16 10 2002 - CARI “FRATELLI” NON CONTINUATE AD ESSERE COMPLICI!

Chissà se ha fatto bene il Consiglio Superiore della Magistratura, che a dire il vero di cappellate ne prende tante, a stabilire con una sua circolare l’incompatibilità per i magistrati dell’appartenenza alla Massoneria.
Il discutibile provvedimento, che chiuse gli strascichi di una virulenta polemica tra il C.S.M. e l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che contestò la decisione di negare la promozione a un giudice poiché massone, ha come presupposto (o pretesto) formale l’asserita esistenza nella Massoneria di regole di “obbidienza” che condizionerebbero l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, ma in verità è apparso maggiormente ispirato dal timore, tipico della “cultura del sospetto”, che le logge massoniche siano soprattutto ricettacoli del malaffare, e che quindi sia pregiudizievole per un magistrato venirci a contatto; mentre la Massoneria, essendo un sodalizio di persone di alto livello intellettuale, culturale e civile, di gran lunga superiore a quello medio nazionale, vede al suo interno autentici lestofanti, ma anche parecchi tra gli uomini migliori del Paese, il che è valso, a suo tempo, perfino per la loggia P2, sbrigativamente etichettata come associazione sovversiva, qualifica negata dall’autorità giudiziaria.

In verità, l’organo di autogoverno della magistratura ha commesso un gravissimo errore, poiché per un verso si è introdotta una duplice limitazione, ai magistrati quanto alla libertà di associazione che si estrinsechi nell’adesione alla Massoneria, ai massoni quanto a poter accedere alla magistratura, su cui vi è un fortissimo sospetto di incostituzionalità, e per altro verso non si è affrontato il vero nocciolo del problema, che è quello di rendere possibile il sapersi, se non pubblicamente quanto meno in seno agli organi giudiziari quando vi siano da adottare delle decisioni, se un dato magistrato abbia la qualifica di massone, onde valutare caso per caso se egli possa reputarsi condizionabile e debba astenersi. Ora, con le brillanti trovate del Consiglio Superiore della Magistratura, si è conseguito l’effetto di far comunque affiliare i magistrati alla Massoneria “all’orecchio” (ossia, la loro qualità di massoni è nota solo al Gran Maestro e i loro nomi non figurano in alcun elenco), o peggio di spingerli verso l’adesione alle tante logge “coperte”, spesso anche “deviate”.
Sappiamo, di fatto, che numerosi magistrati del Palazzo di giustizia di Cagliari aderiscono alla Massoneria, e se hanno questa passione per l’esoterismo, buon per loro, non ci scandalizza che violino le disposizioni del C.S.M., che di fesserie ne ha dette e deliberate tante; quello che ci mette in sospetto, e che ci turba, è tuttavia il fatto che questi magistrati siano altrettante pedine, o talora anche altrettanti capi, di quel disegno sinergico che negli anni scorsi ha unificato quasi tutta la magistratura cagliaritana, la politica perlopiù di sinistra, ma non senza qualche addentellato a destra, e vasti settori dell’imprenditoria meno innovatrice e più parassitaria, in odore di riciclaggio di denaro sporco, e dell’informazione faziosa rappresentata da LA NUOVA SARDEGNA negli anni in cui ne era azionista tale Carboni Flavio da Torralba, non certo lontano dal giro peggiore della P2, intorno all’obiettivo di eliminare quegli ostacoli al definitivo trionfo del malaffare organizzato che erano rappresentati in magistratura da Luigi Lombardini (oltre che da Francesco Pintus e qualche altro magistrato serio e onesto) e nell’imprenditoria, nonché nel mondo dell’informazione, da Nicola Grauso.
Siamo ben lontani, proprio perché abbiamo sempre difeso l’avvocato Antonio Piras dai gratuiti e calunniosi attacchi che gli venivano sferrati anche perché massone senza reticenze, dal voler addebitare l’ispirazione di una simile politica alla Massoneria in sé e per sé, senza sfumature; sappiamo bene che il mondo dell’esoterismo cagliaritano è tutt’altro che placido, le lotte e le faide interne sono quotidiane, ogni giorno nasce una nuova “obbedienza” e nuovi “fratelli” sbattono la porta, e il fatto che tra quelli che, sia pure senza fare grandi polemiche, si siano dimessi dal Grande Oriente d’Italia vi sia stato perfino Armandino Corona rende bene l’idea di come ci sia qualcosa che non va da quelle parti; è legittimo il sospetto che ancora una volta, come ai tempi di Licio Gelli e soci, la storia si sia ripetuta, e che l’istituzione massonica, orientata a ben altri fini, sia stata utilizzata da loschi figuri senza scrupoli, interessati solamente al potere e alla ricchezza, capaci di vendersi anche le madri per questo e di uccidere pur di impedire di essere scoperti, come luogo istituzionale di un comitato di affari sporchi, che è quello che gestisce e vuol continuare a gestire con caparbietà il potere reale nella nostra città, utilizzando, quale quinta colonna indispensabile, la magistratura e il suo potere di distruggere moralmente e fisicamente gli avversari
Proprio per questo, come nel 1981, proprio come avvenne sotto il mandato di Corona come Gran Maestro, la Massoneria, che ha diritto a una rispettabilità che oggi, a torto, da più parti, specie cattoliche, non le viene riconosciuta, ha il dovere di cercare di esprimere dal proprio interno un movimento che sappia prendere le distanze dai signori del malaffare ed emarginarli: alla fine ci perderanno solo i delinquenti, esattamente come è avvenuto con la vicenda P2.
Beninteso, cari “fratelli”: i nomi dei magistrati li conosciamo bene anche noi, e se non vi deciderete a rendere pubblici i nominativi, li faremo noi … così come riveleremo, alla faccia di tutti i bei discorsi che fanno, quanto sia forte, e non delle più pulite, la presenza massonica all’interno dei DS.