Oramai a Cagliari abbiamo toccato un punto di non ritorno, e quelli che apparivano solo sospetti un po’ paranoici sono divenuti, nel corso di anni e anni, troppo univoci e convergenti per non potersene trarre un solido supporto probatorio, per non doversene trarre le dovute conseguenze.
E’ ormai stato acclarato che opera in città una terribile associazione per delinquere, contraddistinta dalla più totale promiscuità tra coloro che figurano ufficialmente nell’elenco dei veri criminali e coloro che dovrebbero combatterli, formata da magistrati, personale della Polizia, avvocati compiacenti, imprenditori collusi con la mafia, giornalisti, trafficanti di armi e di droga, non esclusi veri appartenenti a Cosa Nostra siciliana e alla ‘ndrangheta calabrese.
Il caso Piroddi, di cui abbiamo parlato una settimana addietro, con tutti i suoi misteri, il sequestro Melis e le circostanze non chiarite circa il ruolo di personaggi legati alla ‘ndrangheta coperti da magistrati e poliziotti, la singolare coincidenza tra i desiderata di potenti esponenti politici, specie di sinistra (ma sarebbe meglio dire sinistri) e le congruenti azioni di certa parte della magistratura e delle forze dell’ordine, lo schifo del caso Volpe 132 con tutti i depistaggi e le fannullonaggini varie, la vicenda Santona con quell’ex “pentito” che denunciò un tentativo di incastrare calunniosamente Nicola Grauso per fatti di droga e stranamente, anni dopo, viene trovato “suicida” a Buoncammino, i misteri mai chiariti del caso Manuella specie per quanto attiene la base NATO di Decimomannu.
E ancora: le continue fughe di notizie dalla Procura e dalla Polizia intese unidirezionalmente a danneggiare certi personaggi scomodi, tra cui Grauso ma anche altri, le incursioni illecite di soggetti innominati nelle abitazioni e negli uffici dello stesso Grauso, le intercettazioni illegali a tappeto, le persecuzioni alla Torquemada contro magistrati onesti rei di non poter essere omologati a questi assetti di potere, le calunnie, le diffamazioni, gli abusi d’ufficio, i falsi ideologici, l’inerzia nella lotta al terrorismo, PM che si fanno regalare le villette da faccendieri, altri PM fotografati nell’atto di “sniffare” la cocaina presso le megaville di altri faccendieri, trafficanti di droga che si vantano di essere “figliocci” di potenti magistrati, falsi “pentiti” che fanno la spola tra Cagliari e Milano intenti a trasportare cocaina, altri “pentiti” arrestati con le mani nella marmellata, ehm nella droga, alla cui parola si da credito per infangare seri e infaticabili servitori dello Stato, tante fortune sospette rispetto alle quali nessuno sollecita l’apertura di uno straccio di indagine o di procedimento di prevenzione.
Chi conosce le cose di Napoli ha presente l’inquietante scenario che ha presieduto alla giubilazione di Agostino Cordova, un magistrato come pochi ce ne sono ancora che fa il magistrato senza guardare in faccia nessuno a sinistra o a destra, le allucinanti vicende di magistrati dai cui PC partivano email firmate Brigate Rosse, di altri magistrati che scarceravano a capocchia pericolosi camorristi guadagnandosi gli elogi di un sito internet già stimato contiguo alle Brigate Rosse e ad altre realtà eversive, per poi accanirsi contro i colleghi che davvero lottavano contro la camorra, di strane convergenze parallele, anzi triangolari, tra magistratura rossa, camorra e forze eversive; lo scenario che, a Cagliari, ha presieduto all’assassinio (ma lo chiamano “suicidio”) di Luigi Lombardini e al fare terra bruciata intorno a chiunque gli stava attorno è per certi versi simili, ma è perfino peggiore.
Veramente i cagliaritani, per il loro bene, dovrebbero pensare solamente alle paste la domenica mattina, dopo la passeggiata al mercatino di piazzale Trento o a quello di Sant’Elia, al Cagliari (invero ultimamente sempre meno esaltante), a tutto ciò che è rilassante, perché, se si pensa all’agghiacciante realtà nascosta sotto la retorica della “Città del Sole”, c’è davvero da rimanerne sgomenti.
Ma è anche giusto sapere, e perciò prima o poi pubblicheremo un dettagliato dossier che darà conto coi riscontri oggettivi di ciò di cui ora parliamo solo in termini di allarme per la democrazia e per la legalità nella nostra città.
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