… ma non a comprare come al solito L’Unione Sarda o, come ogni tanto, La Nuova Sardegna!!!
Domani esce IL GIORNALE DI SARDEGNA, che finalmente sancisce, dopo cinque anni e oltre di forzosa assenza, il ritorno di Nicola Grauso nell’arengo dell’editoria regionale. Il nuovo quotidiano, con un formato tipo tabloid a quanto pare ispirato a quello dello spagnolo EL PAIS anziché al nostrano LA REPUBBLICA, recupera un’antichissima testata ottocentesca, preesistente alla stessa UNIONE SARDA, e si preannuncia molto interessante, non solo perché verrà a colmare il “buco” determinato dall’orientamento pianacentrico e diessecentrico di questi anni de LA NUOVA SARDEGNA e, con un bel po’ di occhiate a destra, de L’UNIONE SARDA, non solo perché sarà sicuramente un prodotto di qualità- al riguardo il nome di Grauso è una garanzia – ma anche per il nome del direttore, Antonio Cipriani, preparatissimo giornalista d’inchiesta di estrazione comunista (si è formato ne L’UNITA’ insieme al fratello, Gianni Cipriani, autore di innumerevoli saggi su P2, criminalità organizzata, servizi segreti deviati e dintorni), un personaggio che certo non si chiama a dirigere un giornale se si ha intenzione di fare un quotidiano “seduto”, come è stata in questi anni L’UNIONE SARDA.
Proviamo a dagli un’occhiata, poi se sono rose fioriranno: difficile che nel breve e medio periodo IL GIORNALE DI SARDEGNA riesca a diventare il primo quotidiano cagliaritano, tuttavia è probabile che rosicchi un bel po’ di copie a L’UNIONE SARDA confinandola ad essere il quotidiano dei lettori più pigri, quelli che in sostanza nel giornale guardano solo i necrologi, e che sproni anche il quotidiano rivale a cambiare decisamente linea, magari passando per una sua cessione che lo faccia passare di mano da Zuncheddu a un editore puro, il che è necessario perché un ulteriore sensibile calo di vendite de L’UNIONE SARDA sarebbe forse prodromica a una grave crisi economica e finanziaria della testata (rilevata o non rilevata che sia da Piana con l’art. 2409 cod. civ.), atteso che la storia ci dimostra che anche testate apparentemente inaffondabili, come IL TEMPO per fare un esempio, non lo sono per diritto acquisito.
I soliti maligni continuano poi a dire che il nuovo giornale non sarà altro che la “tromba” di Renato Soru, la cui immagine ultimamente è stata un po’ offuscata da una campagna di stampa ostile laddove, a quella di sempre, sgraziata e biliosa, de L’UNIONE SARDA di Zuncheddu (al quale Soru ha fatto perdere milioni e milioni di euro), si sta ora nuovamente aggiungendo quella, ancor più insopportabile, de LA NUOVA SARDEGNA, che fino all’altro ieri incensava il Governatore e oggi, senza neanche troppo sottacere le ragioni del cambiamento di rotta (interessi all’informatizzazione della Regione del gruppo Kataweb, facente parte del gruppo L’Espresso che esprime anche la Finegil, società che controlla LA NUOVA e tanti altri quotidiani regionali, interessi peraltro comuni all’Unione Editoriale di Zuncheddu), lo attacca senza remore, al contempo incensando l’operato di tale Dadea che invece agisce da elemento di turbativa – perché i Sardi hanno votato Soru, non lui – e andrebbe al più presto estromesso – perché i Sardi non ne vogliono più sapere dei vecchi uomini di apparato dei DS, men che meno se della corrente di Emanuele Sanna.
Embè? Chi se ne frega? Non è meglio così? Sapete come la pensiamo, per certe cose ci sta simpatico anche Berlusconi, ci sta simpatico anche il centrodestra, ma quanto alla Sardegna W RENATO SORU: e la stragrande maggioranza del popolo sardo ha dimostrato col voto di pensarla come noi, e non si farà scippare la grande vittoria ottenuta nelle urne da qualche giornalista qualsiasi.
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