La nostra solita “talpa” nelle alte sfere ci ha giunto notizia che ieri il Consiglio Superiore della Magistratura ha definitivamente e positivamente chiuso, forse grazie al tempo gran dottore che non aiutò “a caldo” nei giorni del suicidio di Luigi Lombardini, una vicenda terribilmente incresciosa che riguardava, tanto per cambiare, il Palazzaccio cagliaritano.
Era capitato che un magistrato con una non trascurabile anzianità di servizio, di cui Lombardini era stato il “capo” e col quale aveva un rapporto fraterno e di gratitudine, avesse “preso male” il suicidio dell’indimenticabile Luigi, e si fosse perché lasciato andare a situazioni di scoramento e depressione, unitamente a una certa insofferenza per i metodi gestionali, ritenuti autoritari (a ragione, a quanto ci dicono, ancora, le nostre “talpe” nel Palazzaccio) del procuratore capo Carlo Piana, il quale dal canto suo, rinnovando una tecnica già sperimentata nei confronti dell’ex procuratore generale Francesco Pintus e di altri, invia una nota al Consiglio Superiore della Magistratura ipotizzando in sostanza che detto magistrato, per i suoi “problemi personali”, crea ripercussioni negative sul lavoro.
La vicenda evolve in modo drammatico, laddove, lo si può ben immaginare, qualcuno trova spunto per sollecitare una proposta di “dispensa dal servizio”, vale a dire di licenziamento per “giustificato motivo oggettivo” come direbbero i giuslavoristi, per ragioni di infermità e di sottoporre il magistrato in commento a interminabili perizie psichiatriche; della vicenda stessa, peraltro, come al solito, non si sa niente, salvo nelle perorazioni a mezza voce di qualche raro collega del magistrato che ancora non aveva messo le fette di salame sugli occhi, sennonché la legge sulla privacy, rigidamente rispettata dall’Unione Sarda quando conviene, non lo è sempre altrettanto presso il Consiglio Superiore della Magistratura, da dove qualcuno divulga i verbali delle commissioni che si occupano della vicenda.
Oggi, il tutto si è concluso positivamente, in quanto, dopo un prolungato tira e molla, il Consiglio Superiore avrà sicuramente deciso che il magistrato di cui parliamo è idoneo al lavoro, in quanto è stata decretata, comunque, la completa archiviazione dell’esposto a suo tempo inoltrato dal dottor Piana, tanto sollecito in questa circostanza, ove era implicato un magistrato amico di Lombardini, quanto poco sollecito nel richiamare altri colleghi colpevoli di ben altre condotte poco de ontologicamente corrette al rispetto delle regole (vedasi caso Ranno).
Ovviamente, non possiamo fare il nome di questo magistrato, per rispetto della legge sulla privacy: noi, a differenza di qualcun altro, le regole le rispettiamo, ma viene spontaneo domandarsi una cosa: se è capitato tanto, ossia la soggezione alla prassi brezneviana di turno di dubitare della “pazzia” di persone i cui comportamenti non sono conformi alle vedute dei Grandi Timonieri, addirittura a un magistrato (e non è certo il primo: Carlo Palermo dovette andarsene dalla magistratura per questo, e Giovanni Falcone riuscì con le unghie e con i denti a sottrarsi da certe insinuazioni di giudici amici dei mafiosi che il suo zelo antimafia fosse dovuto a problemi di sanità mentale), è così abnorme supporre che non si sia potuto fare altrettanto, o peggio, nei confronti di comuni cittadini?
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