03 02 2003 - CASO LOMBARDINI, APERTA INCHIESTA SUL SUICIDIO A PALERMO?

Da ambienti politici vicini alla maggioranza governativa giunge la notizia, ancora tutta da verificare, che la Procura di Palermo abbia deciso di riaprire il caso, frettolosamente archiviato a suo tempo dal ministro Flick e dal Consiglio Superiore della Magistratura, relativo alle modalitàe alle premesse del suicidio di Luigi Lombardini, avvenuto, come è fin troppo noto, l’11 agosto 1998, dopo che Lombardini, reduce da uno stressante interrogatorio avanti a cinque PM diretti da Giancarlo Caselli, all’epoca procuratore capo di Palermo, stava subendo l’onta della perquisizione del suo ufficio, disposta da parte della medesima Procura palermitana.

L’inchiesta, sarebbe condotta dalla stessa Procura di Palermo (si ignora il nome dei magistrati incaricati) poiché al vaglio vi sarebbe la posizione dello stesso Caselli, che non presta più servizio in Sicilia dal marzo 1999 e quindi è giudicabile a Palermo, con riferimento alla vicenda delle pressioni di natura politica di Luciano Violante sia sui ministri Martelli e Scotti, sia sui vertici del C.S.M., affinché non fosse ostacolata la nomina di Caselli nel contesto di quel “processo alla DC”, che vide la sua massima espressione nelle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa a Giulio Andreotti e che Caselli avrebbe dovuto attuare.

Nei giorni immediatamente precedenti il suo suicidio, Lombardini, che era uno dei maggiori papabili alla successione del procuratore dimissionario Pietro Giammanco e che si vide inopinatamente superato da Caselli, avrebbe esternato a più persone l’intendimento di denunciare il complotto politico-giudiziario alla base della nomina del magistrato piemontese alla procura di Palermo, e avrebbe compilato al riguardo un dossier che sarebbe stato consegnato ad Andreotti.

Secondo le fonti che rivelano l’esistenza dell’inchiesta, si indaga sull’ipotesi che Lombardini sia stato vittima di un vero e proprio complotto, di cui ovviamente una tessera fondamentale furono le dichiarazioni di Tito Melis, allo scopo di metterlo a tacere. Non si esclude che siano al vaglio della magistratura palermitana anche le posizioni di due alti magistrati della procura di Cagliari, e che in qualche modo l’inchiesta sia stata propiziata dalle dichiarazioni di Pino Lipari, il “pentito” che ha espressamente parlato di un complotto contro Andreotti, la cui gestione ha fatto da ultimo molto discutere.