27 11 2002 - CHI NON E’ D’ACCORDO CON PILIA O E’ UN LADRO O E’ UNA SPIA

Pare proprio una guerra, il processo Melis, anche nella più ovattata sede della Corte d’Appello di Cagliari.
Dopo il comiziaccio da girotondini del dottor Ganassi, che pare Nanni Moretti voglia ingaggiare per il prossimo evento, e il più misurato intervento del dottor Mura, cui l’età matura ha ispirato anche un comportamento più maturo, è tornato il turno dei comiziacci, stavolta ad operadel difensore di parte civile, o meglio il difensore-fidanzato di Silvietta Melis la sequestrata libera e bella, l’avvocato Paolo Pilia, il quale, rifacendosi a quanto già detto da Ganassi, ha in sostanza chiesto alla Corte d’Appello di voler costruire un fossato infestato dai coccodrilli intorno alla discutibile verità processuale derivante dalle deposizioni della stessa Silvietta, unica sequestrata al mondo in grado di poter udire Lilli Gruber leggere il TG durante la prigionia (e di amenità simili nelle sue deposizioni ne trovate altre), attaccando a testa bassa i difensori di Grazia Marine &Company, forse colpevoli, o forse solo rei di essere stati incastrati dentromeccanismi più grandi di loro da chi, avendo fallito totalmente lapropria opera, avendo dovuto elargire ai veri custodi di Silvietta l’impunità oltre che denaro di Stato, aveva assoluto bisogno di consegnare dei colpevoli all’opinione pubblica, specie perché dopo la morte di Luigi Lombardini sarebbero stati facili i raffronti.

Saremmo curiosi di sapere se l’avvocato Pilia, che pare abbia conquistato il cuore di Silvietta Melis dopo che questa era sentimentalmente legata a tale Vincenzo Ammendola, prima persona ad accorgersi del suo prelievo il 19febbraio 1997, la penserebbe egualmente rispetto alla brutta vicenda giudiziaria che l’ha interessato in prima persona relativamente alle indagini sull’omicidio del carabiniere in pensione Giovanni Tangianu da Tortolì, pare da porsiin correlazione ad alcuni aspetti oscuri dello stesso sequestro Melis, laddoveda difensore del turbolento Adriano Pischedda da Barisardo, braccio destrodella “Zarina” Maria Ausilia Piroddi, divenne indagato addirittura per concorsoin omicidio. Un’accusa a cui noi non possiamo assolutamente credere, nonsappiamo se l’avvocato Pilia sia già stato prosciolto per la stessae comunque, anche se non fosse, glielo auguriamo, però c’èda chiedersi: farebbe piacere all’avvocato Pilia che quel teorema di accusarimanesse, nonostante ogni contraria evidenza, inalterato nei secoli, finoalla sua condanna avanti a una Corte d’Assise?
Crediamo proprio di no, e pertanto invitiamo l’avvocato Pilia a una attenta riflessione, in particolare a considerare se, come difensore di parte civile, il suo compito debba per forza essere, come quello dell’avvocato dei pentiti Luigi Li Gotti quale difensore della famiglia Calabresi contro Adriano Sofri, quello di cooperare, anche col più sgangherato teorema dell’accusa, a trovare un colpevole purchessia, al quale far appioppare provvisionali milionarieche non potrà magari manco pagare, ovvero quello di cooperare all’accertamentodella verità.
A meno che non sia proprio Silvietta che vuole evitare questo, non sappiamo se per la vicenda da lei denunciata, ossia le minacce di ritorsioni su persone a lei vicine fatte dal “Gatto” che sarebbe riuscita a intravvedere casualmente, ovvero, come si mormora in ambienti vicini al SISDE, il fatto che, come anche Giuseppe Vinci, avesse buoni motivi di benevolenza nei confronti di almeno uno dei custodi, che del resto neppure lo Stato volle e vorrà mai perseguireper questo strano sequestro, di cui ancora sappiamo meno che niente quantoalla fase dal prelievo fino al fallito tentativo di pagamento del riscattodell’11 luglio, come continuiamo a ignorare, volendo essere benevoli, perchésiano state interrotte, abbandonate tutte le investigazioni nella zona diTertenia, dove sarebbe stata vista semidistrutta in una cava un’autovetturadel tutto simile alla Alfa 164 bordeaux con cui avvenne il prelievo di Silvietta,e che pare abbia incuriosito Giovanni Tangianu tanto da costargli la vita.
Ma noi non crediamo che Silvietta faccia così, continuando a riproporci la solita recita trita e ritrita (e ora il suo difensore-fidanzato vuole evitarerepliche) per proteggere dei banditi: la sindrome di Stoccolma non puòdurare così tanto. Noi sappiamo che Silvietta vorrebbe ma non può,non ha nessun motivo di accusare persone che potrebbero anche essere innocenti,ma ci sono tante cose che deve tenere nascoste, che certi personaggi nelgiro degli inquirenti ben sanno, ma che si astengono, per il momento, a sottoporrea un Tribunale purché lei, Silvietta, faccia la brava ragazza, anzila brava attrice, e ripeta a memoria il copione che ha imparato senza alcunavariazione.
Noi possiamo dire solo una cosa: a marzo 1997 Luigi Lombardini, per curiosità personale s’interessò a conoscere dove fosse custodita Silvietta Melis, seppe dai suoi confidenti arzanesi che si trovava nella zona di Tertenia masoggiunse, a una persona a lui molto vicina, che Silvietta “stava benissimo dove stava”, astenendosi da ogni intervento, mentre tra luglio e ottobre 1997lo stesso Lombardini si agitò freneticamente, timoroso per la sortedell’ostaggio.
Allora, come mai questo salto di qualità? Quale sequestro era ilsequestro di Silvietta Melis da luglio a novembre, e quale sequestro erada febbraio a luglio, se era sequestro? (non sono mancate illazioni a dubitareanche di questo, anche da fonte autorevole come il senatore Alessandro Pardini).
Prima o poi lo sapremo. Per ora, la recita continua, non sappiamo se all’insegna del teatro dell’assurdo, di Pirandello o di chissà che … confidiamo nel presidente Zagardo e nei suoi giudici perché la piece teatrale non diventi troppo stucchevole, specie nella conclusione dell’atto secondo: la sentenza.