Che Emanuele Sanna non sia certo una persona adusa ad agire con la massima trasparenza, e che sia invece un vero e proprio reuccio del complotto da corridoio lo sapevamo e risapevamo da parecchio tempo, visto l’elevato numero di militanti ed ex militanti del PCI/PDS/DS, parliamo di gente onesta e lavoratrice estranea agli oscuri affari delle Cooperative rosse e parimenti ad inciuci con Magistratura Democratica, che di lui ne hanno sempre dette di tutti i colori, dal numero un po’ troppo elevato di gente del partito che dall’oggi al domani entrava stranamente, a fare gli infermieri, all’ospedale Brotzu alla sospetta affiliazione alla Massoneria (per carità, noi non abbiamo niente in contrario, ma ci pare che lo statuto del PDS lo vietasse), voce che, nonostante le smentite di Armandino Corona (e sappiamo quanto certe smentite siano in realtà delle conferme), ci è stata fondatamente confermata da fonte assolutamente autorevole e diretta, che rimanda ai tempi in cui il pediatra di Samugheo era solo un giovane medico qualunque e non faceva neppure politica.
Ma una cosa sono queste voci, sottolineiamo voci, e un altro paio di maniche è se un PM, pur accanitamente innocentista (almeno nei confronti di Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti) come la dottoressa Marzia Sabella della Procura di Palermo, definisce come “niente affatto cristallina” una vicenda di cui Emanuele Sanna è protagonista principale, ossia quella di come costui si sia adoperato per convincere (o costringere) Nicola Grauso a cedere L’UNIONE SARDA esposta alla spada di Damocle del “controllo giudiziario” ex art. 2409 del Codice Civile richiesto dal suo amico Piana (Sanna ha detto, anche al PM, di non frequentare magistrati, ma noi ci crediamo poco, e abbiamo fondati motivi per dirlo …) in sodalizio col PM ANTIGRAUSO Guido Pani dai segreti d’ufficio prima da Mauro Lissia che in cancelleria, e attivato dal Tribunale civile formato dal comunista Pisotti e dall’incompatibile Amato (confermato in appello da un collegio in cui c’era sicuramente Enrico Dessì, sodale di altro boss del PDS, Andrea Raggio, in una nota fondazione politico-culturale, e forse la Corradini).
Riserviamo a dopo i commenti e vi offriamo la fonte diretta, ossia le considerazioni del PM, tratte dalle pagine 58-60 della sua richiesta di archiviazione (il confronto a cui si fa riferimento è avvenuto tra Emanuele Sanna, Giorgio Ribolini, già amministratore de L’UNIONE SARDA, e l’imprenditore CAMPONOVO):
| Come si vede, all’esito del confronto l’ipotesi che originariamente era stata prospettata dall’esponente (cioè la proposta di SANNA di acquistare il giornale per pochi miliardi a fronte di un valore reale di gran lunga superiore, ma garantendo in cambio l’esito favorevole dei procedimenti penali e civili a carico del GRAUSO) non ha trovato conferma. E, invero, mentre il SANNA ha finito con l’affermare che la quantificazione di pochi miliardi riguardava la nascita di un giornale locale e non l’acquisto de ‘L’Unione Sarda’, così come l’accenno alla cessazione dei guai giudiziari del GRAUSO riguardava l’accollo dei debiti da parte del compratore e il fisiologico venir meno dei motivi di tensione attorno alle vicende del giornale, il CAMPONOVO non ha comunque confermato l’ipotesi accusatoria, e, a sua volta, il RIBOLINI alla fine ha dichiarato di avere soltanto interpretato nei termini prima riferiti le affermazioni del SANNA. Tuttavia, la vicenda non appare di certo cristallina essendo quantomeno sospetto già il fatto che i tre mai, prima del confronto, avevano accennato alla nascita del giornale locale come ipotesi diversa dell’acquisto de ‘L’Unione Sarda’, così come poco rassicurante appare la circostanza che tanto il CAMPONOVO che il RIBOLINI, nel corso delle sommarie informazioni, si erano determinati a riferire in maniera più approfondita le dichiarazioni apprese dal SANNA solo in seguito alla contestazione delle registrazioni prodotte dal GRAUSO; e anzi il CAMPONOVO aveva detto al GRAUSO, in una conversazione pure registrata dell’editore, che avrebbe negato le confidenze fattegli in precedenza. Ma soprattutto poco convincenti appaiono le dichiarazioni rese dal SANNA sia in sede di sommarie informazioni che di confronto. Infatti, se è vero che egli era il portavoce di piccoli imprenditori locali interessati a fondare un piccolo giornale locale, non è ben chiaro per quale ragione ebbe allora a scomodare tanto il CAMPONOVO che il RIBOLINI, inseriti nel circuito della grande stampa, né come, con tale nascente “giornalino”, si potesse raggiungere la finalità sottostante alla sua fondazione e cioè l’abbattimento della supremazia de ‘L’Unione Sarda’. Inoltre, le dichiarazioni del SANNA si sono rivelate, a dir poco, incoerenti circa la circostanza della cessazione dei guai giudiziari del GRAUSO. Invero, in sede di sommarie informazioni, egli ha sostenuto che, al massimo, aveva potuto banalmente affermare che l’editore, liberandosi del suo principale strumento di attacco alla magistratura, non avrebbe più avuto i mezzi che gli creavano inimicizie. Poi in sede di confronto, a fronte delle diverse versioni del RIBOLINI e del CAMPONOVO, ha ammesso invece che aveva accennato al fisiologico accollo delle pendenze de ‘L’Unione Sarda’ da parte del nuovo possibile acquirente. |
Che ne dite?
Secondo noi, il tutto è assolutamente inquietante, e dubitiamo forte che, quando Emanuele Sanna accennò alla prospettiva di accollo delle pendenze giudiziarie de L’UNIONE SARDA, posto che non vi era alcuno stato di insolvenza ufficializzato della società editrice del quotidiano bensì lo stesso era stato letteralmente inventato da Piana&Pani sulla base di discutibili criteri contabili, si riferisse semplicemente alle querele per diffamazione che proprio i suoi compagni del PDS avevano in gran parte concorso a proporre per mettere a tacere Antonangelo Liori … anche un cieco vedrebbe, e ci spiace che non lo veda il PM, che vi era un riferimento manifesto all’iniziativa ex art. 2409 del codice civile e alla sbandierata possibilità, da parte di Sanna, di dire a Piana&Pani&Pisotti di chiudere la procedura.
D’altro canto, caro Emanuele Sanna, ti crediamo poco quando vuoi darci a bere che non hai relazioni coi magistrati del Palazzo delle Incompatibilità; forse come hai detto tu, non ci sarai mai andato a mangiare la pizza (bella forza: lo sanno tutto che Piana e Pisotti preferiscono “Lo Scoglio”), ma non crediamo proprio che, come segretario regionale del PDS, solo tu sia rimasto vergine di relazioni particolari coi magistrati vicini al tuo colore politico, dato che:
1) Mauro Mura e Fiorella Pilato erano, fin dagli anni ’70, assidui frequentatori della storica sezione “Lenin” del PCI, che si trovava a Cagliari in via Leopardi, e che per inciso è stata assiduamente frequentata anche da odierni cronisti de LA NUOVA SARDEGNA;
2) Enrico Dessì, a lungo presidente la sezione sarda dell’Associazione Nazionale Magistrati e coordinatore di Magistratura Democratica, fa parte del direttivo della “Fondazione Luca Raggio”, fondazione politico culturale di sinistra animata dal potente esponente del PDS Andrea Raggio, nume tutelare delle Cooperative rosse, così come di quella fondazione fa parte Antonio Volpi, ex segretario della sezione Lenin e marito di Assunta Brizio, giudice della Corte d’Appello, naturalmente di Magistratura Democratica;
3) Paolo De Angelis risulterebbe intrattenere rapporti di amicizia e frequentazione con persone legate ai vertici delle Cooperative rosse di Cagliari, che non risulta, a onor del vero, l’abbiano influenzato nell’esercizio delle sue funzioni;
4) Il giudice Claudio Gatti, prima di fare il magistrato, è stato per anni amministratore di altra Cooperativa rossa, la Cooperativa “Rinascita” di Mulinu Becciu, guidata da Ignazio Congiu, consigliere DS alla Provincia di Cagliari;
5) I giudici Alessandro Lener, Francesco Sette, Michele Jacono, Antonio Porcella (presidente del Tribunale) e ancora Enrico Dessì, negli anni ’70 furono schedati dai servizi segreti per la loro organicità al PCI;
6) Secondo una fonte attendibile, la nomina di Carlo Piana, ritenuto all’epoca (e forse tuttora) di area PDS, a Procuratore presso il Tribunale invece di Luigi Lombardini fu decisa dai vertici regionali del PDS, e consacrata, pare, da una riunione riservata che si sarebbe tenuta nel maggio 1997 a Cagliari nella sede del PDS di via Emilia alla presenza di autorevolissimi personaggi quali il senatore Guido Calvi, vicinissimo a Massimo D’Alema del quale era pure difensore di fiducia, forse l’ex deputato e sindaco di Novara Giovanni Correnti, padre della riforma della custodia cautelare del 1995, l’immancabile Francesco Macis (che peraltro aveva buoni rapporti con Lombardini) e, forse, anche qualche magistrato di area.
E allora, dottoressa Sabella, non trova che ci sia una situazione fortemente sospetta? Qui non siamo in presenza né di coincidenze, né di semplici affinità culturali, ma di una vera e propria cellula DS di magistrati che si è incuneata nel Palazzaccio di Piazza Repubblica, conquistandolo e spadroneggiandovi, intenta, piuttosto che a proporre o ad attuare qualcosa di positivo (che ci dice sullo stato penoso della giustizia civile nel circondario, presidente Porcella?), a liberarsi con ogni mezzo, meglio se subdolo e scorretto, degli avversari interni ed esterni.
Emanuele Sanna, con Federico Palomba (uno che come giudice minorile era il non plus ultra, e facendo politica si è rovinato la reputazione) era il rappresentante della stagione più triste e misera della politica sarda che, non avendo idee che non fossero il bieco clientelismo, ha ceduto il compito di indirizzare la società civile a certa magistratura, che se ne è ampiamente approfittata arrogandosi addirittura il diritto di modificare gli assetti dell’informazione in Sardegna; quando finalmente, dopo la bruciante sconfitta del centrosinistra alle elezioni provinciali del 2000, si dimise, anche se non siamo elettori del PDS, giubilammo sinceramente, perché si tratta comunque di un grande partito, erede di una tradizione più che rispettabile, che non esprime certo solo faccendieri e mestatori e che merita di essere ben guidato.
Ora però, sinceramente, le dimissioni di Emanuele Sanna (che sarebbe auspicabile se ne andasse anche dal Consiglio Regionale) non ci bastano più: lo vogliamo vedere in Tribunale. E che almeno in quella sede dica la verità, e che la faccia finita con la storiella che lui non frequenta magistrati.
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