21 01 2003 - E POI DICONO CHE LA CIRAMI SERVE SOLO A BERLUSCONI…

Da ieri ha grande risonanza su tutti gli organi di informazione l’annuncio del ministro della giustizia Roberto Castelli che il suo ufficio ha avviato numerose azioni disciplinari nei confronti di magistrati di cui è stata ritenuta comprovata la politicizzazione; noi diciamo che fa bene, anche se per quanto ci riguarda non ci scandalizza affatto che un PM si faccia vedere a un corteo dei No Global, al massimo se occorrerà ne chiederemo l’astensione o attiveremo la Legge Cirami, fin che ovviamente non strumentalizzi le proprie delicate funzioni al servizio delle proprie idee, il che vale, ovviamente, anche se fossero idee di centro o di destra, posto che le ideologie e la politica devono rimanere fuori dall’esercizio della giurisdizione.
Ci scandalizza molto di più, invece, che sempre più PM, lungi dall’essere organi impersonali di giustizia, e divenendo scandalosamente “parti” molto più degli avvocati privati, ossia con una totale immedesimazione con gli obiettivi della causa – gli avvocati, almeno quelli più professionali, tendono invece a creare un certo distacco tra il loro compito di difesa tecnica e le immediate esigenze del cliente – tendano a personalizzare il loro coinvolgimento in causa fino al punto dal voler mantenere i processi, costi quel che costi, anche quando sussistono evidenti ragioni di incompatibilità o di inopportunità.

Ci riferiamo ai tre moschettieri di Palermo, i PM Antonio Ingroia, Giovanni Di Leo e Lia Sava, i quali, “mollati” da Caselli e Aliquò che hanno fatto diverse scelte di carriera che li hanno portati lontano da Palermo o dalla prima linea, si sono ben guardati dal far rilevare che esisteva nei loro confronti una specifica ragione che suggeriva l’astensione, ossia, ai sensi dell’art. 36 lettera a) del codice di procedura penale, l’essere costoro divenuti creditori di Antonangelo Liori, imputato nel noto “Processone” che per comodità continueremo a definire del “caso Lombardini” e che vede quale principale imputato Nicola Grauso, di 50.000 euro a titolo di risarcimento danni per un articolo di giornale asseritamente diffamatorio; così come il loro capo, Piero Grasso, amicone di Pierluigi Vigna, quel Vigna che ha sempre difeso con veemenza Carlo Piana e Mauro Mura dalle accuse post mortem di Luigi Lombardini e che invece anche lui sul caso Melis deve ancora contarcela giusta, si è ben guardato dall’effettuare, come gli imponeva la legge (art. 53 co. 2 c.p.p.) la sostituzione dei suddetti PM.
Nel caso di specie, fortunatamente, si è trovato un procuratore generale di Palermo davvero indipendente e imparziale come Salvatore Celesti, il quale ha sostituito coattivamente i tre PM con un magistrato del suo ufficio, compiendo cosa buona e giusta che ci si attendeva peraltro fin dal 1998, dato che già il suicidio di Lombardini integrava una seria ragione perché i PM titolari si spogliassero del procedimento.
Ma che sarebbe successo, se al posto di Celesti ci fosse stato il suo predecessore Rovello, a suo tempo prono a tutti i voleri di Giancarlo Caselli, che ha sempre difeso a spada tratta?
La nostra speranza è, ovviamente, che siano sempre più i magistrati come Celesti, come Zagardo, come Danilo Tronci, come i giudici del Tribunale della Libertà di Catanzaro di cui non sappiamo neanche i nomi, a non lasciarsi più intimidire e a continuare, coi loro comportamenti cristallini e conformi solo a legge, ad essere testimonianza vivente del come, con magistrati veramente indipendenti e imparziali, il sistema può reggere anche senza la necessità di drastiche riforme come quella della separazione delle carriere, che va presa con le pinze perché, se da un lato preserverebbe senz’altro il giudice dalle pressioni e dalle ingerenze delle Procure militanti, dall’altro lato farebbe forse sparire dalle Procure quel poco di buono che, con la residua cultura della giurisdizione, vi rimane.
L’alternativa è che la “Legge Cirami”, che per qualche povero idiota è solo una legge fatta ad hoc per Silvio Berlusconi e Cesare Previti – come se costoro dovessero essere cittadini di serie B nel non poter far rilevare l’assoluta parzialità e la smaccata politicizzazione di quella magistratura milanese tanto cara al PDS come al dottor Piana – diventi una vera valanga, poiché i “legittimi sospetti” saranno migliaia, se chi di dovere, innanzitutto il ministro Castelli, della cui sensibilità speriamo di non dover più dubitare, ma soprattutto il Consiglio Superiore della Magistratura, che deve farla finita una volta per tutte col corporativismo pena la definitiva delegittimazione, non provvederà a prendere per la collottola i magistrati che, coi loro comportamenti, minano il corretto funzionamento della macchina giudiziaria e dar loro la lezione che meritano. Niente olio di ricino e manganello, per carità: solamente le sanzioni previste dalla legge, senza che si facciano figli e figliastri come per anni si è fatto coi Caselli e coi Borrelli.