Dopo due settimane di relativa incertezza, le urne hanno dissipato ogni dubbio e gli italiani hanno tributato a Silvio Berlusconi e alla Casa delle Libertà un’ampia maggioranza (177 seggi al Senato, 368 seggi alla Camera: meglio che nelle elezioni del 1984) che gli consentirà di governare senza problemi per i prossimi cinque anni.
La vittoria di Berlusconi apre scenari di reale novità in tema di giustizia, se verrà attuato integralmente il programma di Forza Italia, laddove prevede tra le altre cose la distinzione delle funzioni tra PM e Giudice, l’affidamento al Parlamento del compito di individuare le priorità nella persecuzione dei vari reati, l’attribuzione di maggior potere alle forze di polizia a discapito del PM e incisive riforme dei Consigli Giudiziari (nei quali si prevede l’ingresso anche degli avvocati) e del CSM.
Pur tenendo conto degli inevitabili condizionamenti a cui Berlusconi sarà sottoposto per la sua posizione di “utente” suo malgrado della giustizia (coi noti processi della magistratura milanese), ci si augura che il prossimo cambio della guardia al ministero della Giustizia (dove dovrebbe andare l’azzurro Marcello Pera, a suo tempo autore di interrogazioni sul “caso Lombardini”) e l’attuazione di dette riforme facciano sentire, e vigorosamente, il loro effetto anche nella paludosa situazione cagliaritana.
Da segnalare, per quanto riguarda la Sardegna e i temi che più stanno a cuore al nostro sito, la trionfale rielezione nelle file di Alleanza Nazionale dell’onorevole Gianfranco Anedda, a suo tempo convinto difensore di Luigi Lombardini e probabile prossimo sottosegretario alla Giustizia, e il ritorno alla camera, sempre per AN, dell’avvocato Gianfranco Onnis, strenuo propugnatore dei principi garantistici; né può tacersi l’elezione per Forza Italia, in un collegio lombardo, dell’avvocato e professore Carlo Taormina, legale di Nichi Grauso. Tutti parlamentari di sicuro orientamento garantista che andranno a ingrossare le fila della già nutrita schiera di giuristi legalitari presente, purtroppo, quasi solo nella Casa delle Libertà e che vanta nomi come Filippo Mancuso, Michele Saponara, Gaetano Pecorella.
Ci si augura, ora, che la magistratura nel suo complesso, anche nelle persone dei magistrati che non hanno votato per Berlusconi e che avversano Berlusconi, colga il segnale di questo successo del Cavaliere come ammonimento, un ammonimento proveniente dal Popolo sovrano, ad accantonare ed isolare quelle posizioni estremistiche, rappresentate in particolare da Magistratura Democratica e da certe Procure militanti, che nel perseguire l’annientamento degli avversari politici (e degli stessi avversari interni alla magistratura) con tutta l’intolleranza del classico metodo leninista, hanno nuociuto al prestigio della Magistratura, provocato la messa in croce per anni di processi inutili di tanti cittadini innocenti (il caso Contrada è solo l’ultimo di una lunga serie), hanno fatto perdere al Paese tempo prezioso nella vera repressione della criminalità trastullandosi coi loro teoremi politico-giudiziari.
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