26 02 2003 - DOTTOR GRASSO, MA QUANDO CE LI ARRESTA?

Nel terribile agosto 1998, quello del suicidio di Luigi Lombardini, furono sicuramente innumerevoli, benché poche quelle denunciate, le violazioni di domicilio da parte dei “soliti ignoti”, debitamente muniti di conoscenze e armamentari per aprire porte blindate e violare computers – oltre che di un passo felpato da veri ladri per penetrare perfino in stanze dove qualcuno dormiva ignaro – in cerca di chissà che.
E’ ovvio cosa cercavano: i famosi, mitizzati documenti di Luigi Lombardini, nell’originale cartaceo o in copia elettronica, o qualsivoglia altro documento pericolosamente contenente elementi idonei a consentire una ricostruzione alternativa del caso Melis, come il famoso esposto denuncia del giudice Rilla, sparito, pare, dal computer ove si trovava ma in compenso miracolosamente riapparso sul TG1 e nei commenti dei Carlo Bonini (Corriere della Sera), dei Pino Scaccia (Rai), dei Marco Ventura (Il Giornale), nonché de L’Unità, La Nuova Sardegna, Il Manifesto e tanti altri.

Quello che è stato è stato, i documenti originali di Lombardini, a quanto pare, sono al sicuro in un posto ignorato perfino dal SISDE (forse), forse poi qualcuno è penetrato negli uffici di Grauso, all’epoca in viale Regina Elena accanto a L’UNIONE SARDA, per spifferare ai solerti poliziotti della DIGOS, o a Mauro Lissia, o a tutti e due, o all’uno perché ne riferisse all’altro, che dentro c’era un “radione” che si poteva ben far credere a quel credulone poco esperto di mondo del dottor Guido Pani che fosse un apparato atto a intercettare …. da ridere proprio!
Ma quello che decisamente speravamo è che queste impresucce fossero finite con quella fase storica irripetibile, in cui Cagliari visse davvero ai limiti del golpe, attuato non a caso d’agosto quando tutti sono al mare, e ci stupisce, anche se non del tutto, che ci risiamo ora, nel febbraio 2003, quando son passati ben quattro anni e sei mesi dal suicidio di Lombardini e gli animi sembravano essersi debitamente raffreddati; e invece, come è ormai noto a tutti, i “soliti ignoti”, a quattro anni e sei mesi di distanza, hanno pensato bene di fare una nuova visitina agli uffici di Nicola Grauso, sottraendo dei floppy con dati sul caso Melis-Lombardini che non conosciamo, ma che sono di sicuro molto interessanti.
Bene, non può essere una coincidenza che questa nuova impresa criminale, perché tale è, giunga ad appena due mesi dall’evento, tragico per i giustizialisti di ogni colore che vogliono un colpevole purchessia, radioso per chi crede nella giustizia, rappresentato dall’assoluzione, da parte della Corte d’Appello di Cagliari, degli imputati del sequestro di Silvia Melis.
Chiunque ci capisse qualcosa poteva ben vedere che la pista seguita dagli inquirenti, dal sorpassato Mauro Mura e poi dal “girotondino” Gilberto Ganassi, era falsa, parzialissima e forse depistante, che non ce n’era traccia nelle pur accurate investigazioni della Squadra Mobile di Nuoro e dei ROS dei Carabinieri prima della liberazione di Silvia Melis, che con tutta evidenza qualche misterioso motivo ha impedito ai nostri inquirenti, dopo aver già speso miliardi in inutili intercettazioni (non del tutto inutili però, dato che ci attestano, ad esempio, che il dottor Piana diede disposizioni alla Polizia affinché non “rompessero le scatole” a Tito Melis nel pagamento del riscatto), di concentrarsi sulle piste più veritiere ed attendibili …. e ci rifiutiamo di credere che il motivo sia solo l’incapacità, dato che noi non crediamo alle voci, pur diffuse negli ambienti del Palazzaccio, che bollerebbero il dottor Mura di essere un incapace, casomai riteniamo che sia uno troppo furbo, come il suo capo …
Evidente che a disposizione di Grauso c’erano, e ci sono tuttora, elementi che porterebbero a riaprire prepotentemente i giochi, a confinare definitivamente nella pattumiera della storia giudiziaria le simpatiche storielle di Silvia Melis sull’essersi costei “liberata da sola” e quelle molto più odiose del padre sulle pretese minacce di Lombardini, magari a scoprire chi indusse Tito Melis a dire quelle cosacce, a scoppio ritardato di dieci mesi, a seguire la traccia giusta per l’identificazione quanto meno dei capibanda che tennero Silvia, a ricostruire gli eventuali passaggi di denaro dello Stato e le promesse depistatrici di impunità di cui costoro furono beneficati, a individuare i responsabili di questo pasticcio, e della tragedia che ne conseguì l’11 agosto 1998, all’interno dello Stato ad ogni livello.
E’ vero che Grauso aveva le copie di quei floppies, però intanto i signori che li hanno fatti sottrarre, se sono gli stessi che pensiamo noi, e in particolare se tra loro ci sono magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine (escludiamo si tratti dei banditi, che tra l’altro, se sono quelli che pensiamo noi, dovrebbero essere in galera per altri reati), ora costoro si preparano nuovamente, come già nel 1998, a depistare, a distruggere e occultare prove, a intimidire testimoni, magari perfino a progettare la soppressione fisica di chi sia giudicato troppo pericoloso, come si tentò il 19 agosto 1998, e come è certificato nei documenti del Ministero dell’Interno, nei confronti di un personaggio che stava muovendo passi troppo decisi verso la verita, al quale poi ne fecero di tutti i colori.
Siamo fortemente preoccupati, e quindi, dottor Piero Grasso, signor procuratore della Repubblica di Palermo, dobbiamo ancora una volta rapire la sua attenzione. Noi non sappiamo se lei abbia mai avuto il tempo di studiarsi in prima persona, senza condizionamenti esterni (quando le arriva una telefonata col prefisso 070 non risponda …) gli atti del caso Melis – Lombardini, se non l’ha fatto, lo faccia in fretta, lo sappiamo che il materiale è ponderoso, ma è importante, per l’immagine della Procura che lei dirige e per la giustizia.
Quando avrà terminato la lettura, potremo ragionarci insieme, e allora noi le diciamo che emerge chiaramente l’ombra di personaggi di Cagliari che, nel contesto di quel procedimento, si sono costantemente mossi nell’ombra al fine di depistare e di inquinare le prove, e lo stanno ancora facendo; se lei riuscirà ad arrivare alle nostre medesime conclusioni, anche circa l’identità di queste persone, ci chiediamo cosa aspetti a richiedere la custodia cautelare per costoro … li arresti tutti, dottor Grasso, non attenda il prossimo furto di floppies!!!