24 11 2002 - COSENZA CHIAMA CAGLIARI: MUSICA NUOVA IN PROCURA!

C’era un bellissimo slogan del Maggio francese che recitava più o meno “la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”: ebbene è proprio quello che è avvenuto ieri a Cosenza, una delle tante città del Sud dove da tempo l’unica realtà palpabile, l’unico potere palpabile, sembrava essere quello delle tante Superprocure intente a gestire una criticabile antimafia i cui effetti sono paragonabili al voler svuotare il mare con un secchiello.
La manifestazione dei No Global, con la quale, oltre alla liberazione di tutti i “compagni” arrestati (peccato rovinare con queste accentuazioni una lotta sacrosanta: diciamo liberazione dei cittadini arrestati senza prove …), si chiedevano le dimissioni del capo della Polizia De Gennario, cosa su cui per motivi in parte diversi in parte uguali siamo D’ACCORDISSIMO, è stata, grazie anche all’ormai sperimentata abilità del ministro dell’interno Beppe Pisanu (che sembra aver convinto i poliziotti che la devono finire di comportarsi come teppisti), più che una manifestazione pacifica: è stata una festa, con un’intera città, dove certo non manca l’elettorato di centrodestra, che si è stretta intorno ai propri ragazzi, sbattuti ingiustamente in galera da una Procura che agisce come una scheggia impazzita e deviata del sistema, e poi il Procuratore di Cosenza ha pure la faccia tosta di lagnarsi per essere stato isolato … meglio farebbe a dimettersi, dato che ha perso ogni legittimazione agli occhi dell’opinione pubblica!

La vicenda di Cosenza dimostra che, se ci si da da fare solidalmente, superando le divisioni di colore politico e di interesse, la magistratura deviata può essere isolata e delegittimata, può essere fatta uscire dal comodo guscio della responsabilità per modo di dire, solo davanti a quell’organo corporativo e colluso che è il Consiglio Superiore della Magistratura; e se ciò avviene in Calabria, non si vede perché non sia lo stesso a Cagliari, dove tutti sanno che le varie inchieste sul caso Lombardini sono fondate sul delitto, sulla falsificazione, sulla menzogna e sull’ipocrisia, dove la Procura si è arrogata l’illegittima e sovversiva facoltà di decidere gli assetti dell’informazione regionale, dove i PM si accaniscono coi poveracci che rubano e spacciano droga, ma si guardano bene dal toccare i potenti.
La Procura di Cagliari dovrebbe essere, parimenti, isolata e delegittimata, non solo nelle persone di quei singoli PM che hanno commesso tante scorrettezze, e spesso anche delitti, per eseguire fedelmente gli ordinidelle obbedienze a cui appartengono, ma anche nelle persone di coloro, PM o giudici, i quali, per vigliaccheria o per collusione, hanno autorizzato  e tollerato; chi ha commesso misfatti deve sentire l’asprezza dell’isolamento intorno a sé, di modo che, come successe a Palermo al procuratore Giammanco, ritenuto reo di non aver appoggiato e anzi, contrastato aspramente Giovanni Falcone, traggano le debite conclusioni e se ne vadano. A prescindere dal fatto che nella Procura di Cagliari c’è una situazione di totale illegalità, quanto a PM, come Mura, Marchetti, De Angelis, che stanno lì da più di dieci anni, consolidando posizioni di potere intollerabili, nonostante le raccomandazioni del C.S.M. “sconsiglino” la permanenza di un magistrato nello stesso ufficio per più di dieci anni.
Ma forse, nella coscienza dei cagliaritani, questo è già avvenuto da tempo … la giustizia era Luigi Lombardini, gli altri sono persone inaffidabili, lo dimostra, per quel che vale, il nostro sondaggio (assolutamente non truccato) secondo cui i visitatori del nostro sito ritengono i magistrati di Cagliari, a maggioranza assoluta, “una banda di mafiosi”; ma Piana è sempre lì, e così Mura, Marchetti, De Angelis, e questo fa comprendere che grossa contraddizione del sistema è quella per cui il PM non è un rappresentante del popolo, che ad esso risponde, ma un funzionario pubblico, che risponde solo alla sua stessa corporazione … forse sarebbe ora, come negli Stati Uniti, di introdurre l’elezione popolare dei procuratori, di modo che, quando agiscono male, dopo due anni li si possa mandare a casa.
Riuscite a immaginare che sarebbe successo nel 1997, se il procuratore capo di Cagliari non fosse stato nominato dal C.S.M., ma eletto dal popolo? Noi crediamo di si, e Silvia Melis sarebbe tornata a casa ben prima dell’11 novembre , e un grande magistrato non si sarebbe suicidato, ma starebbe lavorando alacremente per ripulire la città dai veri delinquenti.