15 10 2002 - C’ERA UNA VOLTA IL QUOTIDIANO DI CAGLIARI

Colui che da oltre tre anni è l’editore de L’UNIONE SARDA, l’esoterico Sergio Zuncheddu, in affari con le potenti Cooperative rosse di Reggio Emilia per il tramite della potentissima Cooperativa Cento di Monserrato, è un uomo che ha enormi debiti di riconoscenza nei confronti della magistratura, non tanto del non crediamo esoterico dottor Carlo Piana, che pure pare non abbia scatenato sulla nuova proprietà del quotidiano cagliaritano lo stesso ambaradan che scatenò sul gruppo Grauso nonostante l’adozione di (leciti) strumenti di organizzazione aziendale in gran parte simili (ad esempio la separazione della testata dal centro stampa), quanto di altri esoterici magistrati che avrebbero chiuso più di un occhio su certe cosette, forse istruendo la Polizia affinché non rispondesse, circa otto anni fa, a qualche domandina, non proprio alla Amadeus, del dottor Agostino Cordova, uno che sulla Massoneria ha fatto troppo baccano, ma qualche cosa losca la ha pure scoperta.

Si capisce perché la linea editoriale che l’esoterico Zuncheddu, per il tramite dei docili direttori che di volta in volta si sono alternati (come Roberto Casu, bravo giornalista ma di debole personalità) è quella del silenzio … tacere, tacere, tacere … non parlare assolutamente, né nel bene né nel male, di quelle vicende che possano disturbare il manovratore … ben inteso non quello esoterico perennemente dilaniato da faide interne (da poco, ad esempio, è apparso, sia pure nella Cronaca di Nuoro, un articolo apologetico della Comunione massonica di Piazza del Gesù, ove costoro esprimevano giudizi sferzanti nei confronti del Grande Oriente d’Italia) tanto da indurre, forse, uno come Armandino Corona, che le zozzerie le ha sempre combattute, a dare le formali dimissioni dalla Massoneria e a tornare ad occuparsi di politica, bensì il manovratore in toga, quello del Palazzaccio di Piazza Repubblica, di questo fortino piazzato come un corpo estraneo nel cuore del cuore della città ove vivono tanti giudici e PM in perenne apprensione, perché ne hanno combinate davvero tante, e ogni giorno che passa devono dedicare il 50 per cento del loro tempo a fare quanto di lecito e di illecito possibile per occultare le prove delle loro malefatte, e il restante 50 per cento, o quello che ne resta, a lavorare, naturalmente bene attenti a non toccare interessi forti (finché si trattava di toccare Grauso tutto era lecito) di personaggi, più o meno loschi dietro le parvenze di rispettabilità, con cui magari poi questi giudici e questi PM si incontrano a cena, preferibilmente allo “Scoglio”, o direttamente presso qualche loggia, secondo noi piuttosto coperta e deviata che palese.
Il caso del detenuto ex collaboratore di giustizia Paolo Santona, suicidatosi a Buoncammino dopo aver lasciato a un cronista de IL GIORNALE scottanti confidenze sulle malefatte che un magistrato commetteva e voleva fargli commettere, come ad esempio far incastrade degli innocenti piazzando loro la droga in casa, è solo l’ultimo degli esempi, con L’UNIONE SARDA che non ha fatto neppure un piccolo cenno a queste cose, limitandosi a dire che sui due suicidi, mettendo quello di Santona nello stesso mazzo con quello di un altro detenuto, se ne sarebbe occupata la Procura di Cagliari, ufficio al quale apparterrebbe il magistrato, anche lui esoterico, accusato da Santona.
Quando c’erano Nicola Grauso editore e Antonangelo Liori direttore, ma addirittura anche quando c’era ancora la proprietà ex SIR (e, si diceva, il quotidiano era controllato da Armandino Corona), e il direttore era il vecchio Fabio Maria Crivelli, che era iscritto alla P2 ma che per noi è la dimostrazione vivente di come piduista non sia uguale a mascalzone, si faceva tanto giornalismo d’inchiesta, anche sui traffici d’armi ed argomenti altrettanto scottanti, non c’erano tanti timori reverenziali nell’occuparsi delle cose del Palazzaccio; insomma, L’UNIONE SARDA era un vero organo di informazione, ci si potevano trovare I FATTI e non solo la cronaca spicciola che serve solo a riempire vacuamente le pagine, al pari de LA NUOVA SARDEGNA che, se è vero che per qualche anno è stata connotata da una faziosità senza limiti nei confronti di Grauso e Lombardini (forse frutto dell’influenza dell’ex socio di minoranza del principe Caracciolo, tale Flavio Carboni da Torralba, le cui mirabolanti imprese sono note all’universo mondo e il cui ultimo arresto per riciclaggio di denaro sporco risale al 2000, e che una volta si permise di querelare Armandino Corona per aver questi detto la verità), è sempre stata comunque anch’essa un organo di informazione, facendo anch’essa inchieste coraggiose su vicende scottanti.
Ora siamo al paradosso che l’unico quotidiano in Sardegna che fa informazione è LA NUOVA SARDEGNA, la cui linea politica è quella che è e ci piace poco, alcuni dei cui giornalisti ci piacciono ancor meno, ma tant’è, l’esoterico Zuncheddu ha fatto questa scelta, di privare Cagliari del suo quotidiano, di tornare alla logica del giornale che viene comprato dalla maggior parte degli abitanti di Cagliari, dove da tempo non usano più i manifesti funebri murali, solo per leggere i necrologi, o al limite viene accantonato dai fruttivendoli per incartarci, il giorno dopo, la frutta e la verdura che vendono.
E’ triste, molto triste, per una città come Cagliari che, col genio di Renato Soru, continuatore di quello di Nicola Grauso, è divenuta la capitale europea di Internet, ed è ancor più triste pensare che alla fin fine Zuncheddu non ha rubato niente, in sostanza ce l’ha messo la Procura con la mitica cappellata del 2409 contro Grauso … forse forse, se sulla testata de L’UNIONE SARDA ci fosse scritto DIRETTORE: CARLO PIANA ci sarebbe molta meno ipocrisia, anche se dubitiamo che comunque il dottor Piana, che non ci pare ami molto i giornalisti, sarebbe il vero direttore, forse bisogna cercare di altri al terzo piano del Palazzaccio che Luigi Lombardini odiava tanto.