Dopo l’analoga pronuncia del giudice monocratico del Tribunale di Milano del 27 marzo 2001, che lo assolveva dall’accusa di diffamazione nei confronti di Giancarlo Caselli in relazione ad alcune frasi “forti” pronunciate a margine del tragico suicidio di Luigi Lombardini (“A Cagliari tutti conoscevano Lombardini, ora sanno chi è Caselli”), ieri il rimpianto ex Procuratore Generale di Cagliari si è tolto la soddisfazione di vedersi assolvere, nell’ambito di un processo intentato da Caselli per le medesime accuse, dal giudice monocratico presso il Tribunale di Monza unitamente al giornalista de “Il Giornale” Marco Ventura.
Tra gli aspetti grotteschi del procedimento, il fatto che abbia formato oggetto della querela di Caselli la citazione, ad opera di Ventura, di un passo del celebre scrittore svizzero Friedrich Duerrenmatt, che recitava “Si può immaginare un mondo di giustizia assoluta…come una prigione in cui l’uomo viene torturato a morte”, citazione avente evidente riferimento ai discutibili metodi inquisitori della Procura di Palermo.
Il legale di Francesco Pintus, Jacopo Pensa, ha commentato: “Questa è una vittoria della libertà di critica e della libertà di cronaca della critica … Una sentenza diversa sarebbe apparsa come una censura”.
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