Il “caso Orune”, col fatto inaudito di Carabinieri costretti da una folla inferocita e con l’anomala mediazione del sindaco comunista del paese a rimangiarsi l’arresto di due facinorosi che era stato già comunicato alla magistratura, fatto per cui, pare, lo zelante procuratore di Nuoro, il siciliano Roberto Saieva (anche lui, come Caselli, nominato al posto di un collega ben più anziano in nome delle solite squallide logiche politiche del CSM) procederà per omissione di atti di ufficio nei confronti degli stessi Carabinieri, costituisce solo l’ultima avvisaglia del gravissimo stato di malessere in cui le periferie per eccellenza di questa nostra isola, la Barbagia e l’Ogliastra, versano da diversi anni; stato di malessere di cui sono sintomatici: enorme incremento delle rapine alle banche e agli uffici postali, sequestri di persona non denunciati (si dice … ma anche Tito Melis l’aveva raccomandato), sequestri lampo, innumerevoli attentati incendiari e dinamitardi, anche sacrileghi come quello di domenica scorsa alla chiesetta del Monte Ortobene a Nuoro, truculenti e numerosi omicidi che non risparmiano neanche preti e disabili.
L’aveva detto, quel misterioso e ovviamente anonimo agente del Sisde che quasi quattro anni fa si era fatto intervistare dalla NUOVA SARDEGNA, l’aveva preannunciato che, morto Luigi Lombardini e venuta meno l’ipotetica struttura con cui era fissato Caselli che questi avrebbe costituito, gli stati maggiori della criminalità nuorese, che Lombardini e il suo “giro” in qualche modo tenevano a freno, si sarebbero scatenati.
Ma al di là di questo teorema, che purtroppo viene oggi riscontrato dai fatti tanto da dover far ancora una volta capire ai nemici di Lombardini quanto lui fosse indispensabile e quanto essi siano solo inutili e dannosi come le zanzare, rimane il dato storico della costante assenza da parte dello Stato italiano di risposte che non siano quelle meramente repressive, quali far pullulare vanamente le città e i paesi del Nuorese di poliziotti e carabinieri che spesso neppure conoscono il territorio, alle strutturali condizioni di disagio in cui versano queste terre, condannate dalla natura ingrata del territorio, dai fantasmi dell’industrializzazione mancata e dall’insufficienza del solo turismo a colmare i buchi di un’economia poliomielitica, a vivere di una pastorizia povera, di sussistenza, in una condizione che non lascia prospettive e da poche alternative alla routine delle sbronze di birra al bar.
Oggi viviamo una fase di apparente stasi rispetto alla perpetrazione di sequestri di persona (a meno che, e ci auguriamo sinceramente di no perché sarebbe la sconfitta di uno Stato che, per quanto spesso sleale, personalmente non vorremmo abbattere, non ve ne siano di non denunciati secondo il primo comandamento del profeta Tito), ma è chiaro che, una volta che verranno superate le perplessità della malavita barbaricina e ogliastrina sugli effetti (deleteri per gli ostaggi, ma rischiosi anche per i banditi) della legge sul blocco dei beni, sul timore di essere acciuffati e quindi di beccare una pena severa, forse troppo, il rischio che i sequestri riprendano è scontato, dato che, seppur Lombardini insegnasse che disparate possano essere le motivazioni a commettere un sequestro di persona (tra cui la mera finalità di vendetta contro la famiglia dell’ostaggio o l’intenzione di un colletto bianco di migliorare i bilanci della propria ditta, cosa che forse è avvenuta anche nel sequestro di Silvia Melis anche se per ora non possiamo dire di più …), è certo che la voglia di piccoli pastori e servi pastori di uscire da una condizione ai limiti della disumanità è un notevole incentivo, anche per individui basilarmente onesti, a trasformarsi in ladri di uomini.
Ovviamente, ci auguriamo che questa ripresa dei sequestri non ci sia mai, ma ogni facile ottimismo deve essere smorzato dai dati statistici che ci ricordano che ci sono stati altri periodi pluriennali senza sequestri, dopo i quali l’Anonima era tornata a scatenarsi più feroce che mai, e se, Dio non voglia, l’Anonima tornerà in campo, allora si che ne vedremo delle belle.
Cosa succederà senza Luigi Lombardini, al quale si è preferito contestare il mancato rispetto della formale competenza di magistrati e inquirenti incompetenti piuttosto che fare tesoro della sua esperienza? Senza Luigi Lombardini, che a colpo sicuro sapeva individuare il paese dal quale originavano i banditi, quasi sempre il luogo ove l’ostaggio era tenuto prigioniero, e come nessun altro sapeva come intavolare coi banditi una trattativa seria e come condurre le indagini senza mettere a repentaglio la vita dell’ostaggio? Vedremo ancora ostaggi che, dopo quasi un anno di prigionia, si sono miracolosamente “liberati da soli”? O peggio, ostaggi fatti fuori a colpi di mitra per colpa di inavvedutezze degli inquirenti? E intercettazioni interpretate in modo disinvolto per trovare dei colpevoli anche quando non ce ne sono, o quando ci sono ma per imperscrutabili ragioni si garantisce loro l’impunità?
Dio non voglia che dobbiamo rivedere questo squallido film già visto, oggi che non possiamo più invocare, neanche in modo “illegale”, l’aiuto di Luigi Lombardini, come a suo tempo fecero i vari Cossiga, Parisi e Scotti; Dio voglia che, come è forse avvenuto in Calabria (anche se il sequestro Sgarella, opera di calabresi, è più recente del sequestro Melis), il sequestro di persona, odioso e barbarico crimine, sia divenuto desueto perché anacronistico per gli stessi banditi … lo Stato avrà forse da fronteggiare, comunque, fenomeni criminali perniciosi, ma almeno ci risparmieremo il coinvolgimento della DDA di Cagliari, dove allignano magistrati che, non capendo nulla dei territori ove imperversava il fenomeno dei sequestri e non volendo capire nulla (ricorderete il mitico Mauro Mura quando, non trovando riscontri a carico di Pietro Paolo Melis, accusò lombrosianamente l’intera comunità di Mamoiada di essere omertosa), combinerebbero, come diceva Lombardini, “solo casini”.
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