Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci.
Tornando a Santona, le drammatiche testimonianze del suicida raccolte dal giornalista de IL GIORNALE (unico quotidiano che da qualche tempo fa una vera informazione sui casi della Mala Iustitia Caralitana) Gian Marco Chiocci, gettano obiettivamente un’ombra sinistra sulla magistratura cagliaritana, sul magistrato esoterico direttamente chiamato in causa da Santona e sull’intera Procura di Cagliari per irresponsabile connivenza, quanto meno (vero dottor Piana?) per omesso controllo, poiché sia che il suicidio in carcere di Santona nasconda in realtà un omicidio, attuato per il tramite di detenuti o guardie prezzolati o scientemente programmato collo sbattere Santona in un carcere pieno di detenuti che lui aveva fatto finire in galera e che lo odiavano, o sia un vero suicidio determinato da quel senso d’angoscia di Santona, che emerge appieno dalla testimonianza pubblicata da Chiocci, per la persecuzione subita da parte di quel magistrato – tra parentesi, questo figuro si spinse, dopo il suicidio di Lombardini, a convocare gente in Procura di notte perché rendessero dichiarazioni calunniose nei confronti del suicida – quel magistrato, e l’intera Procura di Cagliari, portano grave, gravissima responsabilità.
La sua parte, sospingendo Santona in cella, nel caso di specie l’avrebbe fatta il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, non quello vecchio, presieduto dal non condizionabile dottor Angelo Porcu, che accordava pari diritti a tutti i detenuti indipendentemente dai loro rapporti con questo o quel PM, bensì quello nuovo – e qui si conferma che il nuovo spesso è peggio del nuovo – presieduto da Leonardo Bonsignore, del quale, a parte il monitoraggio da parte della Procura di Palermo dell’utenza telefonica di casa sua (intestata alla moglie, dottoressa Lucia La Corte) nell’ambito dell’inchiesta sul “caso Lombardini” si sa che, quando era Giudice per le indagini preliminari, a differenza di altri come il dottor Paolo Canepa (magari non così acuto, ma un garantista coerente) operava in strettissima sinergia con quello stesso magistrato che sarebbe la causa di tutti i guai di Santona, recependone supinamente i prevaricatori voleri di costui in materia di autorizzazione di eclatanti operazioni; non ci stupirebbe affatto, quindi, che qualche pissi pissi bau bau tra i due sia intercorso anche quanto al problema della revoca a Santona dell’affidamento in prova ai servizi sociali, che forse sancì la vera condanna a morte del suicida; del resto, ancora sotto Bonsignore presidente, era esploso il caso di un altro detenuto, condannato a pena definitiva nell’ambito dell’operazione sulla “banda di Is Mirrionis” e bersagliato tempo dopo da un ordine di custodia cautelare per l’operazione “Sant’Efisio”, che, affetto da grave malattia, si voleva lasciar morire in carcere.
Che dire, niente da stupirsi, il dottor Bonsignore, sussiegoso e altero, appartiene alla stessa categoria di persone cui appartiene la dottoressa Grazia Corradini: gente senza alcun senso di umanità, totalmente distaccata dalla realtà, che si candida (con successo, grazie ai comunisti) a occupare poltrone per il gusto di occuparle e non per attitudine a svolgere le relative delicate funzioni, e incapace di una vera autonomia di giudizio al di fuori di quelli che sono gli avvisi delle “cordate” di cui fanno parte.
Tutta questa gente sarebbe spazzata via (anche la Corradini ha un brutto suicidio sulla coscienza: quello di Roberta Liscia, madre ventunenne di Guspini, dell’agosto 2000) se un Ministro della giustizia serio e un C.S.M. serio facessero le opportune verifiche: ma ora, non disperiamo che, dopo tutto quello che verrà fuori sul caso Santona – siamo solo all’inizio, cocchi belli, il vaso di Pandora si apre – si percepisca anche a Roma, senza più il filtro rappresentato da certe truppe cammellate interpreti delle esigenze di insabbiamento dei cagliaritani, l’enorme gravità della situazione di degrado a cui è giunta la gestione della Procura di Cagliari quanto a omissione di controlli ed ad arbitrio concesso ad autentici pirati in toga, e ci si decida ad adottare i provvedimenti conseguenti. Perché non sopportiamo che i conflitti all’interno della Procura debbano risolversi minacciando di dispensa dal servizio la dottoressa R.B., non omogenea alle strutture e ai disegni di potere di qualcuno, quando altri dovrebbero essere dimissionati o mandati direttamente in galera a occupare la cella lasciata vuota da Santona, mentre un altro, il dottor Piana, che sappiamo essere una persona onesta ma nella consapevolezza che l’onestà da sola non garantisce l’attitudine a dirigere una Procura, dovrebbe fare al più presto, spontaneamente, domanda per passare ad altro incarico … ma adesso però, non attendendo il ritorno in Calabria del Procuratore generale Antonini!
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