08 10 2004 - DALLA PARTE DI MARIA AUSILIA … C’ERANO ANCHE ALTRI CATTIVI!!!

Intendiamoci da subito, qui non si intende affatto contestare le sentenze emesse dalla magistratura di Cagliari e Lanusei, confermate dalla Cassazione, con cui Maria Ausilia Piroddi e i componenti di quella “banda” che andava nota col suo nome sono stati condannati alla galera a vita o comunque a pene severe per omicidi, attentati e quant’altro: le prove a carico della Piroddi, di Pischedda e soci erano granitiche, e poco spostava sul piano processuale la contestazione sulla credibilità della “pentita” Donatella Concas, forse a maggior ragione credibile se solo si immagina quanto sia difficile rastrellare “pentiti” in Ogliastra, non in questa città un po’ sfessata che è Cagliari.
Tuttavia, una cosa è chiara, ossia che Maria Ausilia Piroddi e Adriano Pischedda criminali e assassini lo sono di sicuro diventati, almeno tenendo fede alle sentenze consacrate dalla Cassazione, ma non lo sono nati, e nelle loro nefaste scelte che hanno terrorizzato per anni Barisardo e anche Tortolì, se ha pesato un’ambizione sfrenata, ha pesato non di meno anche lo scotto per certe ingiustizie che i due hanno personalmente subito o di cui sono stati testimoni.

C’è un filo rosso che porta all’annosa questione della Cartiera di Arbatax, laddove Adriano Pischedda, prima di passare a Forza Italia e aprirsi l’impresa di pulizie con la Piroddi, è stato sindacalista della CGIL e operaio della Cartiera, protagonista, in tali vesti, di clamorose azioni di protesta in urto con coloro che a Tortolì per i più diversi motivi tutti non disinteressati, remavano contro la Cartiera; passato a Forza Italia, e divenuto responsabile del partito di Berlusconi – al quale aderirà con molti distinguo di certi esponenti cagliaritani, anche la Piroddi – ingaggerà una furibonda polemica – dovuta a questioni di discariche – con un altro nemico della cartiera, poi singolare “postino” nel sequestro di Silvia Melis.
La stessa Maria Ausilia Piroddi, da segretaria della Camera del Lavoro di Tortolì, visse la stagione calda del tentativo di rilancio della cartiera, dalla stagnazione pluriennale alle speranze suscitate da Grauso con l’idea, in sé azzeccata ma sistematicamente boicottata, di coniugare il rilancio della cartiera a quello della forestazione, e dopo che, a seguito dell’esplosione dei virulenti e ben noti conflitti nella CGIL ogliastrina – che portarono anche all’omicidio di due sindacalisti – fu defenestrata dalla guida del sindacato, si constatò la figura barbina della CGIL che tradì i lavoratori astenendosi rigorosamente dallo stare al fianco dei soli che in quel momento storico potevano salvare la Cartiera, ossia Grauso e Mazzella, preferendo farsi esecutrice dei diktat che arrivavano da Emanuele Sanna e dintorni da Cagliari.
Gli ogliastrini, si sa, hanno un difficile carattere, e queste vicissitudini non giustificano in alcun modo la scelta di campo criminale della Piroddi e di Pischedda, tuttavia devono farci capire come dietro le inevitabili semplificazioni giudiziarie nella lettura di un’intera, tragica epoca storica per l’Ogliastra vi sia una tragedia sociale ben più ampia, di un territorio che vedeva il baratro del regresso alla pastorizia di sussistenza, di tante famiglie minacciate nella possibilità di una vita dignitosa, di certi personaggi che propugnavano, come unico modello di sviluppo, quel turismo cementificatorio al quale giustamente, oggi, il nostro grande Governatore ha posto un deciso freno, anche perché costruendo ville, villette e residence spesso si ricicla molto denaro sporco.
E di denaro sporco ce n’era pronto a fiumi in Ogliastra, sicuramente ad Arbatax dove, secondo le denunce di Paolo Marras, la ‘ndrangheta calabrese mirava a spiantare la Cartiera per costruire sui suoi appetibilissimi terreni qualche residence, forse a Gairo, altro paese travagliato dalle bombe, e perché no a Barisardo, paese con chilometri di coste bellissime e in larga misura ancora non sfruttate? Orbene, legami tra il gruppo Piroddi e la ‘ndrangheta, o altre entità di criminalità organizzata, non ne sono emersi, mentre vi sono svariati elementi che, opportunamente approfonditi, potrebbero collegare il partito anti-cartiera alla terribile organizzazione criminale calabrese, non senza le consuete commistioni massoniche, e allora l’interrogativo è questo: di attentati, tra Barisardo e Tortolì, ce ne sono stati tanti, ma chi dice che non possa essere accaduto che qualcuno, molto furbo, abbia abilmente sfruttato l’esistenza di una progressione criminale (vera) ascrivibile alla “banda Piroddi” ma determinata da motivi tutti interni alla faida nella CGIL, per attribuire alla banda, in termini tanto credibili da non consentire neppure ai giudici più attenti di valutare diversamente, anche fatti, più strettamente di terrorismo, a loro non ascrivibili?
L’interrogativo è serio, se si pensa che nel contesto delle indagini per il sequestro di Silvia Melis, quando il tenente colonnello Vernesoni, allora a capo del GOA della Guardia di Finanza di Cagliari, inviò all’autorità giudiziaria un dettagliato rapporto che inchiodava proprio un amico di Silvia, organico alla lobby di chi non voleva la cartiera, quale ideatore del sequestro, dopodiché il rapporto misteriosamente sparì, e iniziarono i guai per Vernesoni, accusato da vari “pentiti”, alcuni dei quali in rapporti con la solita ‘ndrangheta, di aver stornato quantitativi di droga in sequestro e da ultimo, addirittura, di aver fatto abbattere l’elicottero “Volpe 132”?
Siamo, evidentemente, dinanzi a una cricca ogliastrina in grado di condizionare le stesse mosse della magistratura e di incutere timore a chiunque, e siamo dinanzi a una serie di vicende misteriose e tragiche della storia recente ogliastrina e sarda che si intersecano come cerchi concentrici in un intreccio da capogiro, che, se disvelato, potrebbe doverci far davvero cambiare idea circa l’illusorio convincimento che in Sardegna non c’è la mafia. Ma intanto la Piroddi paga per tutti …