Ha avuto molto spazio su stampa e televisione la notizia che Silvio Berlusconi è stato prosciolto dal Tribunale di Milano dalle accuse di falso in bilancio mossegli nel contesto del procedimento “All Iberian”, laddove in realtà, sul piano della cronaca giudiziaria, di per sé non sarebbe una “grande” notizia, dato che il premier è stato assolto per abolitio criminis, dopo la nota riforma del falso in bilancio che per una parte lo trasforma in illecito amministrativo e, nei casi più gravi, prevede una pena ridicola, potenzialmente inferiore a quella prevista per un furtarello.
Si è detto che Berlusconi si è fatto una legge ad personam, ma questa è solo una parte della verità, perché nonostante il reato di falso in bilancio esistesse dal lontano 1942, per decenni una certa magistratura conservatrice e reazionaria aveva disapplicato la relativa norma, l’articolo 2621 del codice civile, in omaggio a certe esigenze delle imprese, non sempre (anzi, quasi mai) limpide ed oneste. L’esplodere di Mani Pulite mosse i magistrati dapprima milanesi, poi di tutta Italia, alla riscoperta di questa norma come ottimale reato-ostacolo per sanzionare quei fenomeni criminosi legati alla gestione d’impresa di cui si potevano scorgere le tracce (appunto nelle manipolazioni contabili) ma non sempre l’intera entità: come ad esempio l’accantonamento di mazzette per fini di corruzione.
Il legislatore è intervenuto su questa giustamente rigorosa interpretazione, modificando la norma, e lo zelo di Berlusconi e amici è stato notevole. Peccato non lo sia stato, non lo sia altrettanto, quanto a propugnare la celere approvazione di leggi di civiltà molto più necessarie quali la nuova normativa sulla diffamazione, la cui mancata approvazione ci fa l’unico Paese in Europa ad avere un regime dei rapporti tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela dell’altrui reputazione di stampo fascista, della cui necessità sembrano essersi perse le tracce dopo che il presidente Ciampi (peraltro giustamente) ha accordato la grazia a Lino Jannuzzi, oppure l’abominio della legge cosiddetta “Salva Previti” per cui la prescrizione viene ridotta a limiti molto bassi per reati gravissimi e viene incostituzionalmente incrementata per i reati minori, quelli su cui spesso si concentrano i furori dei giustizialisti da un tanto al chilo che diventano garantisti quando la magistratura, anziché ladruncoli, tocca interessi forti.
Due pesi, due misure?
In ogni caso questo governo di destra ha decisamente stufato, ha alimentato vane illusioni per rivelare la sua vera natura di raggruppamento forcaiolo contro i poveri cristi che costituiscono la solita carne da macello delle carceri e ipergarantista quando si tratta di proteggere i soliti interessi forti; non vogliamo sollevare l’argomento delle leggi ad personam, anche se queste leggi e queste intenzioni non andassero oggettivamente a vantaggio di Berlusconi e Previti sarebbero comunque scandalosi. Peccato che un giudizio come questo risulterà scontato per chi ha sempre sostenuto il centrosinistra, mentre la rabbia di chi in questo governo ci ha creduto è molto più notevole.
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