Noi di MALA IUSTITIA CARALITANA non abbiamo mai nascosto il nostro giudizio positivo sul conto di Silvio Berlusconi come politico e di Forza Italia, soprattutto per il ruolo svolto nel tentativo di favorire riforme della giustizia che la rendano più giusta e meno scandalosamente politicizzata, ma stavolta dobbiamo proprio fare una critica: non ci siamo, Cavaliere!
La sentenza emessa dalla Sezioni Unite della Cassazione sulla richiesta di rimessione dei processi SME, IMI-SIR e Lodo Mondadori, che come è noto ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Berlusconi e di Cesare Previti, sarà forse criticabile, anche se bisognerà attenderne le motivazioni per poterla commentare con cognizione di causa, soprattutto per chi, come appunto Berlusconi e Previti, sostiene che a Milano la situazione degli uffici giudiziari sia talmente deteriorata da non consentire un giudizio sereno sul loro conto.
Invero, se non Berlusconi, la cui laurea in giurisprudenza risale al 1961 e, come quella del compianto Gianni Agnelli, non è stata mai messa in opera, e Previti, da sempre avvocato civilista, i loro legali, persone preparate del calibro di Niccolò Ghedini, dovrebbero ben sapere che la dimostrazione della sussistenza del “legittimo sospetto”, dei presupposti per la rimessione è pressoché diabolica, poiché non basta affermare o dimostrare che un determinato PM è politicizzato, che l’intera Procura di Milano è politicizzata (cosa che secondo noi è vera), che qualche giudice si è troppo sbilanciato, come il presidente Carfì, a favore dell’accusa, ma occorre dimostrare che nell’intero Tribunale di Milano esista una situazione ambientale per cui a tutti i giudici sia negato di poter giudicare serenamente, il che, oggettivamente, Berlusconi non lo può dire avendo rimediato dai giudici milanesi anche delle assoluzioni. Il problema diventa, casomai, la ricusazione o la pressione per l’astensione di quei singoli giudici e di quei singoli PM (la Boccassini, non bisogna essere draghi per capirlo, non è per niente obiettiva) che hanno commesso abusi, che non sono affidabili quanto a poter giudicare serenamente, l’esigenza che il Consiglio Superiore della Magistratura si muova tempestivamente contro PM come Colombo e Boccassini che vanno avanti impunemente nei processi nonostante, solo per evidenziare una aspetto torbido, l’ombra della manipolazione della nota intercettazione al Bar Mandara di Roma tra i magistrati Squillante e Misiani, e non si trinceri dietro l’alibi dei processi in corso, perché se i danni vengono commessi nell’ambito di un processo, bisogna agire prima che divengano definitivi o irreparabili.
Ma oggettivamente Berlusconi non può, come ha fatto con le odierne prese di posizione, scatenare un dirompente conflitto istituzionale contro l’intera magistratura, dipinta nel suo complesso come una casta di irresponsabili impegnata, anziché ad amministrare giustizia nel rispetto della Costituzione e delle leggi, ad invadere la sfera della politica, a complottare contro lo stesso Berlusconi e il centrodestra nel suo complesso: sono parole gravi, che danno adito a sostituire la doverosa ricerca delle responsabilità dei singoli, e la necessaria riforma dell’attuale sistema della responsabilità disciplinare dei magistrati che non funziona affatto, col pernicioso principio, che nessun vero democratico può ovviamente auspicare, per cui qualsivoglia maggioranza possa arrogarsi il diritto di modellare l’assetto della magistratura secondo i propri comodi: e hanno fatto benissimo sia Francesco Rutelli sia Luciano Violante, personaggi che non amiamo affatto, a evidenziare, sia pure con toni diversi – particolarmente aspri quelli di Violante – che, in nome del principio di non colpevolezza dell’imputato fino a condanna definitiva, ritengono che Berlusconi anche in caso di condanna non dovrà dimettersi.
Il rispetto del principio della separazione dei poteri, in democrazia, è assolutamente fondamentale, e stupisce veramente l’uscita di Berlusconi, che evidentemente è stato mal consigliato da qualcuno che sguazza nel torbido.
Il Premier sa bene che non è vero che tutti i magistrati sono di sinistra o comunque politicizzati; molti sono i magistrati moderati, o su posizioni di destra, che vedono come fumo negli occhi i loro colleghi politicanti di Magistratura Democratica e dei Verdi, e che però, proprio perché nel complesso si riconoscono nelle posizioni di Berlusconi molto più che in quelle di Caselli o di Bruti Liberati, non possono che rimanere spiazzati dinanzi alle parole esagerate del Premier, rischiando, obtorto collo e per difendere la stessa istituzione magistratura, di doversi appattare, molto di malavoglia, coi loro colleghi “rossi”, finendo per incancrenire ancora di più lo scontro … né può illudersi, Berlusconi, di poter cambiare le cose a colpi di decreti legge, perché forse non gli hanno insegnato che all’interno di ogni democrazia, anche la più salda e longeva – in primis in quella britannica – esiste l’establishment, esistono i poteri forti, tra i quali, insieme ai servizi segreti, ai Carabinieri, alla Fiat, rientra a pieno titolo anche la magistratura, che va ricondotta al dialogo ma non può certo essere annientata, essendo innanzitutto funzione essenziale dello Stato, e comunque avendo accumulato nei decenni e dei secoli anticorpi sufficienti per resistere ai poteri transeunti della democrazia, ai vari parlamenti, ai vari governi. Berlusconi va, Caselli resta, questa è la realtà!
Gli italiani hanno votato per avere Silvio Berlusconi presidente del consiglio, e vogliono che concluda il suo mandato, ma Silvio Berlusconi non deve mettersi, da solo, nelle condizioni di essere isolato, fino a venir considerato un ostacolo sulla strada della democrazia e costretto alle dimissioni, dato che tanti illustri precedenti ci insegnano che difficilmente AN e la Lega lo seguiranno fino alla morte sulla strada dello scontro frontale contro la magistratura, almeno laddove, come i toni esasperati di oggi fanno temere, si fuoriesca dal seminato della giusta insistenza per le indispensabili riforme della giustizia e per l’individuazione, la punizione e la messa in condizioni di non nuocere dei magistrati reprobi, politicizzati, e si persegua la linea dello scontro frontale con l’intera istituzione … non dimentichiamoci che a Gianfranco Fini non dispiacerebbe affatto fare il Premier, magari in un qualche governo d’emergenza, di unità nazionale, magari col Violante con cui Fini ha una consolidata esperienza di dialogo, e che gli stessi fenomeni terroristici di questi ultimi tempi sembrerebbero, più che la conseguenza di un improbabile risveglio dell’estremismo anarchico e comunista, artate provocazioni intese a determinare un artificioso compattamento della classe politica, apparentemente nel nome di un obiettivo inesistente, in realtà per compattare il blocco conservatore di destra e di sinistra e sconfiggere i riformatori.
Berlusconi, per il suo bene, deve capirlo e non cadere nella tremenda trappola che gli stanno preparando, che non è la sua possibile, benché improbabile condanna a Milano, dato che anche Jacques Chirac, per dirne una, è o è stato indagato dalla magistratura di Parigi e non ne ha mai fatto un dramma, e in ogni caso non si è dimesso.
Noi da due anni svolgiamo una serrata campagna di critica a provvedimenti e atteggiamenti di molti magistrati di Cagliari, evidenziamo come detti provvedimenti e atteggiamenti siano di tale gravità da porre a repentaglio la credibilità dell’intera istituzione, ma non auspicheremo mai che a pronunciare le sentenze o a chiedere le condanne, al posto degli attuali giudici o PM, fossero politici di varie estrazioni e responsabilità, o anche imputati qualificati: noi LOTTIAMO PER LA CREDIBILITA’ DELLA MAGISTRATURA, crediamo che ciò vada fatto perseguendo gli abusi dei singoli, e anche lei, presidente Berlusconi, pensiamo debba seguire la stessa linea.
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