Per chiunque è palpabile come negli ultimi anni la nostra Cagliari, che chi ha memoria storica ricorda come una città estremamente provinciale dal centro storico degradato, coi cumuli di spazzatura per le strade, con periferie squallide da fare invidia al famigerato Bronx, sia sempre più diventata una città bella e moderna, tanto da reggere il confronto, nel suo piccolo, con la metropoli mediterranea che più le è simile, la grande sorella catalana Barcellona, modernissima e al contempo così carica di storia e di bellezze.
Per questa trasformazione, tale da non far riconoscere più (e con piacere) l’aspetto della città, non potremo mai finire di ringraziare la grande amministrazione del senatore avvocato Mariano Delogu, così come non possiamo fare a meno di notare il ruolo positivo svolto dalle attuali amministrazioni, quella comunale del dottor Emilio Floris, e quella provinciale del dottor Sandro Balletto.
Certo le critiche, spesso gratuite, si sprecano: sul famigerato ripascimento del Poetto, da parte di chi dimentica che prima dell’intervento, in certi punti, la spiaggia dei cagliaritani stava scomparendo del tutto per via dell’erosione e delle mareggiate, e sulle strisce blu, dove chi critica dimentica che ad esempio le strade limitrofe a piazza Repubblica che verranno interessate dai parchimetri erano occupate ad oltranza da residenti in edifici privi di parcheggi interni che spesso mollavano la macchina lì a oltranza, col risultato che ora, almeno, si libererà qualche parcheggio.
Ma nel complesso Cagliari, forte tra l’altro del più grande Internet provider europeo, Tiscali, della più alta concentrazione europea di centri commerciali, di cinema multisala degni di ben altre metropoli, di un complesso di parchi da fare invidia a Londra (in una città dove un tempo il verde pubblico era un concetto filosofico), può oggi guardare a testa alta, anzi altissima, qualunque altra città italiana e molte città europee.
Non vi sarebbe dimostrazione più eloquente della veridicità dello scherzoso motto, “COME VIVERE (E BENE) SENZA I COMUNISTI”, che Roberto D’Agostino nel mezzo degli anni ’80 tramutò in titolo di un suo fortunato libro: con Mariano Delogu è terminata l’era delle vecchie amministrazioni del centrosinistra “classico” (DC+PSI e partiti laici minori) che di fatto, volenti o nolenti, ma diremmo più volenti, gestivano la cosa pubblica in inscindibile consociativismo col PCI e con gli interessi da questo rappresentati, dai sindacati della Triplice CGIL-CISL-UIL alle cooperative rosse che partecipavano a tutti gli effetti alla spartizione della torta (agli impresari vicini alla DC i lavori pubblici, alle cooperative edilizie l’edilizia privata); anche se, a dire il vero, fino al 1999 il cerchio non si è chiuso, perché le giunte rosse regionali capitanate da Federico “Barbabianca” Palomba non si sono certo limitate a boicottare Nicola Grauso, ma hanno boicottato a tutto spiano anche l’amministrazione comunale di Cagliari, in modo talmente smaccato da non lasciar dubbi circa la natura politica della ritorsione.
Ai comunisti tutto questo non è andato giù: la politica virtuosa dell’amministrazione Delogu, mostrando soprattutto alle popolazioni delle periferie che non è necessario mandare in giunta i “compagni” per incrementare il verde pubblico, tenere le strade pulite, trasformare in un magnifico parco quel colle di San Michele che da sempre era una discarica di carcasse di motorini rubati, ha eroso le basi dei consensi dei diessini, che infatti ora prendono voti più in centro, nei quartieri cosiddetti “borghesi”, che in periferia, dove un tempo vantavano consensi emiliani. Ha fatto forse capire ai “compagni” che, se va avanti così, le elezioni non le vinceranno mai, come non le hanno vinte mai, neppure candidando a sindaco un professorone pluritrasformista, ieri socialista craxiano di ferro oggi non si sa cosa, come Pasquale Mistretta.
Cagliari è cambiata, e decisamente in meglio, senza i comunisti: il dogma della “buona amministrazione” dei “compagni”, contrapposta ieri alle pretese ruberie democristiane e socialiste e oggi ai ritenuti conflitti di interesse di Forza Italia, si è rivelato completamente sballato, come le nefaste profezie di Marx che dovevano portarci alla società ideale e invece ci hanno appioppato Saddam Hussein, gigantesco rospo che dobbiamo ingoiare per non tollerare il male peggiore, quello di una guerra inutile e dannosa. Laddove, peraltro, ci riconosciamo senza riserve nel pacifismo di Sua Santità Giovanni Paolo II, ma ci fa ridere quello di un D’Alema che a suo tempo non si fece scrupolo di andare a bombardare la Serbia.
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