17 03 2004 - CERTE COSE FANNO RABBRIVIDIRE!

Tutti erano forse convinti che Maria Ausilia Piroddi, la rampante esponente comunista della CGIL ogliastrina, poi trasmigrata in Forza Italia (per fortuna senza grande sostegno dei vertici regionali), che, secondo l’accusa rappresentata dai PM Mario Marchetti e Fabrizio Tragnone, avrebbe costituito in Barisardo un vero e proprio sodalizio mafioso per impadronirsi del Comune a suon di bombe e di intimidazioni (accusa da cui è stata assolta in primo grado dal Tribunale di Lanusei), e che è stata comunque condannata anche in appello per gli omicidi dei sindacalisti CGIL Franco Pintus e Sandro Demurtas, avesse agito, in questo crescendo criminoso, in perfetta solitudine insieme a pochi accoliti, come quell’Adriano Pischedda indicato come suo amante e principale fiancheggiatore.
Da una fonte di provata affidabilità ci giunge però una notizia agghiacciante, secondo cui la Piroddi avrebbe potuto prosperare impunita per tanto tempo poiché, ben lungi dall’essere sola, avrebbe goduto a lungo dell’attivo fiancheggiamento di un potentissimo esponente politico del PDS, il quale, forte dei suoi agganci un po’ dappertutto, sarebbe riuscito addirittura a strumentalizzare a favore della Piroddi taluni apparati di Polizia, che avrebbero tenuto sotto intercettazioni illegali i sindacalisti della CGIL avversari della “zarina” di Barisardo.

L’allucinante confidenza rischia di saldarsi con la estemporanea esternazione di Adriano Pischedda (subito messo a tacere dal suo difensore Paolo Pilia, legale anche di Silvia Melis) al processo di primo grado sull’associazione mafiosa a Lanusei, secondo cui addirittura un poliziotto del Commissariato di Tortolì avrebbe in un’occasione cooperato all’incendio di un’autovettura rientrante nelle attività intimidatorie della “banda Piroddi”; in attesa di saperne di più, questo non fa che confermarci ciò che sapevamo da tempo, ossia l’esistenza a Cagliari, almeno fino a un certo tempo, di apparati di polizia deviati e incontrollati che rispondevano direttamente, fuori da ogni regola, a magistrati ed esponenti politici, e che l’esponente politico di cui non intendiamo ora fare il nome, anche se ne abbiamo già parlato, che starebbe dietro a queste commendevoli imprese è un figuro losco e criminale oltre ogni più cupa aspettativa.
Che fa la magistratura? Naturalmente non fa niente, o meglio quando qualcuno ci tenta, trova in questi casi giudici stranamente garantisti …