29 11 2002 - CONTRO LO SCHIFO DELLE INCOMPATIBILITA’ BATTIAMOCI A COLPI DI “LEGGE CIRAMI”!!!

A quasi quattro anni dalla sua originaria denuncia, ad opera sia de L’UNIONE SARDA – quando era ancora un giornale, e non era ancora tornata la carta con cui i fruttivendoli impacchettano le mele – sia, con un autonomo esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di Nicola Grauso, il problema, anzi il bubbone, delle incompatibilità di ogni genere dei magistrati cagliaritani, sia quelle di natura parentale tra di loro o con avvocati loro coniugi o congiunti, sia quelle, la cui stessa esistenza giuridica è poco nota alle masse, derivante dal divieto che un magistrato stia in uno stesso ufficio per oltre dieci anni, continua ad essere irrisolto, minando la già non eccelsa credibilità della magistratura della Città del Sole.
I nostri cari giudici e PM sembrano quasi non rendersi conto dello scandalo, dell’estrema inopportunità di una situazione che sarebbe intollerabile in molti altri uffici pubblici, e anche in molte aziende private: ti giri, ti rigiri, e dappertutto vedi parentele, sono tutti imparentati. Come puoi avere fiducia nella giustizia, come puoi non pensar male (col che, come dice Andreotti, si commette peccato ma spesso ci si azzecca) e ritenere malignamente che certe delicate questioni di giustizia vengano trattate e risolte in un’alcova o, meno volgarmente, nel corso di un pranzo familiare?

Il Consiglio Superiore della Magistratura cessato quest’ultimo settembre (il peggiore che abbiamo mai avuto) ha creduto di risolvere con faciloneria e superficialità un problema reale quale quello di cui si discorre, attaccandosi, per la maggior parte dei casi, al dato formale per cui, laddove vi sono giudici fratello e sorella, o marito e moglie, o tale situazione si verifica tra un giudice e un PM, o tra un magistrato e un avvocato, non c’è incompatibilità se l’uno svolge le sue funzioni nel civile e l’altro nel penale (situazione, questa, preesistente per alcuni dei magistrati incompatibili, per altri puntualmente creata dal presidente del Tribunale, dottor Antonio Porcella, che ha dovuto spostare Anna Cau, già giudice collegiale alla I sezione penale, e Maria Teresa Spanu, già pretore e giudice monocratico penale, mogli rispettivamente di Mauro Mura e Paolo De Angelis, dal penale al civile, e inoltre Cristina Ornano, già giudice civile, al penale a causa del suo coniugio con l’avvocato Carlo Augusto Melis, attivo soprattutto nel civile).
Tuttavia, si ha voglia a voler proporre queste interpretazioni estensive, della serie che le norme si applicano ai nemici (come alla giudice del lavoro Lucia Perra, rea di appartenere a Magistratura Indipendente) e si interpretano con gli amici, perché gli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, al di là dell’interpretazione distorta e di comodo, tanto per cambiare illegale, che ne ha fornito il C.S.M., sono chiari e netti nel loro dettato, e le incompatibilità da essi stabilite si estendono agli interi uffici giudiziari in considerazione, indipendentemente dal fatto che il magistrato o l’avvocato interessato lavori nel settore civile o nel settore penale.
E non è una questione formalistica, perché le interferenze tra i diversi settori della giurisdizione sono molto più ampie di quanto la semplicistica distinzione tra civile e penale potrebbe far credere: ad esempio, molti ignorano che il PM esercita funzioni anche nel settore civile (l’applicazione dell’art. 2409 del codice civile contro Grauso ne fu un esempio eclatante) e che, quando nei processi penali taluno si costituisce parte civile e chiede il risarcimento dei danni, il Tribunale, per non dilungarsi in questioni per cui spesso non ha la competenza tecnica, rimette la liquidazione del danno alla “separata sede civile”, e potete immaginarvi che allegria se, putacaso, il giudice civile che deve decidere è coniuge o fratello o padre o figlio di uno dei giudici che ha concorso alla decisione in sede penale, o del PM che vi ha sostenuto l’accusa.
Pertanto, non è ammissibile che il problema si risolva così sbrigativamente come il C.S.M. e il dottor Porcella (il cui rigore, ahinoi, pare si scontri in modo eclatante con la lazzaroneria di certi suoi giudici) hanno creduto di poter fare: se ci sono PM o giudici, non importa se civili o penali, parenti di avvocati, o se ci sono giudici o PM imparentati tra loro che lavorano in uffici giudiziari che interferiscono, hanno voglia di filosofare: si devono levare dai piedi subito, a son’e corru come dicevano i vecchi cagliaritani, e senza che si conceda loro, come si è concesso a tale Piana Paolo, figlio di tale Piana Carlo, di aspettare mesi, se non anni, che si liberi un posto a Cagliari: se il posto disponibile è a Castrovillari o a Gela, che vadano a Castrovillari o a Gela!
Senza contare che pian pianino, in sordina, grazie al colpevole e colluso silenzio de L’UNIONE SARDA (de LA NUOVA SARDEGNA manco parliamo, essendo questa da sempre lo House Organ della Procura), qualche situazione di incompatibilità, o quanto meno di inopportunità, che sarebbe intollerabile anche per l’elastico C.S.M. si è andata ricreando, come per quanto attiene la posizione dei cugini Andrea e Giovanni Massidda, il primo sostituto di Carlo Piana, il secondo giudice della sezione penale presieduta da Francesco Sette, a quanto pare spostato al penale dal civile per fare posto alle sue colleghe incompatibili Cau e Spanu; e senza contare le posizioni di magistrati come Mario Marchetti, Vincenzo Amato, Giovanni Dessy e soprattutto Paolo De Angelis, quest’ultimo vero e proprio collezionista di situazioni irregolari, inopportune e .. non vogliamo andare avanti .. che, in contrasto rispetto a quanto dispone una circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, stanno nello stesso ufficio da oltre dieci anni, rafforzando e consolidando posizioni di potere intollerabili in un ufficio giudiziario, che proprio per questo il C.S.M. vorrebbe evitare, anche se, come sempre, non fa nulla per applicare le sue stesse direttive, come quella che vieta ai magistrati di aderire alla Massoneria che è un’autentica presa in giro, perché vengono puniti i magistrati che con franchezza ammettono la loro appartenenza a una loggia e non quelli che aderiscono in modo “coperto”, magari a una loggia deviata.
La situazione è scandalosa, davvero schifosa, ma al di là di mere declamazioni moralistiche che risulterebbero fastidiose lasciando il tempo che trovano, un rimedio c’è: la legge Cirami. Non è forse una situazione di “legittimo sospetto” quella che sussiste in uffici giudiziari non in grado di lavorare con serenità e imparzialità a causa della ragnatela delle incompatibilità parentali?
E allora, che tutti gli avvocati, almeno quelli non cortigiani e non collusi con certa magistratura, incomincino a proporre raffiche di istanze di spostamento dei processi ai sensi della legge Cirami per “legittimo sospetto”: la Cassazione dovrà prendere atto dello squallore della situazione cagliaritana e, quando a Palermo cominceranno a fioccare i trasferimenti di processi cagliaritani, vedrete che forse il Ministro della Giustizia e il C.S.M. si attiveranno per rimuovere le cause del “legittimo sospetto”, vale a dire le situazioni di incompatibilità. E molti giudici e PM che, con arroganza, fanno finta di non vedere il problema (o magari come certa Corradini Grazia, anche lei incompatibile col marito avvocato, ci scrivono sopra esposti al C.S.M. per denunciare l’atteggiamento de L’UNIONE SARDA – quella di Grauso e Liori – nei confronti della magistratura), e non sono disposti, per ovviarvi, neppure ad accettare un modesto trasferimento a Oristano, un’ora di macchina da Cagliari, stavolta dovranno muovere il culo, e ci auguriamo con destinazioni molto remote … all’estero sarebbe il massimo, ma l’Unione Europea ancora non consente questo, non possiamo pretendere tanto!