del procedimento o, in specie, di eventuali richieste di archiviazione.