15 02 2003 - CAGLIARI, CITTA’ GOVERNATA DALLA MAGISTRATOCRAZIA

Tante persone, che non parlano perché non vogliono peccare di protagonismo o perché tengono famiglia, serbano un ricordo molto nitido della chiarezza di visione che animava Luigi Lombardini quanto ai programmi da attuare, nella lotta al crimine, qualora fosse diventato procuratore capo; in particolare, Lombardini aveva individuato il punto debole nella lotta al crimine organizzato, presente anche in Sardegna nelle sue propaggini dedite al riciclaggio di denaro sporco e al reinvestimento nella droga, nell’assenza di una seria politica in tema di misure di prevenzione, laddove colpire i boss mafiosi e criminali nei loro patrimoni, quanto a imbalsamarne l’operatività, diviene più importante anche di sbatterli in galera.
Prospettava quindi, Lombardini, di agire per l’applicazione a tappeto della legge Rognoni-La Torre per le verifiche sui patrimoni sospetti, con particolare riferimento a taluni imprenditori, e per attivare se del caso le opportune misure di prevenzione, soprattutto in termini di confisca di beni, se riscontrati provento del riciclaggio di denaro sporco.

Lombardini non era, come molti suoi colleghi, principini un po’ ridicoli che non escono mai da certa ovattata Cagliari bene forse credendo di conservare così l’autorità per fustigare i costumi, ma era uno qualunque, uno che a fine mese aveva qualche difficoltà coi conti, uno che se ne infischiava del denaro non perché non percepisse un lauto stipendio ma perché faceva tante opere di bene poco pubblicizzate: guardandosi intorno non poteva quindi non percepire, come chiunque non avesse le fette di salame sugli occhi, il contrasto tra una certa realtà sociale cagliaritana di disoccupazione, di marginalizzazione, di famiglie al di sotto della soglia di povertà, e una certa diffusa opulenza apparentemente incompatibile con le forze della fragile economia cittadina.
Si dirà che più si va a sud, più aumentano le diseguaglianze sociali, ma alla fine i conti devono tornare, e le troppe ricchezze facili e sospette emerse in città negli anni ’90, alla fine rendevano legittimo il dubbio che qualcosa di losco ci fosse, che qualcuno in città non sia rimasto del tutto insensibile alle profferte di Cosa Nostra, della camorra, della ‘ndrangheta – e il terribile sodalizio criminale calabrese ebbe un ruolo anche nel fallimento della cartiera di Arbatax – di diventare ricco pur di prestarsi al “lavaggio” di un po’ di narcomiliardi, considerato peraltro che la diffusione degli stupefacenti è stata, in Sardegna, decisamente superiore rispetto alla media nazionale.
Ma Cagliari è piccola, e alcuni o molti di questi personaggi, delinquenti si ma con una patina di rispettabilità, finiscono per frequentare alla fin fine sempre i soliti ambienti della Cagliari bene, i soliti frequentati da certa “crema” della città, palazzinari, professionisti, e sicuramente anche più di un magistrato; la prospettiva della nomina di Lombardini a procuratore capo faceva tremare i polsi a questa “onorata società” che, tracciando paletti e confini di ordine geografico e sociale, continua a rivendicare il ruolo di cuore pulsante di una città che, grazie a loro, è diventata sul piano socioculturale forse la più retriva d’Italia, facendosi sorpassare anche da certe realtà siciliane che fino a non molto tempo fa erano come si poteva leggere nei romanzi di Verga.
Stranamente, a muovere il passo decisivo per sbarrare la strada a Lombardini furono i giudici e PM comunisti di Magistratura Democratica, che da un lato attivarono le loro “quinte colonne” all’interno della corrente di Lombardini, Magistratura Indipendente (vale a dire Gaetano Cau, Paolo De Angelis, Mario Marchetti), dall’altro scelsero di allearsi, senza riserve, con quella trama di relazioni sociali della Cagliari bene, prevalentemente di destra e con più di un piede nel giro dei riciclatori di denaro sporco, che vedevano in Carlo Piana, un po’ di sinistra e assolutamente estraneo a loschi affari, ma più “ragionevole”, in fondo “uno di loro”, il loro candidato ideale per contrastare Lombardini.
Ogni progetto di applicazione delle misure di prevenzione naufragò definitivamente, la poca attività che la questura di Cagliari stava svolgendo si bloccò sul nascere, e si capisce perché Piana si sia dovuto poi comportare come sappiamo, da accentratore alla Saddam Hussein: deve controllare tutto, e in particolare prevenire deprecabili “alzate d’ingegno” dei sostituti (che però non hanno la schiena abbastanza dritta) perché non può dire di no a nessuno dei suoi grandi elettori, né ai suoi colleghi di Magistratura Democratica, con alle spalle solidi e comprovati rapporti col PCI/PDS/DS e col suo braccio affaristico delle Cooperative Rosse, né a quei certi signori della “Cagliari bene” che non vogliono essere costretti a tornare a pietire denaro legale dalle banche.
Si sa, il Dio Denaro presidia a tutto, perfino alla crisi irachena, dove Bush ci dice ancora che Saddam deve disarmare quando non hanno trovato uno straccio di armi, e in realtà anche i bambini di Kansas City sanno bene che quel che conta è il petrolio, e anche alla strana direzione che questa città sta prendendo, con un’economia illegale che avanza e in certi settori soverchia su un’economia legale sempre più alle corde, con le strane alleanze tra tipi come Zuncheddu, costruttore divenuto editore de L’UNIONE SARDA col beneplacito della Procura, e le Cooperative Rosse, in realtà sempre meno cooperative, sempre meno rosse (nel senso di quel tanto di nobilità che ha significato la parola comunismo) e sempre più affariste allo stato puro, col pecunia non olet e tutto ciò che consegue, con numi tutelari quali Emanuele Sanna ammanicatissimi con la Procura.
Già … alla fine della fiera la Procura rimane il vertice di tutto … qualcuno, preferibilmente il ministro Castelli o il Consiglio Superiore della Magistratura, dovranno spiegarci chi l’abbia legittimata ad esercitare compiti che non le competono … se Cagliari è diventata una città governata dalla magistratocrazia, con esiti che sono davanti agli occhi di tutti, siamo fuori dalla Costituzione, siamo fuori dall’Europa, siamo fuori dall’Italia!