Pare che il Consiglio Superiore della Magistratura stia perdendo, per l’ennesima volta, una buona occasione per metter mano al problema annoso e incancrenito delle incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati ed avvocati a Cagliari.
Secondo indiscrezioni, la prima commissione dell’organo di autogoverno dei magistrati, presieduta dall’esponente di Magistratura Democratica Giovanni Salvi, si appresterebbe ad archiviare l’ennesimo esposto proposto al riguardo, inoltrato da un cittadino imputato in un procedimento presso il Tribunale di Cagliari nei confronti del sostituto procuratore Paolo De Angelis, con cui si denunciava, tra l’altro, la vicenda, già nota da tempo, inerente all’operatività nello stesso Foro di Cagliari dell’avvocato Luca De Angelis, fratello di quel pubblico ministero, nonostante l’incompatibilità sancita dall’articolo 19 dell’ordinamento giudiziario.
Il Consiglio Superiore, che pure appariva intenzionato a seguire una linea più rigida in tema di incompatibilità starebbe tornando sul punto alla vecchia linea, sottolineando la sufficienza del fatto che Luca De Angelis svolga la propria attività professionale esclusivamente nel settore civile a precludere ogni incompatibilità di sorta col fratello Paolo; invero, nel caso di specie, è fortunatamente cessata una nota ragione di inopportunità rappresentata dalla presenza di Luca De Angelis presso lo studio dell’avvocato comunista Michele Schirò, legale di molti imputati della Tangentopoli sarda.
Ancora una volta il CSM non coglie l’intera gravità del problema delle incompatibilità insistendo nell’applicazione di una propria normativa praeter legem che di fatto deroga alla legge, trascurando soprattutto il fatto che una democrazia e un ordinamento giudiziario che funzionino ordinatamente devono non solo reprimere le illegalità quando vengano commesse, ma in primo luogo prevenirle.
Orbene, è assolutamente indubitabile come, a prescindere dei bizantinismi delle distinzioni tra civile e penale, nuoccia al prestigio dell’ordine giudiziario il solo fatto che vi siano avvocati di una città che abbiamo quali mogli, padri, figli, fratelli e via dicendo (e non è certo solo il caso dei De Angelis Brothers) che fanno i magistrati in quella stessa città qualunque maligno potrebbe sospettare, a seconda dei casi, che l’avvocato si avvalga per la sua professione del credito derivante dal rapporto di parentela col magistrato, se non addirittura che il magistrato influisca trasversalmente sui colleghi per fare favoritismi nei confronti dell’avvocato, e l’ordinamento giudiziario, sul quale già troppe ombre sono state gettate, non può assolutamente permettersi di essere in balia di simili sospetti.
Pertanto, l’unica soluzione resta sempre quella, quella propugnata dal ministro Castelli, che gradiremmo avesse più fermezza al riguardo: l’incompatibilità sussiste sempre e comunque, indifferentemente dal fatto che uno eserciti nel civile e l’altro nel penale, e l’unica soluzione della stessa è il trasferimento dell’avvocato a lavorare presso altro foro o del magistrato presso altra sede.
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |