19 02 2004 - CASO MANUELLA, RICORDARE E RIFLETTERE

Ormai sono trascorsi la bellezza di 23 anni, un’era geologica per i giovani di oggi, una porzione di tempo comunque notevole anche per i maturi e gli anziani, ma la vicenda giudiziaria fosca e oscura nota come “caso Manuella”, dal nome del civilista cagliaritano misteriosamente scomparso agli inizi del 1981 e mai ritrovato, sulla cui reale sorte ancora oggi si fanno ogni sorta di illazioni (veramente ucciso e, come si dice in ambienti della malavita, “cementato” in un pilone di un palazzo del quartiere cagliaritano di Mulinu Becciu, oppure “mandato” ai Caraibi con una buona rendita per togliersi di mezzo?) continua ancora a suscitare notevoli, tremendi interrogativi.
Si sa com’è andata, i notissimi avvocati cagliaritani già implicati nel supposto omicidio di Gianfranco Manuella e in un preteso traffico di droga denunciato da una pletora di “pentiti” ante litteram ambigui e in costante contraddizione con sé stessi sono stati, si pensa giustamente, assolti, e le ripercussioni si sono abbattute direttamente sui magistrati che seguirono l’inchiesta, Enrico Altieri e Fernando Bova, e indirettamente su Luigi Lombardini, allora capo dell’ufficio istruzione di Cagliari, contro il quale la vicenda fu ampiamente strumentalizzata da colleghi ed avvocati di sinistra (in particolare per sottrargli le inchieste sui sequestri a Oristano e Tempio Pausania e, quindi, per emarginarlo dai posti “che contano”, guarda caso proprio a favore del sostituto procuratore generale che seguì il processo di appello, Franco Melis), ma molte, troppe cose, sono rimaste sottotraccia.

Si è dato, da parte di taluni disinvolti cronisti giudiziari, quasi per inteso che Altieri e Bova, e dietro di loro Lombardini e il potentissimo procuratore generale dell’epoca Giuseppe Villa Santa, avessero agito dolosamente, ma se ciò fosse stato vero sarebbero stati da tempo estromessi dalla magistratura, mentre, di contro, non si è voluto far affatto luce sui depistaggi e sulle strumentalizzazioni che hanno circondato l’inchiesta fin dal suo nascere; ad esempio, è stata insabbiata la pista che portava al possibile coinvolgimento di Manuella in traffici oscuri, forse di armi da guerra, condotti con amici tedeschi con riferimento alla base NATO di Decimomannu, laddove, nel suo libro “Vite devastate”, il giornalista Ottavio Olita, che pure calca spropositatamente la mano su Altieri, Bova e Villa Santa, risparmiando Lombardini, ed esalta eccessivamente magistrati a loro avversi come Marco Onnis e Piero Corda, pure mette in evidenza questa vicenda, e laddove una fonte dei servizi segreti conferma la validità di questa pista, facendo anche il nome di un potente personaggio della magistratura cagliaritana che si adoperò per depistare dati i suoi legami con gli ambienti NATO e, pare, anche col giro piduista.
Insomma, una vicenda che potrebbe ricordare da vicino quella del Volpe 132, l’elicottero della guardia di finanza misteriosamente “caduto” dieci anni fa in una zona che pare essere Feraxi, e che svariati depistaggi probabilmente incoraggiati dal SISMI hanno poi inteso far falsamente individuare in Capo Carbonara, che probabilmente stava seguendo dall’alto una misteriosa nave coinvolta con varie compiacenze in traffici di armi ed uranio verso la Libia, ed è più che legittimo il dubbio che gli inquirenti, Altieri e Bova, siano stati semplicemente, anche quanto alla vicenda Manuella, brutalmente depistati, laddove è singolare che alcuni dei personaggi “pentiti” coinvolti nel preteso narcotraffico compaiano, anni dopo, nell’inchiesta sulla “Banda di Is Mirrionis”.
Come è singolare che quei magistrati ostili ad Altieri, a Bova, a Villasanta e a Lombardini, soprattutto a questi ultimi due, che hanno concluso il processo assolvendo gli avvocati, nulla facendo per rievocare la pista di Decimomannu ma condensando veleni sugli inquirenti, abbiano fatto tutti una grande carriera: Marco Onnis, presidente della Corte di Assise dell’epoca, ha chiuso la carriera nel 1997 da presidente del tribunale di Cagliari dopo aver conteso il posto, a suon di ricorsi al TAR, ad altro magistrato, il defunto Mauro Floris, non certo favorevole alla sinistra; Franco Melis, un magistrato dichiaratamente di estrema destra, ma che ha fatto sempre il gioco di Magistratura Democratica, si è pensionato nel 1996 da procuratore della repubblica di Cagliari, facendo, con lo scatenamento della rivolta della sua Procura contro Francesco Pintus, quanto possibile per sbarrare la strada a costui e a Luigi Lombardini; Pietro Antioco Corda, giudice a latere in Corte di Assise di Appello, è oggi presidente della Corte di Appello di Cagliari ed è uno dei maggiori alleati del procuratore capo di Cagliari, Carlo Piana, a sua volta assurto a quella carica sulle “ceneri” di Luigi Lombardini.
Che gratitudini comuniste e gratitudini “atlantiche” si siano sommate?