01 11 2002 - DELITTO E CASTIGO: SAREBBE ORA, MINISTRO CASTELLI

Ci fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio).

Vedremo ora quale sarà la reazione del Consiglio Superiore della Magistratura, la cui nuova composizione, dopo otto anni di Consigli sciagurati e dominati dai cattocomunisti, invero non lascia ben sperare, dato che si è determinata una allucinante coalizione tra i laici del centrosinistra e tutti i “togati”, proprio tutti, anche i soliti utili idioti di Magistratura (In)Dipendente, coalizzati solidamente con le altre correnti, in particolare coi “rossi” di Magistratura (Anti)Democratica e coi “verdi” del Movimento per la (In)Giustizia, per eleggere alla vicepresidenza una persona sicuramente valida come l’ex ministro democristiano dell’Interno e della Giustizia Virginio Rognoni, a suo tempo buon amico di Luigi Lombardini, che però è inevitabile espressione di un rinnovato malinteso frontismo in cui la magistratura continua a fare politica e si abbarbica a quella parte politica che ritiene possa garantirla dal temuto Berlusconi; insomma, una persona di qualità come Rognoni, che doveva già essere designato alla presidenza nella scorsa “consiliatura” al posto dell’anonimo e discusso avvocato napoletano di centro Giovanni Verde, è stata eletta non per il suo valore, ma per rappresentare uno schieramento, e questoCi fa piacere che il ministro della Giustizia, Castelli ingegner Roberto, dopo un avvio piuttosto incerto abbia finalmente tirato fuori le unghie e, dopo aver richiesto il trasferimento per “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Perugia Nicola Miriano, un magistrato che pare avesse alquanto in simpatia gli amministratori locali “rossi” dell’Umbria post-terremoto e che aveva remore a procedere sulla vicenda delle intercettazioni taroccate della Boccassini ai danni di Squillante e Misiani per non dare un dispiacere al buon Gerardo D’Ambrosio, si è rifiutato di controfirmare la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura con cui si intende nominare un certo magistrato, di cui ci sfugge il nome, a procuratore capo di Bergamo, nonostante una scandalosa incompatibilità parentale con un fratello, presidente di sezione del tribunale della città orobica.
Forse Castelli sta finalmente inaugurando il ripristino del principio per cui, anche per i magistrati, la legge è uguale per tutti, per cui le sanzioni di natura disciplinare, tendenzialmente dure e vessatorie ma applicando le quali il C.S.M. ha sempre fatto figli e figliastri, si applicano a tutti in modo eguale per comportamenti eguali, quindi ad esempio a Miriano come a Pintus (laddove peraltro gli addebiti, pretestuosi e perfino incostituzionali, mossi al secondo sono un niente rispetto a quanto il primo avrebbe combinato), e che le incompatibilità tra magistrati, e tra magistrati ed avvocati previste dagli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario non si “interpretano”, sono legge e si applicano e basta (temiamo che all’onesto presidente del Tribunale di Cagliari, il comunista Porcella, verrebbe un infarto dopo quanto ha fatto per salvare la faccia del “Palazzaccio” spostando tutti i magistrati incompatibili dal civile al penale, e viceversa, ma omettendo di fare ciò che avrebbe dovuto fare per rispettare la legge, ossia chiedere al C.S.M. di disporne il trasferimento d’ufficio).
Vedremo ora quale sarà la reazione del Consiglio Superiore della Magistratura, la cui nuova composizione, dopo otto anni di Consigli sciagurati e dominati dai cattocomunisti, invero non lascia ben sperare, dato che si è determinata una allucinante coalizione tra i laici del centrosinistra e tutti i “togati”, proprio tutti, anche i soliti utili idioti di Magistratura (In)Dipendente, coalizzati solidamente con le altre correnti, in particolare coi “rossi” di Magistratura (Anti)Democratica e coi “verdi” del Movimento per la (In)Giustizia, per eleggere alla vicepresidenza una persona sicuramente valida come l’ex ministro democristiano dell’Interno e della Giustizia Virginio Rognoni, a suo tempo buon amico di Luigi Lombardini, che però è inevitabile espressione di un rinnovato malinteso frontismo in cui la magistratura continua a fare politica e si abbarbica a quella parte politica che ritiene possa garantirla dal temuto Berlusconi; insomma, una persona di qualità come Rognoni, che doveva già essere designato alla presidenza nella scorsa “consiliatura” al posto dell’anonimo e discusso avvocato napoletano di centro Giovanni Verde, è stata eletta non per il suo valore, ma per rappresentare uno schieramento, e questo è molto triste.
Vi è, invero, un presidio di legalità, che è stato già attivato in occasione delle illegali pretese di rendere alle Camere un non richiesto e non previsto dalla legge parere sulla “Legge Cirami”, in questo Consiglio, rappresentato dal fatto che i membri laici designati dal centrodestra, tra i quali eccelle una persona validissima e signorile come l’avvocato Nicola Buccico, ex presidente del Consiglio Nazionale Forense e mancato vicepresidente, possono, uscendo dall’aula, impedire la messa ai voti di delibere illegali o inopportune; ma è un presidio che ha una valenza solamente negativa, poiché esso difficilmente potrà essere fatto valere per costringere il Consiglio ad adottare quelle decisioni doverose su cui esso, in passato, è stato sovente manchevole.
Temiamo, quindi, che nonostante i segni di vita che il ministro Castelli sta dando, nonostante la vigile attenzione dei consiglieri laici del centrodestra, sarà arduo che il Consiglio Superiore della Magistratura si metta compiutamente a regime quanto a fare il suo dovere, senza continuare a fare figli e figliastri e, in taluni casi, perfino a violare la legge penale: oggi non sarebbero impunemente possibili, magari, gli atti di persecuzione posti in essere nei confronti di vari magistrati cagliaritani rei di non avere nulla a che fare con le cricche dei De Angelis e dei Marchetti, primo tra tutti Francesco Pintus, ma sarebbero ugualmente possibili le scandalose assoluzioni di cui proprio De Angelis e Marchetti sono stati gratificati in relazione a procedimenti disciplinari avviati su precise denunce di Luigi Lombardini, essendo rimasto del tutto carente l’approfondimento istruttorio della sezione disciplinare del C.S.M. in ordine alle scabrose vicende sullo sfondo di quei procedimenti, attinenti rispettivamente all’asserita autorizzazione o tolleranza, da parte di Marchetti, delle trattative parallele di Lombardini per la liberazione di Miria Furlanetto (per la quale si mossero in molti, oltre a Lombardini si mosse anche l’avvocato Antonio Piras data l’appartenenza alla Massoneria del marito dell’ostaggio, ed è difficile credere che Marchetti potesse non sapere), e, per quanto riguarda De Angelis, non tanto la fosca vicenda della zuffa che questi ebbe con Lombardini nel garage del Palazzo di Giustizia, quanto ciò che avrebbe determinato in quell’occasione l’ira di Lombardini, ossia il fatto che proprio De Angelis (come è stato riportato, nei giorni caldi dopo il suicidio di Luigi Lombardini, non dall’Unione Sarda, ma stranamente dal quotidiano LA GAZZETTA DEL SUD letto soprattutto in quella Reggio Calabria che dovrebbe infischiarsene di fatti sardi, ma dove forse la stagione dell’antimafia ha portato una coscienza civile più vigile che a Cagliari) avrebbe, forse, disposto intercettazioni telefoniche, illegali e ovviamente non autorizzate dal GIP, nei confronti di Lombardini, il quale fu legalmente intercettato dalla Procura di Palermo solo a partire dal gennaio 1998. Un fatto gravissimo, ma anche qui il C.S.M. e la Procura di Palermo hanno fatto figli e figliastri, giù botte sulla pretesa “rete” di Lombardini, silenzio di tomba su quella “Gladio delle Comunicazioni”, intenta a intercettare illegalmente soprattutto avvocati scomodi e magistrati “non allineati”, che esiste eccome anche a Cagliari.
Forse non ci si rende ben conto del fatto che cose davvero inquietanti, quando non addirittura agghiaccianti, sono successe a Cagliari, prima e dopo il suicidio di Luigi Lombardini, che taluni magistrati si sono resi responsabili di ben altre azioni illegali rispetto a quelle che a Lombardini (ma qual’era il peccato poi, il cercare di salvare la pelle degli ostaggi?) venivano addebitate con tono compunto e scandalizzato come solo gli ipocriti di professione sanno fare, che certi settori della Polizia di Stato, facenti capo a personaggi che oggi, per fortuna, sono stati trasferiti in altre sedi a fare meno danni, si sono comportati come vere e proprie schegge deviate di uno Stato allo sbando, andando vicini addirittura all’organizzare degli omicidi (no, non esageriamo, ci sono le prove …).
Il dottor Carlo Piana, appena è riuscito finalmente a prendere in mano la situazione, a non essere più un Re Travicello in balia del maniaco protagonismo e delle prevaricazioni di certi suoi sostituti, fatto salvo il perfezionamento delle note azioni contro Nicola Grauso, che egli ha sempre detestato, sembrerebbe essersi preso a cuore almeno questo problema, quello del superamento di questa situazione pregolpista, del ripristino di un minimo di normalità, e c’era da aspettarselo, perché, pur con tantissimi difetti che ha, il dottor Piana è un uomo sostanzialmente pacato, dalla gradevole conversazione e che non vuole saperne di contatti coi giornalisti, e certe cose difficilmente gli sarebbero piaciute.
Tuttavia, dev’essere combattuta senza tregua l’idea che, col ristabilimento della normalità, che ha portato al trasferimento di certi ufficiali di Polizia dal fare inquietante e al ridimensionamento di taluni magistrati troppo protagonisti e disinvolti (De Angelis messo alla D.D.A. a occuparsi dei sequestri che non ci sono più, Marchetti uscito dalla D.D.A. e messo a inseguire le chimere di un terrorismo che difficilmente abiterà mai in Sardegna, Pani, il PM ANTIGRAUSO, rientrato definitivamente nei ranghi), tutti i conti siano saldati. Per chi si è reso protagonista della trucida stagione di intrighi, di complotti, di scorrettezze e di sangue che ha contraddistinto la magistratura cagliaritana negli anni dal 1996 al 1999 deve valere come per tutti il principio che CHI SBAGLIA PAGA.
Perciò, ministro Castelli, apprezziamo il suo impegno, ma non si fermi all’attualità; per favore, si occupi un attimino anche di noi cagliaritani, e delle pene dell’inferno che abbiamo patito, per una malagiustizia devastata al suo interno da faide interne e propalantesi all’esterno in numerosi, tragici errori giudiziari (ma talora le porcate sono state fatte con dolo), e ci dia la soddisfazione di farci sapere che nulla resterà impunito in eterno, non perché vogliamo vendicarci di qualcuno, ma perché che ad ogni misfatto segua una pena, ad ogni delitto un castigo, è il caposaldo di ogni giustizia, di ovunque e di sempre. E passi pure per le problematiche relative ai magistrati, ma secondo noi Giovanni Gaddone, Pietro Paolo Melis, Walter Camba e Adriano Peddio non dovrebbero stare in galera un istante di più … ci rifletta, signor ministro!!!
è molto triste.
Vi è, invero, un presidio di legalità, che è stato già attivato in occasione delle illegali pretese di rendere alle Camere un non richiesto e non previsto dalla legge parere sulla “Legge Cirami”, in questo Consiglio, rappresentato dal fatto che i membri laici designati dal centrodestra, tra i quali eccelle una persona validissima e signorile come l’avvocato Nicola Buccico, ex presidente del Consiglio Nazionale Forense e mancato vicepresidente, possono, uscendo dall’aula, impedire la messa ai voti di delibere illegali o inopportune; ma è un presidio che ha una valenza solamente negativa, poiché esso difficilmente potrà essere fatto valere per costringere il Consiglio ad adottare quelle decisioni doverose su cui esso, in passato, è stato sovente manchevole.
Temiamo, quindi, che nonostante i segni di vita che il ministro Castelli sta dando, nonostante la vigile attenzione dei consiglieri laici del centrodestra, sarà arduo che il Consiglio Superiore della Magistratura si metta compiutamente a regime quanto a fare il suo dovere, senza continuare a fare figli e figliastri e, in taluni casi, perfino a violare la legge penale: oggi non sarebbero impunemente possibili, magari, gli atti di persecuzione posti in essere nei confronti di vari magistrati cagliaritani rei di non avere nulla a che fare con le cricche dei De Angelis e dei Marchetti, primo tra tutti Francesco Pintus, ma sarebbero ugualmente possibili le scandalose assoluzioni di cui proprio De Angelis e Marchetti sono stati gratificati in relazione a procedimenti disciplinari avviati su precise denunce di Luigi Lombardini, essendo rimasto del tutto carente l’approfondimento istruttorio della sezione disciplinare del C.S.M. in ordine alle scabrose vicende sullo sfondo di quei procedimenti, attinenti rispettivamente all’asserita autorizzazione o tolleranza, da parte di Marchetti, delle trattative parallele di Lombardini per la liberazione di Miria Furlanetto (per la quale si mossero in molti, oltre a Lombardini si mosse anche l’avvocato Antonio Piras data l’appartenenza alla Massoneria del marito dell’ostaggio, ed è difficile credere che Marchetti potesse non sapere), e, per quanto riguarda De Angelis, non tanto la fosca vicenda della zuffa che questi ebbe con Lombardini nel garage del Palazzo di Giustizia, quanto ciò che avrebbe determinato in quell’occasione l’ira di Lombardini, ossia il fatto che proprio De Angelis (come è stato riportato, nei giorni caldi dopo il suicidio di Luigi Lombardini, non dall’Unione Sarda, ma stranamente dal quotidiano LA GAZZETTA DEL SUD letto soprattutto in quella Reggio Calabria che dovrebbe infischiarsene di fatti sardi, ma dove forse la stagione dell’antimafia ha portato una coscienza civile più vigile che a Cagliari) avrebbe, forse, disposto intercettazioni telefoniche, illegali e ovviamente non autorizzate dal GIP, nei confronti di Lombardini, il quale fu legalmente intercettato dalla Procura di Palermo solo a partire dal gennaio 1998. Un fatto gravissimo, ma anche qui il C.S.M. e la Procura di Palermo hanno fatto figli e figliastri, giù botte sulla pretesa “rete” di Lombardini, silenzio di tomba su quella “Gladio delle Comunicazioni”, intenta a intercettare illegalmente soprattutto avvocati scomodi e magistrati “non allineati”, che esiste eccome anche a Cagliari.
Forse non ci si rende ben conto del fatto che cose davvero inquietanti, quando non addirittura agghiaccianti, sono successe a Cagliari, prima e dopo il suicidio di Luigi Lombardini, che taluni magistrati si sono resi responsabili di ben altre azioni illegali rispetto a quelle che a Lombardini (ma qual’era il peccato poi, il cercare di salvare la pelle degli ostaggi?) venivano addebitate con tono compunto e scandalizzato come solo gli ipocriti di professione sanno fare, che certi settori della Polizia di Stato, facenti capo a personaggi che oggi, per fortuna, sono stati trasferiti in altre sedi a fare meno danni, si sono comportati come vere e proprie schegge deviate di uno Stato allo sbando, andando vicini addirittura all’organizzare degli omicidi (no, non esageriamo, ci sono le prove …).
Il dottor Carlo Piana, appena è riuscito finalmente a prendere in mano la situazione, a non essere più un Re Travicello in balia del maniaco protagonismo e delle prevaricazioni di certi suoi sostituti, fatto salvo il perfezionamento delle note azioni contro Nicola Grauso, che egli ha sempre detestato, sembrerebbe essersi preso a cuore almeno questo problema, quello del superamento di questa situazione pregolpista, del ripristino di un minimo di normalità, e c’era da aspettarselo, perché, pur con tantissimi difetti che ha, il dottor Piana è un uomo sostanzialmente pacato, dalla gradevole conversazione e che non vuole saperne di contatti coi giornalisti, e certe cose difficilmente gli sarebbero piaciute.
Tuttavia, dev’essere combattuta senza tregua l’idea che, col ristabilimento della normalità, che ha portato al trasferimento di certi ufficiali di Polizia dal fare inquietante e al ridimensionamento di taluni magistrati troppo protagonisti e disinvolti (De Angelis messo alla D.D.A. a occuparsi dei sequestri che non ci sono più, Marchetti uscito dalla D.D.A. e messo a inseguire le chimere di un terrorismo che difficilmente abiterà mai in Sardegna, Pani, il PM ANTIGRAUSO, rientrato definitivamente nei ranghi), tutti i conti siano saldati. Per chi si è reso protagonista della trucida stagione di intrighi, di complotti, di scorrettezze e di sangue che ha contraddistinto la magistratura cagliaritana negli anni dal 1996 al 1999 deve valere come per tutti il principio che CHI SBAGLIA PAGA.
Perciò, ministro Castelli, apprezziamo il suo impegno, ma non si fermi all’attualità; per favore, si occupi un attimino anche di noi cagliaritani, e delle pene dell’inferno che abbiamo patito, per una malagiustizia devastata al suo interno da faide interne e propalantesi all’esterno in numerosi, tragici errori giudiziari (ma talora le porcate sono state fatte con dolo), e ci dia la soddisfazione di farci sapere che nulla resterà impunito in eterno, non perché vogliamo vendicarci di qualcuno, ma perché che ad ogni misfatto segua una pena, ad ogni delitto un castigo, è il caposaldo di ogni giustizia, di ovunque e di sempre. E passi pure per le problematiche relative ai magistrati, ma secondo noi Giovanni Gaddone, Pietro Paolo Melis, Walter Camba e Adriano Peddio non dovrebbero stare in galera un istante di più … ci rifletta, signor ministro!!!