09 05 2004 - CELLINO E IL CENTRODESTRA, MATRIMONIO DI CONVENIENZA

Ha destato sorpresa il fatto che Massimo Cellino, dopo le dichiarazioni a favore di Renato Soru e la disputa con l’inutile sindaco di Cagliari, il barone della sanità privata Emilio Floris, sul problema del Sant’Elia, abbia alfine accettato la candidatura col centrodestra.
Ufficialmente, Cellino sostiene di essere rimasto lusingato da un colloquio con Silvio Berlusconi, di essersi sentito importante per la sua terra e da questo spinto a impegnarsi in prima persona, e ha anche velatamente “bacchettato” Soru affermando che devono essere i politici a guidare le coalizioni.

Quest’ultima ci pare una critica fuori luogo: la sfiducia nei politici di professione è radicata, tanto è vero che la strada degli “esterni” è stata privilegiata da ben prima che Renato Soru scendesse in campo, dato che Federico Palomba era un magistrato (distaccato al ministero) e Mauro Pili è un giornalista che veniva dalla conquista di Iglesias, storica roccaforte socialcomunista, con una lista civica.
Ma tornando a Cellino, sorge spontaneo il dubbio che ciò che l’ha determinato a scendere in campo con le truppe berlusconate siano stati proprio i suoi dissidi con l’inutile sindaco di Cagliari, la lontananza nel tempo (2006) dell’occasione elettoralmente data per mandarlo a casa con l’uno o con l’altro schieramento, la determinazione nel perseguire il progetto di dare al Cagliari calcio, ma anche alla città, un impianto degno di una metropoli del mediterraneo quale è la nostra città, senza far scontare a questa, magari, l’umiliazione di portare i rossoblù a giocare ad Assemini.
Ovviamente, il centrodestra si attenderà il contraccambio, auspicabilmente rappresentato dal voto massiccio per il loro presidente dei tifosi del Cagliari ormai lanciato verso una quasi raggiunta promozione in serie A, ma questa è una scommessa incerta, perché non sempre i consensi sportivi si tramutano automaticamente in consensi politici, e lo sa bene Berlusconi, dato che il Milan continua ad essere una squadra con una solida fetta di tifosi di sinistra, mentre la squadra di destra, a Milano, è e resta l’Inter.
Insomma, intendiamoci, alla fin fine la candidatura di Cellino sarà ininfluente per le sorti delle elezioni regionali: non farà il pieno dei voti dei tifosi del Cagliari (chi è di sinistra resterà di sinistra, e i Furiosi, poi, lo odiano benché politicamente di destra), continuerà ad essere visto con sospetto da quelli che ha trattato a pesci in faccia come Emilio Floris, le elezioni le vincerà Renato Soru, che non ha bisogno di questi nomi altisonanti per mascherare le imposizioni di Arcore, le candidature partorite in Loggia, i cascami del caso Ranno-Fideuram.
Ma, forse, il presidente del Cagliari si troverà in una posizione di maggior forza verso il Comune, che difficilmente potrà resistere a sollecitazioni, intese a risolvere la grana Sant’Elia, provenienti direttamente da Berlusconi.
Un altro trionfo della politica romana: buon pro ti faccia, presidente!