ILL.MO SIG. PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
C/O IL TRIBUNALE
CALTANISETTA
Il sottoscritto ……………………….. nato a ……………………… Il ………………….. e res.te a …………in Via ……………. espone:
premesso che
In data 11/8/98, come è risaputo per l’ampia diffusione data alla notizia dagli organi di informazione, subito dopo l’interrogatorio svolto dai PM presso il tribunale di Palermo Dott. Caselli, Dott. ……………., Dott. …………….. Dott……………….. e Dott. ……………… nell’ambito del procedimento penale in corso contro lo stesso, il Dott. Nicola Grauso e l’Avv. Antonio Piras per la vicenda relativa al sequestro di Silvia Melis, il Dott. Luigi Lombardi si suicidava nei propri uffici.
La morte del detto magistrato colpiva profondamente l’opinione pubblica soprattutto per le modalità che l’avevano caratterizzata.
Dal 12/8 e sino ad oggi, l’opinione pubblica è stata fortemente colpita dal violento contrasto, che gli organi di informazione hanno ampliato a
dismisura, insorto tra i magistrati di Palermo e di Cagliari, il difensore del Dott. Lombardini, gli altri coimputati e le forze politiche di ogni schieramento in ordine alla reale modalità di svolgimento del fatto alle ragioni che lo avevano provocato e alle conseguenti responsabilità.
Infatti, per il cittadino, che poco conosce dei fatti a monte della vicenda e di quelli che la precedettero, e assai difficile interpretare tale gesto, che ha indotto e induce tutti in approfondite riflessioni.
In realtà leggendo la carta stampata è sentendo gli organi di informazione radiotelevisiva, l’osservatore di fronte al fluire di notizie contrastanti di opinioni divergenti e di interpretazioni diametralmente opposte, non è in grado di percepire quanto realmente accaduto.
Come al solito, per ragioni troppo stesso politiche, la verità viene negata, in quanto i fatti non vengono rappresentati nel loro effettivo svolgimento, ma secondo strumentali modalità a seconda degli schieramenti politici ai quali gli organi di informazione sono legati.
Purtroppo anche gli organi preposti alle valutazioni di tali fatti in sede disciplinare, si muovono secondo la stessa e distorta logica.
Cioè, contravvenendo al principio basilare che deve confermare l’operato del giornalista, non si può rappresentare la verità obbiettiva, bensì quella più utile e più comoda a seconda degli interessi che si intendono tutelare.
Così il cittadino non può certo condividere l’atteggiamento superficiale del Ministro di Grazia e Giustizia che, di fronte a un fatto di tanta gravità, pronuncia una personale sentenza assolutoria sulla base di una valutazione dei fatti svolta in poche ore e dell’esame della sola tesi dispiegata da una delle parti interessate (Pool di magistrati di Palermo).
In cittadino dopo le esperienze di un passato non troppo distante, caratterizzato da un atteggiamento di ingiustificata benevolenza valutativa verso i comportamenti non esattamente ortodossi e non conformi alla legge di parte della magistratura (vedi Pool di Milano) da parte del CSM, non ha certamente fiducia nella serenità e obbiettività di giudizio dello stesso.
Infatti, la decisione sui procedimenti disciplinari non è, nella normalità dei casi, basata sulla approfondita e obbiettiva valutazione dei comportamenti dei magistrati sottoposti agli stessi, ma e conseguenza della convergenza delle posizioni politiche assunte di questi ultimi con la maggioranza dei componenti del CSM.
Di guisa che se il magistrato inquisito è di sinistra, la maggioranza del CSM, che è di tale orientamento, è portato ad assolvere e viceversa.
Tutto ciò in omaggio a concetti di solidarietà di casta che contrastano con tutti i più essenziali principi applicativi della giustizia e delle norme costituzionali.
D’altra parte quanto accaduto nei giorni scorsi con riferimento al caso di specie da il segno della esattezza di tali considerazioni.
Ed allora di fronte a un fatto di tanta portata sociale e politica il cittadino esige che i fatti siano accertati dal giudice penale, nella speranza che lo stesso manifesti quella serenità e obbiettività di giudizio, senza le quali e utopico parlare di giustizia.
L’opinione pubblica per una volta ha ragione e diritto che venga accertata la “verità” e ciò intesa nella sua accezione tecnica del termine e, quindi senza aggettivazione che ne modifichino il concetto di fondo.
Non importa se tale accertamento provocherà forti reazioni, minacce e tentativi di condizionamento, perché se ancora una volta si cercherà di affossare tale tentativo avremo l’ennesimo irrisolto mistero all’italiana e ciò con buona pace dei principi ci civiltà e democrazia che debbono connotare qualsiasi ambito sociale.
Ed allora, il cittadino, alla luce delle contrastanti versioni fornite dagli organi di informazione, può ipotizzare i seguenti scenari interpretativi:
Il gesto del Dott. Lombardini è da iscriversi alle sue condizioni di salute psichica e non è stato ne sollecitato ne agevolato da comportamenti esterni.
Il Dott. Lombardini a scelto tale gesto estremo dopo aver ricevuto dai magistrati di Palermo, successivamente all’allontanamento del suo difensore, la richiesta di perquisizione è una minaccia di arresto in conseguenza di un infamante, strumentale e ingiustificata contestazione di reato.
Il gesto sarebbe, quindi, la reazione di fronte a una serie di odisi, strumentali e illegittimi comportamenti dei magistrati inquirenti che se attuali avrebbero compromesso, al di là del futuro esito del processo, la sua immagine di integerrimo magistrato.
Il Dott. Lombardini ha ceduto di fronte alla situazione di intollerabile pressione cui era sottoposto da una parte della magistratura cagliaritana, che non gradiva che dal giugno’99 lo stesso divenisse Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e, quindi, assumendo nuova competenza in materia di sequestri di persona.
Tale comportamento protratto per anni ne avrebbe minato il sistema nervoso che avrebbe ceduto di fronte alla convinzione che il comportamento del Pool di Palermo costituiva lo strumento utilizzato dai giudici cagliaritani per ottenere lo scopo.
Il gesto è la conseguenza della combinazione strumentale del comportamento del Pool di Palermo e dei magistrati cagliaritani.
L’esponente non è certo in grado di individuare quale di queste ipotesi sia quella corrispondente alla realtà dei fatti.
Di certo questo compito spetterà al magistrato inquirente, previo svolgimento delle indagini del caso, che dovranno così indirizzarsi:
Acquisizione di tutta la documentazione concernente le condizioni di salute del Dott. Lombardini, sentendo, tra l’altro tutte le persone a lui maggiormente vicine per valutare quale fosse il suo stato d’animo nel periodo precedente all’interrogatorio;
Acquisizione del verbale di interrogatorio e del decreto di perquisizione del 11/8/98;
Accertamenti diretti a stabilire:
se sia vero che i termini di durata delle indagini preliminari per l’originario procedimento penale per favoreggiamento fossero scaduti;
quali fossero gli elementi inpossesso del Pool di Palermo all’atto dell’iscrizione della notizia di reato per il reato di estorsione;
Acquisizione dei provvedimenti del GIP autorizzanti lo svolgimento di atti in periodo feriale e accertamento della sussistenza dei relativi presupposti:
Accertamento delle ragioni che indussero i magistrati di Palermo a notificare al Dott. Lombardini il decreto di perquisizione datato 6/8/98, solo l’11/8 e dopo l’allontanamento del suo difensore;
Accertamento di quanto avvenuto subito dopo che il Prof. Concas si allontanò e soprattutto. Se taluno dei magistrati evidenziò l’intendimento di procedere all’arresto del Dott. Lombardini.
Acquisizione di tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nell’ambito delle vicende processuali, oggi, gestite dal Pool di Palermo.
Acquisizione di tutti gli atti dai quali emerga se i magistrati avevano disposto accertamenti sulle condizioni di salute del Dott. Lombardini e in caso positivo acquisizione degli elementi raccolti.
Acquisizione di tutti gli esposti, le denunzie fatte dei magistrati di Cagliari contro il Dott. Lombardini, nonché di tutte le intercettazioni telefoniche disposte nei suoi confronti nell’ultimo quinquennio.
Sulla base della completa valutazione dei fatti operata dopo aver raccolto il suddetto materiale investigativo, la S.V. potrà stabilire se il Dott. Lombardini si è tolto la vita per un gesto inconsulto frutto di un cedimento del sistema nervoso non conseguenza di fattori esterni ovvero se taluno con il suo comportamento lo abbia determinato al suicidio.
Corre doveroso l’obbligo di sottolineare come ancora oggi incredibilmente piovano letteralmente attraverso certe fonti di informazioni giornalistica privilegiate talune “notizie” in ordine di contenuto degli atti svolti dai PM siciliani e ciò in aperta violazione di una precisa norma di legge.
In tal modo si offre alla pubblica opinione un quadro volutamente lacunoso di tale vicenda e ciò per fini che, se paiono istintivamente spiegabili con il tentativo di far riguadagnare ai magistrati palermitani l’immagine incrinata dopo la vicenda in oggetto, meritano approfonditi accertamenti.
La Magistratura, deve, quindi, operare al suo interno, un momento di grande riflessione per stabilire se la ricerca della verità sia più importante della tutela delle ragioni di casta e ciò perché attraverso tale riflessione passa il grande dibattito in corso sulle effettività della sua indipendenza.
Infatti, l’indipendenza non è un concetto monolitico per cui è sufficiente a realizzarla la semplice inesistenza di vincoli di subordinazione al potere politico.
In realtà il concetto è più ampio, per cui la sua realizzazione sottintende che se realmente esiste solo subordinazione alla legge le violazioni operate dai suoi appartenenti non debbono essere, per solidarietà di casta, nascoste, coperte o giustificate, ma, al contrario, punite con maggior rigore.
Ed allora, il cittadino percepisce di fronte a tanti fatti verificatesi nel più recente passato, come in realtà, la magistratura sempre più legata a schieramenti politici, a da tempo perso la tanto conclamata indipendenza, per divenire porta voce e/o strumento operativo addirittura di specifiche e ben individuate forze politiche.
La magistratura, per vedere affermata e tutelata la sua indipendenza, non deve essere né di destra né di sinistra, ma solo un potere dello stato che ha come scopo preciso quello di far giustizia applicando la legge.
Ed allora questa è l’occasione per ridar vigore a quei valori, che diano al concento di indipendenza un contenuto, oramai, da tempo venuto meno.
La S.V. , quindi, è chiamata a dare al paese una risposta definita alle domande di appuramento della verità che da più parti provengono, per stabilire se un uomo, un magistrato di grande spessore, abbia scelto di compiere un gesto estremo per ragioni personali ovvero perché sollecitato da atteggiamenti strumentali di terzi.
Se il tutto verrà messo a tacere allora avremo la certezza che nel nostro paese concetti quali verità, giustizia e democrazia sono vuote esercitazioni verbali senza alcun reale contenuto.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto
Chiede
Che la S.V. voglia disporre tutti gli accertamenti richiesti e sulla base degli stessi stabilisca se, nel caso di specie si o meno configurabile il reato di cui all’art. 584 cp., individuandoli, in caso positivo, e perseguendoli ai sensi e con il rigore di legge
Chiede
Di essere informato sullo sviluppo del procedimento con riferimento ad eventuali richieste di archiviazione.
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