Negli anni Settanta il servizio segreto unico e militare SID, di vedute ristrette e un po’ troppo infiltrato dagli uomini di quel birichino del “venerabile” Licio Gelli, non conosceva ragioni: quando un magistrato prendeva pubblicamente posizioni a favore della sinistra, specie estrema o, cosa assai rara per l’epoca, appariva strumentalizzare le proprie funzioni a fini politici (di ciò fu tacciato, tra gli altri, guarda caso, l’odierno Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio per l’istruttoria su Piazza Fontana), finiva fatalmente in uno schedario, destinato a magistrati ritenuti “controindicati politicamente e/o per onestà”: tra questi vi furono anche giudici cagliaritani, tra cui il leader storico di Magistratura Democratica Enrico Dessì, organico al PCI/PDS/DS fino al midollo, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Cagliari Francesco Sette (già militante di Potere Operaio) e il Presidente della Corte d’Assise Alessandro Lener.
Il giornalista e scrittore Giancarlo Lehner, di area craxiana, autore di molti interessanti libri sulla cancrena della giustizia italiana, ebbe a commentare questa prassi schedatoria dei servizi segreti stroncandola come contraria a ogni principio di libertà e anche ottusa, ma pose, nel suo bel libro “DUE PESI, DUE MISURE”, un interrogativo: non sarebbe forse più coerente col sistema democratico che quei magistrati che rivendicano tanto vibratamente, in nome della libertà di pensiero, il diritto di esprimersi politicamente, e altresì fanno pesare la politica nell’esercizio delle loro funzioni, andassero a fare politica da privati cittadini, e restituissero alla magistratura i crismi dell’indipendenza e dell’imparzialità?
Tanti magistrati si candidano e si sono candidati, di fatto, al Parlamento nazionale e a quello europeo, e molti sono stati eletti, dallo storico Luciano Violante, a Giuseppe Ayala, a Peppino Di Lello, a Carlo Palermo, da ultimo alla ineffabile Elena Paciotti, ex presidente della A.N.M. (insieme in verità a magistrati di destra, come Alfredo Mantovano, Roberto Centaro, Nitto Palma, che però non hanno mai fatto politica nell’esercizio delle loro funzioni), ma si sa, a parte che neppure bilanciano il numero di avvocati, di tutti i partiti, che come professione dominano decisamente nel Parlamento, non tutti possono fare questa mossa: qualcuno deve rimanere a fare il lavoro sporco e, soprattutto, a presidiare il fortino della giurisdizione. Giancarlo Caselli, che è il più intelligente del pattuglione dei giudici rossi e che è sempre riuscito a trovarsi al posto giusto nel momento giusto (mirabile come riuscì a sfilarsi dalla Procura di Palermo dopo il caso Lombardini e prima dell’assoluzione di Andreotti), l’ha capito bene, e infatti non ha mai accettato i posti di deputato o di ministro che di volta in volta gli sono stati offerti.
Certa magistratura, approffittando del mutamento degli equilibri politici seguito al crollo del muro di Berlino e, soprattutto, della crisi dei partiti dell’epoca di Tangentopoli (partiti che non sono scomparsi totalmente a favore dei semplici comitati elettorali all’americana, neppure Forza Italia, pur tanto incentrata sulla figura carismatica di Silvio Berlusconi, lo è, ma che non torneranno mai ad essere i moloch onnipotenti che erano fino agli anni Ottanta) si è ormai irrimediabilmente abituata a compensare le mille frustrazioni che le derivano dallo svolgere un mestiere ingrato e malpagato (confrontare gli stipendi medi delle toghe di media-bassa fascia coi guadagni di un medio avvocato per credere), con la pretesa di esercitare un potere politico che non segue le regole del gioco democratico, un potere di interdizione fondato sul condizionamento che il paventato o l’effettivo esercizio dell’azione penale può imporre alle forze politiche, imprenditoriali e sociali, estrinsecandosi dall’accanimento degno di miglior causa contro Silvio Berlusconi e Cesare Previti dei prodi Gherardo Colombo e Ilda Boccassini, o da quello anch’esso degno di miglior causa contro Nicola Grauso dei Carlo Piana, Guido Pani, Gian Giacomo Pisotti, Paolo De Angelis e compagnia cantante, alla perenne sospensione della spada di Damocle sul capo di Massimo D’Alema in relazione a fatti e misfatti delle Cooperative Rosse.
La cosa triste è che questi magistrati sono sicuramente, salvo le ovvie eccezioni, persone oneste, che non si comportano così per arraffare denaro o privilegi, che sempre salvo le ovvie eccezioni continuano a vivere di stipendio, e quindi l’unico movente che li spinge a comportarsi in questo modo è una smodata brama di potere per il potere, né più né meno come Benito Mussolini, il quale oppresse l’Italia per un ventennio ma non riuscì o non volle rubare neppure una lira per sé e per i suoi familiari, che infatti conobbero gli stenti dopo la morte del Duce.
Sono questi gli uomini che fanno paura, molto più dei ladri, molto più di corrotti e corruttori, ma il male peggiore è che essi, dietro il paravento di un impiego statale, pagati dallo Stato continuano a fare politica, senza sottoporsi alle regole e ai giudizi propri del sistema democratico: una situazione che ahinoi, nonostante l’Euro e le tante vanterie sull’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, di cui vanta anche il Presidente, ci avvicina molto più a certe situazioni sudamericane, all’Argentina e al Venezuela dove i militari mostrano denti e muscoli non appena governi democraticamente eletti non vanno loro a genio, che a quelle di una moderna democrazia (tanto per fare un paragone, in Spagna, il temutissimo giudice Garzon prende si di mira anche lui Berlusconi, ma non si fa scrupolo neppure di bandire il partito fiancheggiatore dell’ETA).
Occorre gridarlo forte e chiaro a questo punto: questi non sono magistrati. Sono politici, politicanti in piena regola, che hanno usurpato dei posti di magistrato per fare impunemente la loro politica, e questo è radicalmente incompatibile con l’imparzialità della magistratura e con le regole del gioco democratico. Nell’antica Roma, la situazione avrebbe richiesto il famoso Senatusconsultus Ultimus, ma nella moderna Roma c’è, in senso metaforico, un Senato all’altezza della situazione, al di là di quello presieduto dal professor Pera dove, a giudicare dalle foto esibite da Willer Bordon, pare abbondino soprattutto i “pianisti”?
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