26 07 2002 - CASO MELIS, LA FARSA E’ FINITA: GIU’ LA MASCHERA!

I verbali del processone di Palermo, a chi abbia la pazienza di leggerli con attenzione, promanano, quanto a ricostruirne i retroscena delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis, di farsa, di messa in scena, di puerili sotterfugi lontano un miglio, e sta naufragando nel ridicolo il patetico tentativo di seri pubblici ministeri, che abbiamo visto con ben altro merito impegnati contro la mafia, di attribuire parvenze di verità a una versione ufficiale alla quale non credono neanche loro, ma forse “devono” credere perché è ormai troppo tardi per un’onorevole ritirata.
Se le pietre potessero parlare, ci direbbero che gli attori che hanno recitato in questa farsa, dei quali tre a suo tempo già impegnati in quell’altra stucchevole farsa che fu il caso Farouk Kassam non stanno riuscendo per niente, complice anche l’atteggiamento degli uomini dei Servizi Segreti – che nel caso Melis non sono mai intervenuti, ma sanno tante cose e ne parlano – a tener completamente nascosta la verità, lasciando in giro tante tessere di un puzzle che, unite insieme, smaschereranno inevitabilmente la grande menzogna.

Dietro la grande menzogna ci sono tante cose di cui ancora non possiamo parlare (ad esempio dell’identità, che conosciamo, degli infedeli servitori dello Stato che intesero servirsi di ex sequestratori per mediare il pagamento del riscatto), ma riteniamo di poter affermare che è enormemente probabile che Silvia Melis non si liberò da sola, bensì fu liberata qualche ora prima delle 18:30 dell’11 novembre 1997, che la tenda trovata a Locoe non esisteva, tanto è vero che nessuno (cacciatori, Carabinieri, paracadutisti) l’aveva avvistata prima e fu montata la stessa mattina dell’11 novembre da qualcun altro (qualcuno in divisa…), che Silvia all’ora convenuta dovette inscenare la fuga per poi essere prelevata all’ora convenuta dalla pattuglia della Polizia e portata alla Questura di Nuoro, che l’intervento di due agenti del Commissariato di P.S. di Orgosolo rischiò per poco di mandare tutto a monte, che i banditi ricevettero il riscatto in due tranche, di cui una fu quella consegnata loro a Esterzili da Nicola Grauso, l’altra fu consegnata, forse, dallo stesso Tito Melis nella tarda mattinata dell’11 novembre utilizzando fondi di misteriosa provenienza svizzera, pare da Zurigo, in strana simultaneità con un positivo incontro tra Tito Melis e l’allora Ministro dell’Interno Napolitano.
Le prove? Verranno fuori, tranquilli …. anche se sì è fatto di tutto per mascherarle, non esclusi, a parte il suicidio di Lombardini, il tentato omicidio (il 19 agosto 1998: basti la data a chi deve intendere) di chi lavorava per smascherare queste menzogne, e forse un omicidio consumato, quello di don Graziano Muntoni che, pare, collaborò col Sisde per consentire la cattura di uno di quei carcerieri di Tito Melis a cui forse altri avevano garantito l’impunità, tanto che fu acchiappato mentre se ne stava tranquillo a casa sua a provare dei pantaloni nuovi … la verità viene sempre a galla, e stavolta non passeranno decenni, contateci!!!
Mentre svolgiamo queste riflessioni, pensiamo ancora alla difficile posizione del dott. Carlo Piana, del quale, secondo alcuni, parleremmo troppo bene: sarebbe positivo sapere che, quando sarà convocato a Palermo, si comporterà come Borrelli quando testimoniò a Brescia nel processo per la presunta estorsione in danno a Di Pietro e disse tutta la verità, anche sulle poco edificanti frasi dell’eroe di Mani Pulite circa quel Berlusconi “da sfasciare”. Conoscendo il dott. Piana, e sapendo che egli è un grande magistrato come il dott. Borrelli (aldilà delle critiche, che non devono mai trascendere in demonizzazione) non dubitiamo che ciò avverrà: ovviamente nei limiti di ciò che egli sa, perché siamo convinti che, in questa vicenda, le peggiori porcherie sono state tenute nascoste a tutti. A tutti ma non a Dio … e non solo a lui ….