Forse il ministro Castelli, che pure ha ricevuto da noi non poche critiche, è un attento lettore di MALA IUSTITIA CARALITANA – saremmo curiosi di sapere chi si nasconde, potrebbe essere anche qualche uomo di governo, dietro il dominio proxy.rupa.it, appartenente alla Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione, con cui il nostro sito viene spesso visitato – forse è semplicemente il fatto che il leader della lega Umberto Bossi, consultando la sua situazione penale, ha constatato che tra una cosa e l’altra non ha molto da stare tranquillo, e perlopiù in relazione ai soliti reati di opinione elevati a reati di terrorismo ed eversione.
Sta di fatto che, dopo la netta e lodevole presa di posizione sul problema delle incompatibilità dei magistrati, il guardasigilli leghista, modificando precedenti opinioni nettamente contrarie, ha fatto sapere di essere favorevole, piuttosto che all’indulto, all’amnistia, raccogliendo il plauso delle opposizioni di sinistra, oltre che dei centristi della sua maggioranza.
I nostri lettori ben sanno che questa è la nostra posizione da tempo: l’amnistia è inderogabile, per porre rimedio alla situazione di invivibilità che da tempo flagella le carceri italiane e anche per ristabilire un minimo di equità facendo piazza pulita, in sede di provvedimenti di clemenza, di tante inchieste sballate e di tanti errori giudiziari, nonché di tante altre assurdità, come la persecuzione per reati d’opinione di giornalisti come Stefano Surace e Antonangelo Liori, che si sono assunti il rischio, a differenza delle varie Maria Francesca Chiappe, di praticare un giornalismo conforme a verità e non cortigiano.
Tuttavia, a nostro avviso, all’eventuale provvedimento di amnistia vanno apposti precisi “paletti”, nel senso che esso non dovrà, in alcun modo, riguardare i reati contro la pubblica amministrazione, segnatamente quelli commessi dai pubblici ufficiali con abuso dei propri poteri, o quanto meno, nei casi in cui essi coinvolgano anche privati – come per la corruzione – si dovrà limitare l’efficacia del provvedimento di clemenza alle posizioni dei privati stessi, e non anche a quelle dei pubblici ufficiali; deve essere infatti affermato e riaffermato, come elemento minimo di garanzia di uno stato di diritto, che è indefettibile la punizione di chi si avvale del suo rappresentare lo Stato per comportarsi da criminale, ivi compresi non solo i politici corrotti, ma anche certi magistrati professionisti dell’abuso d’ufficio.
E’ la seconda volta in poche ore che plaudiamo al ministro Castelli: speriamo di dovercela prendere a vizio.
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