Per noi che ci occupiamo da anni della “rete” di Lombardini e di Gladio, e per i molti che comunque seguono queste vicende, le scoperte della magistratura genovese sull’esistenza di un servizio segreto parallelo creato da due personaggi aderenti alla massoneria deviata ed ex “gladiatori” sa un po’ di déjà-vu, ma questa stupefacente scoperta investigativa deve far riflettere su come le indagini sul tema di Gladio, della P2 e dei loschi traffici a cui queste organizzazioni hanno dato corpo non fanno parte dell’archeologia giudiziaria e criminale, ma sono di drammatica attualità.
L’organismo scoperto e perseguito dai magistrati genovesi, il DSSA, Direzione Studi Strategici Antiterrorismo, per genesi presenta molti punti in comune con Gladio e con la P2, principalmente per la persona del principale indagato e fondatore, Gaetano Saya, per sue ammissioni (o vanterie) a lungo al servizio del SISMI e della NATO, ex “gladiatore” ma, soprattutto, personaggio con cariche apicali in una loggia massonica coperta molto vicina a Licio Gelli, alla quale, sempre secondo le sue asserzioni, sarebbe stato “avvicinato” dal generale Giuseppe Santovito, che fu il primo capo del SISMI (nato nel 1977-1978 sulle ceneri del SID) e che dovette essere defenestrato in quanto piduista.
La compagine aveva un sito internet, invero di fattura abbastanza approssimativa, con cui palesemente cercava di reclutare persone che potessero fornire informazioni e contributi nella lotta al terrorismo internazionale, a quello di organizzazioni quali l’ETA, ma soprattutto a quello islamico di Al Qaeda e dintorni, e pare avesse numerosi aderenti tra personale, in servizio e a riposo, della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, che secondo i magistrati di Genova vi avrebbe aderito perlopiù in buona fede (cosa che è stata, peraltro, comune a molti aderenti alla P2 – tra cui perfino il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – e a Gladio una volta che questa esaurì il suo mandato strategico); tuttavia, non mancavano coloro che avevano diritto di accesso alle banche dati informatiche del Ministero dell’Interno, e che se ne avvalevano per “passare” notizie altamente riservate all’organizzazione, che se ne avvaleva per lo svolgimento di vere e proprie attività di intelligence.
In realtà la vicenda lascia piuttosto perplessi: a parte gli inquietanti legami con Gladio e la P2 dei fondatori del DSSA, non pare che a costoro fossero rimproverabili reati al di fuori del carpire ed utilizzare notizie riservate – cosa che avviene ogni giorno, ad esempio, con la pubblicazione di verbali secretati, o che comunque non dovrebbero essere pubblici, di procedimenti penali da parte dei giornali – mentre lascia perplessa l’accusa di usurpazione di funzioni pubbliche, di “polizia parallela”, poiché non risulta, al di là di certa coreografia come il possesso di palette e distintivi, che i membri del DSSA eseguissero arresti o cose simili. Si potrebbe parlare, casomai, di esercizio abusivo di massa della professione di investigatore, che in Italia è soggetta a rilascio di licenza da parte dell’autorità al limite accompagnato da qualche reato comune quali interferenze sull’altrui sfera privata, ad esempio in occasione dei pedinamenti; per gli appartenenti alle forze dell’ordine in servizio, si tratterebbe di un “doppio lavoro” ad ogni effetto, sanzionabile sul piano disciplinare.
In realtà si sa bene che esistono da tempo in Italia, e operano anche a Cagliari, organizzazioni analoghe che si sono adoperate, ad esempio, per la lotta al traffico di droga e per l’arresto di spacciatori e trafficanti (talora invero con azioni di “giustizia sommaria” nei confronti di trafficanti a carico dei quali era difficile documentare prove): il tutto nasce da una ritenuta insufficienza, per motivi oggettivi (carenza di mezzi e di organici) o soggettivi (incapacità professionale, diverse priorità delle normali forze di polizia e della magistratura ad affrontare col dovuto rigore un certo tipo di criminalità).
Per quanto riguarda il terrorismo di matrice islamica, è noto che in Italia il rigore, spesso anche sospetto di incostituzionalità di norme quali l’articolo 270 bis del codice penale e delle azioni di polizia e dei PM attuate in applicazione di questa si sono scontrate col rigore garantista di molti giudici, come la milanese Clementina Forleo, inteso a non confondere il terrorismo con la mera manifestazione di un pensiero magari condivisibile da pochi; certa destra, quella che alla vecchia “cultura” di Gladio, della P2 e del SISMI vecchio stile è maggiormente legata, vorrebbe invece tutti in cella (se non al patibolo) e buttare via la chiave, per cui, secondo questo pensiero, diveniva senz’altro moralmente legittimo svolgere azioni sostitutive della magistratura e della Polizia.
Tuttavia, non può trascurarsi come, al di là degli aspetti meramente ideologici, laddove paradossalmente una destra tradizionalmente antiebraica viene ad avere Israele come punto di riferimento strategico in odio ai musulmani, un’azione di questo tipo viene oggettivamente a sfavorire la tradizionale politica italiana di vicinanza al Medio Oriente e a favorire l’entrismo nel nostro Paese, già in atto con attività di riciclaggio che sono state oggetto di recenti azioni giudiziarie, di un potente nemico dei musulmani: i cinesi, comunisti e confuciani, preoccupati dal ribellismo dei musulmani del Sinkiang e dal reclutamento che Al Qaeda ha fatto anche nel Celeste Impero. Quegli stessi cinesi che oggi sono presenti molto diffusamente in Africa, dall’Algeria alla Somalia al Sudan, non sempre solo per svolgervi attività umanitarie o di ricerca del petrolio, giacché pare vi tengano milizie armate e vi portino ingenti quantitativi di armi, che andrebbero anche ad alimentare le infinite guerre civili locali; quei cinesi che, forse, vogliono oggi agire apertamente. C’è anche un riferimento culturale: Giorgio Almirante, negli anni Ottanta, aveva sorprendentemente intrapreso contatti coi dirigenti cinesi, nel nome della politica di vicinanza coi “nemici dei tuoi nemici”, laddove si evocavano i non facili rapporti di Pechino con l’Unione Sovietica, bestia nera della Destra Nazionale, a cui Saya fa ideologicamente riferimento.
Saranno chiaramente necessari approfondimenti: ciò che ora preoccupa è la notizia del possibile coinvolgimento nell’inchiesta sul DSSA di Stefano Antonino Arconte, l’ex “gladiatore” che sa molte cose sulle vicende della motonave “Lucina”, e che sembrava invero, con le sue rivelazioni, essere divenuto molto inviso al giro forte dei “gladiatori”.
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