24 11 2002 - CASO LOMBARDINI: SUICIDIO ANNUNCIATO A UN GIORNALISTA

Una novità clamorosa sul caso Lombardini, che abbiamo potuto apprendere solo a distanza di un bel po’ di tempo, è giunta, il 22 ottobre 1998, dall’interrogatorio avanti al Tribunale di Palermo, nel contesto del “Processone” a carico di Nicola Grauso e altri, del giornalista de LA REPUBBLICA Daniele Mastrogiacomo, il quale, si ricorderà, il 21 novembre 1997, assieme alla collega de IL MESSAGGERO Antonella Stocco, registrò una lunga conversazione con Lombardini, ove questi rivelava alcuni retroscena su come la risoluzione del sequestro di Silvia Melis era realmente avvenuta; successivamente, Mastrogiacomo mantenne con Lombardini un rapporto fatto di telefonate e di brevi occasionali incontri a Roma, dove il magistrato suicida si recava ogni tanto per servizio, ed è in questo contesto che è maturato l’evento clamoroso di cui vi vogliamo parlare, per evidenziare il quale diamo direttamente la parola a Daniele Mastrogiacomo, come da verbale d’udienza:

PUBBLICO MINISTERO SAVA:
Dottore, in questo articolo lei traspose il contenuto di che cosa?
MASTROGIACOMO DANIELE:
Si. Dunque ehm… beh, fu… a me… ovviamente rimasi molto colpito dal… dal… dal suo suicidio perché dopo quel… quel periodo in Sardegna, col dottor Lombardini ci incontrammo anche altre tre/quattro volte. Lui venne a Roma e venne a Roma per motivi suoi. Qualche volta al C.S.M., qualche volta al Ministero per incontrare dei politici, contattò anche il giornale. Il giornale all’epoca di Montanelli, scrisse una serie di articoli anche legati a quella che era la sua tesi rispetto al problema dei sequestri di persona in Italia, per cui lui, come dire?, era un… fortemente critico rispetto a un atteggiamento che lui sosteneva. Cioè diceva lo Stato, in qualche modo, da un lato paga e dall’altro blocca diciamo i beni. Quindi questo atteggiamento diciamo ambiguo, un po’ di fronte oppure dualistico sicuramente, voglio dire, è negativo. Se si prende un certo tipo di atteggiamento, non si possono poi usare questi due canali di atteggiamento…
PUBBLICO MINISTERO SAVA:
Presidente, all’esito dell’esame, noi chiederemo l’acquisizione. Io non ho…
MASTROGIACOMO DANIELE:
Rispetto a quei… Ah, no, no.
PUBBLICO MINISTERO SAVA:
Ah, no, se deve finire continui.
MASTROGIACOMO DANIELE:
No, no, le… le spiego il senso di questa telefonata. Allora, lui mi venne a trovare spesso a Roma, sotto il giornale, insomma parlammo di vari generi e lui continuamente mi sollecitava e diceva: “Ah, lei adesso, in qualche modo, ha un dovere morale di dovere intervenire in questa vicenda,  nel senso lei deve continuare  scrivere, deve dire altre cose, deve comunque voglio dire denunciare voglio dire una serie di cose che stanno avvenendo”. E io lo ascoltavo e comunque riferivo e vedevo un uomo sempre più, chiaramente… mi sembrava come una persona molto accerchiato. Comunque una persona intorno al quale, se si può dire tra virgolette, i vecchi amici, o comunque i vecchi rapporti che avevano gli avevano fatto un po’ terra bruciata intorno. E lui era un uomo effettivamente molto disperato su questo, e si trovava sempre in una situazione in cui, da un lato era… voleva combattere, e all’altro… e quindi voleva reagire rispetto a questo accerchiamento che sentiva intorno a lui, ma non per il suo atteggiamento, ma per il fatto che sicuramente il suo nome era uscito sui giornali, lui stava incominciando ad acquisire un certo ruolo. Finchè due giorni prima che lui venisse interrogato, mi telefonò a… sul cellulare, io ero in vacanza, e all’una e mezza di notte, e con una voce molto provata, io penso che stesse… stesse molto male, e mi disse per l’ennesima volta, dice: “Lei adesso deve venire in Sardegna, lei sa che a Cagliari che cosa succederà, il giorno… due/tre giorni dopo, lo sa che io sarò interrogato? Lo sa che adesso stanno indagando su di me e cose del genere?” Dice: “Per cui lei venga, venga, venga a Cagliari. Si faccia mandare dal suo giornale, faccia il servizio perché quel giorno vedrà che accadrà qualcosa di clamoroso. Vedrà che cosa… che cosa le proporrò. Vedrà che cosa… che cosa farò”. Io rimasi un attimo così, perplesso, e dicevo: “Beh ma si sente bene? Sta bene? Tutto… tutto bene?” Dice: “Si, si, io sto benissimo. Vedrà lei… Venga, venga in Sardegna e vedrà che… che cosa… che cosa…  che cosa succederà”. E poi quando seppi quella notizia chiaramente, che mi avvertì il giornale, rimasi esterrefatto, perché dissi: Accidenti, cioè… questa era evidentemente… non so se era questo quello che intendeva fare oppure, comunque, insomma, un gesto voglio dire, più di clamoroso così… E questo sicuramente al culmine le dico di questi cinque/sei mesi in cui per altre tre/quattro volte io lo incontrai a Roma e lui mi narrava, diciamo, queste sue vicissitudini, queste… quindi questa sua angoscia voglio dire, in cui si trovava, voglio dire, da un lato completamente estromesso, voglio dire, da tutta l’attività investigativa e dall’altro indicato come appunto responsabile, come dire, di questa sorta di rete parallela diciamo in cui trattava con… con… con… con l’anonima sequestri. E quindi lì scrissi quell’articolo perché mi sembrava ovviamente umanamente e giornalisticamente molto valido. 

Due certezze agghiaccianti quindi.
La prima è che Lombardini, come era stato già detto da Nicola Grauso, veramente aveva deciso di suicidarsi con un certo anticipo, e voleva fare questo col preciso intento di gettare il proprio cadavere tra i piedi non di Giancarlo Caselli, ma dei suoi acerrimi nemici del Palazzo di Giustizia di Cagliari, augurandosi che, almeno, sarebbero state disposte ispezioni a tappeto che i soliti noti hanno però trovato il mezzo di evitare, come ad esempio adoperare la spada di Damocle dell’apertura di inchieste sulla Cooperativa Cento, potente cooperativa edilizia e non solo con sede a Monserrato, diretta dall’ex consigliere comunale PCI Antonio Sardu, da tempo aderente al Partito dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, casualmente divenuto, nella parte terminale del 1998, Ministro della Giustizia, portando con sé come consigliere politico l’avvocato ex senatore Francesco Macis, che su certe storie orgolesi pare la sappia lunga.
La seconda è che Lombardini era stato vigliaccamente scaricato da tutti coloro che gli sembravano amici, e che non avevano alcun ritegno ad avvalersi della sua opera quando serviva. Qualche nome? La Massoneria, i vertici dell’Antiterrorismo, il SISMI, certi ambienti della NATO, e qualche altro nome di personaggi illustri lo omettiamo per amor di patria. Per questo Lombardini aveva bisogno di aggrapparsi, per potersi confidare con qualcuno, ai giornalisti, che fossero di quotidiani di destra, come Valerio Riva de IL GIORNALE, o di quotidiani di sinistra, come Mastrogiacomo.
Questo è quanto, ed è veramente raccapricciante.
Certo, qualcuno di voi si domanderà …. ma Lombardini aveva una via d’uscita ben diversa dal suicidio … parlare!
E avete ragione: peccato che Lombardini sapesse decisamente TROPPO e che, come non ci stanchiamo mai di ricordare, i loschi personaggi che hanno tutto da guadagnare dal permanere di questa situazione al Palazzaccio di Cagliari sono disposti anche ad uccidere pur di difendere le loro posizioni, e se la persona che si vuole intimidire, come Lombardini, non ha paura di niente, si può pur sempre minacciare di far fuori persone care … se si controllassero i passeggeri dei voli partiti qualche giorno prima dell’11 agosto 1998, si avrebbero significative conferme.