05 11 2002 - E SE LIBERALIZZASSIMO LA DROGA?

Non passa giorno, quasi non passa ora, senza che ascoltiamo i vari TG, leggiamo i vari giornali, apriamo il Televideo RAI o quelli di Mediaset o altre TV, che non compaiono le solite notizie, che annunciano i soliti brillanti blitz di questa o quella forza dell’ordine, brillantemente coordinati da questo o quel magistrato di questa o quella D.D.A., con cui alcuni, o diverse decine di trafficanti di droghe, di quelle pesanti come cocaina ed eroina, di quelle “da discoteca” come l’ecstasy o addirittura della vecchia marijuana che in Olanda gli studenti coltivano sui balconi di casa, vengono “assicurati alla giustizia”, con corollario di titoloni sulla stampa per i magistrati e di promessi “encomi solenni” per carabinieri, poliziotti, finanzieri.
Ma quello del narcotraffico è un pozzo senza fondo: a giudicare dal numero e dalla frequenza delle operazioni, e dalla facilità con cui, sgominata un’organizzazione di trafficanti, ad essa se ne sostituisce un’altra più o meno legata alla criminalità organizzata, alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta (che, quando non gestiscono direttamente i traffici, comunque controllano le fonti di approvvigionamento), il mercato della droga non è una banale escrescenza criminale della società civile, ma è un vero e proprio circuito di economia parallela, che spesso fornisce un “lavoro” a disoccupati e disperati delle varie periferie urbane degradate che non avrebbero alcuna speranza di trovarne uno legale, che continua a prosperare perché viene alimentato da una solida “domanda”, ormai alimentata non solo dall’area della disperazione e del disagio che sfociava tipicamente nel consumo di eroina, o da quella dello “sballo” che si rifugia nella marijuana o nell’ecstasy, ma anche da una sempre più diffusa area di consumatori formata da persone benestanti, altolocate, senza alcun disagio sociale, che tuttavia sentono il bisogno di “farsi” di cocaina così come spesso gli studentelli delle superiori, magari per moda e per non sfigurare rispetto ai compagni, hanno la necessità di farsi ogni tanto una “canna”.

Che la domanda di droghe si combatta con la prevenzione fatta di precetti moralistici è pura illusione codina, e che funzionino i rimedi repressivi, fatti non solo di galera (dove casomai la droga circola più che fuori) ma anche di somministrazione del metadone o di soggiorni in comunità terapeutiche più o meno pretesche, più o meno militarizzate, era altra illusione legata al tempo in cui dominava il consumo di eroina: la cocaina, la marijuana, l’ecstasy sono oggi consumate da persone che perlopiù possono permettersi l’acquisto di quelle droghe senza dover commettere reati per procacciarsi il denaro, per cui ben difficilmente potrà essere attivata una risposta giudiziaria nei confronti dei consumatori, casomai solo una risposta in termini di cura sanitaria, la cui attivazione sarà rimessa, perlopiù, alla responsabilità dei singoli.
Considerato questo quadro, le persone che hanno un approccio più lucido al problema, e non ci riferiamo solo a Marco Pannella, ma anche a un politologo conservatore americano come Edward Luttwak, già consigliere militare di Ronald Reagan, hanno capito che la soluzione proibizionista, ben lungi dallo stroncare il fenomeno del narcotraffico, non fa che alimentarlo: le droghe, sottratte alle leggi di mercato e lasciate nel dominio di mercato delle mafie e della criminalità in genere, raggiungono prezzi esorbitanti e vengono distribuite clandestinamente senza alcun controllo sanitario, il che per un verso moltiplica esponenzialmente i pericoli di ordine sanitario derivanti dall’assunzione delle droghe, per altro verso, se non sospinge i consumatori verso l’area del crimine, quanto meno li getta in grave disagio economico e sociale, poiché non sono molti a potersi permettere il consumo abituale di una droga costosa come la cocaina senza cadere in difficoltà economiche.
Chi ci guadagna, alla fine, sono solamente i criminali che controllano l’approvvigionamento delle droghe, ma, paradossalmente, anche gli “eroi dell’antidroga” che, a caccia di narcotrafficanti, ottengono i consueti titoloni di giornale, i consueti encomi solenni, spesso poi riuscendo a recuperare e sequestrare ben poca droga perché ci si accontenta di ritenerne accertato il possesso, l’acquisto e la cessione attraverso intercettazioni telefoniche; i casi come quello della banda di Is Mirrionis, laddove il dottor Marchetti e gli inquirenti da lui coordinati fecero qualcosa che davvero era doveroso e inderogabile perché quel gruppo di criminali stava precipitando le periferie di Cagliari in una situazione premafiosa, sono invero rari, e le operazioni non meriterebbero in genere encomi solenni, casomai la soddisfazione dei superiori perché chi di dovere ha fatto, appunto, il proprio dovere.
Allora, signori, usciamo da ogni ipocrisia: decidiamoci a liberalizzare le droghe. Non sarebbe una decisione così dannosa, perché non è affatto vero che la liberalizzazione aumenterebbe il numero dei consumatori: oggigiorno l’alcol, che può essere una droga non meno insidiosa di cocaina ed eroina, è venduto liberamente e a prezzi bassi, e non per questo sono tutti alcolisti, e allo stesso modo, se ci sarà chi ha propensione al consumo di droghe, ci sarà sempre una maggioranza di persone che non sentono questo bisogno, che non ne vogliono sapere di “farsi”.
La droga potrebbe essere somministrata sotto controllo sanitario, magari in farmacia dietro presentazione di ricetta medica – se si riconosce che la tossicomania non è un vizio, ma una malattia di natura psichica – e a prezzi non lontani da quelli dei comuni farmaci di “fascia C”, e la finiremmo con le moltitudini di emarginati, o anche solo di persone che “si nascondono”, all’erta nelle strade o presso appartamenti “sospetti” per procurarsi clandestinamente le droghe. I profitti della criminalità che controlla l’approvvigionamento degli stupefacenti crollerebbero, e questa sarebbe resa inoffensiva anche quanto alla capacità criminale derivata dai profitti della droga, ad esempio quanto all’acquisto di armi che frequentemente con la droga vengono scambiate. Tutta l’economia parallela che ruota intorno al narcotraffico crollerebbe. E i Tribunali sarebbero sgravati di una marea di inutili procedimenti penali.
Pensateci, signori del Governo, pensateci. Sappiamo che la vostra linea prevalente, specie quella di Alleanza Nazionale, è proibizionista ad oltranza; ma se ci riflettete, forse, la liberalizzazione delle droghe sarebbe un metodo molto più efficace per combattere la mafia delle solite azioni giudiziarie fini a sé stesse che servono solo alla stessa malavita per consentire a taluni delinquenti di eliminare la concorrenza interna, dei soliti blitz che non incidono per nulla sull’ossatura del crimine organizzato e hanno creato un ceto onnipotente e intoccabile di magistrati e inquirenti in genere che ha assunto un ruolo anomalo che verrebbe fatalmente ridimensionato. Le sembrano ragionamenti così sballati, onorevole Berlusconi?