27 01 2004 - BERLUSCONI REGALA IL GOVERNO AL CENTROSINISTRA

Silvio Berlusconi dovrebbe sapere bene, visto che ne ha almeno due eletti al Parlamento nelle file di Forza Italia (Francesco Nitto Palma e Roberto Centaro, quest’ultimo, peraltro, accanito giustizialista) che la magistratura è una cosa ben diversa e composita da quella che lui, forse mal consigliato da certi cattivi consiglieri, spesso dipinge, non è esclusivamente un’accozzaglia di comunisti intenti a perseguire, in sinergia con la sinistra politica, l’eliminazione per via giudiziaria degli avversari moderati e conservatori.
Una intera corrente della magistratura associata, Magistratura Indipendente, è composta prevalentemente da magistrati le cui simpatie politiche, se ne hanno, vanno al centrodestra (non a caso era la corrente di Luigi Lombardini), e un’altra corrente ancora, Unicost, benché folta di moderati di sinistra (alla Carlo Piana, per intenderci), annovera persone autenticamente di centro e moderate; è vero, esistono anche correnti fortemente politicizzate a sinistra, come quelle di Magistratura Democratica e dei Verdi, dove allignano con maggior frequenza coloro che strumentalizzano le funzioni giudiziarie per scopi politici, ma così come è sacrosanto esigere che non vi sia alcun dominio comunista sulla magistratura, neppure si può pretendere che le intelligenze di sinistra ne rimangano escluse, come d’altra parte che un magistrato abbia un convincimento politico non è in sé cosa grave, è cosa grave solo se piega l’esercizio delle proprie funzioni alla vittoria della propria dottrina politica.

Certo, l’ipocrisia ha molti padri, nell’agone politico, quanto al rapporto con la magistratura, e lo dimostra anche un certo atteggiamento della sinistra, non tutta a dire il vero, che mentre ribadisce compunta l’esigenza del rispetto delle sentenze quando queste vanno contro Berlusconi, per altro verso, quando capita che qualche magistrato metta dentro degli anarchici o dei no global in modo evitabilissimo, è pronta a strepitare.
Ma Silvio Berlusconi forse non si rende conto del fatto che il suo modo di affrontare il problema magistratura che pure esiste, ossia non, alla liberale, battersi per rafforzare un sistema di controlli e di responsabilità, bensì, in termini vagamente sovversivi e anarchici, attaccando frontalmente l’intera istituzione, non fa che rafforzare, sia nei vertici che nel ventre molle della massa dei novemila giudici e PM d’Italia, unanimi e consolidati sentimenti di ostilità nei suoi confronti, laddove le sue intemerate sono percepite come minaccia all’indipendenza, all’autonomia e alla dignità professionale della magistratura, e specialmente laddove simili sensazioni vengono fatalmente nutrite non solo dai militanti di Magistratura Democratica, il che è scontato, ma anche dai magistrati moderati, conservatori, o semplicemente apolitici che pensano solo a fare il loro lavoro.
Per questa strada Berlusconi non otterrà nulla, perché la magistratura, che lo si voglia o no, unitamente alla Chiesa, alla Massoneria, alla Fiat, ai Carabinieri, ai Servizi Segreti, è uno dei poteri forti d’Italia, anzi probabilmente il più forte, e non vi è barba di legge, specie se scritta da tre in italiano come la riforma dell’ordinamento giudiziario in discussione alle Camere, che possa incrinarlo in chiave di scontro frontale: si pensi solo al fatto che una legge costituzionale del 1953 continuerà ad attribuire ad ogni giudice della Repubblica il potere-dovere di sollevare questione di legittimità costituzionale delle norme che ritenga contrarie alla Costituzione, e che questa riforma offre migliaia di spunti per sollevare simili questioni, essendo quindi il prevedibile esito della disastrosa riforma che si prospetta la duratura paralisi dell’amministrazione della giustizia.
Coi magistrati, volenti o nolenti, bisogna trattare, non si può pensare, anche se in cuor proprio si nutrono questi sentimenti, di trattarli in massa come un’accozzaglia di fascisti intenti a violare la legge, il che oltre tutto è insultante per molti di loro che fanno onestamente e coscienziosamente il proprio dovere, è folle l’idea di fare una riforma dell’ordinamento giudiziario contro di loro e insieme contro l’opposizione.
La buona volontà dimostrata dal Consiglio Superiore della Magistratura e, paradossalmente, proprio da quella corrente, Magistratura Democratica, che contiene il maggior numero di quei comunisti avversati da Berlusconi, suggerisce che la strada da intraprendersi, per non creare gravissime crisi istituzionali che non si sa dove potrebbero portarci, non esclusi esiti sudamericani e non certo a favore del centrodestra, sia quella di rafforzare le normative e gli strumenti che garantiscano l’autonomia, la professionalità e la correttezza dei magistrati, con particolare riguardo al controllo disciplinare, onde garantire che quando singoli magistrati commettano abusi siano loro a pagare senza che l’infamia delle loro condotte si ripercuota su un’intera magistratura che ne è estranea; d’altro canto, i magistrati dovrebbero prendere atto del fatto che la separazione delle carriere è ormai divenuta una misura assolutamente ineluttabile, e si tratterà casomai di applicare tutti quei correttivi intesi a prevenire che il PM ricada sotto il controllo dell’esecutivo, o quanto meno che, se debbano esservi atti di controllo e indirizzo politico nei confronti dei PM, essi debbano adottarsi con la stessa maggioranza richiesta per le modifiche della Costituzione.
Riteniamo che la stragrande maggioranza dei magistrati, quelli che fanno i capipopolo nelle adunanze dell’Associazione Nazionale Magistrati e quelli che se ne infischiano di queste cose, convengano che sia assolutamente necessario evitare uno scontro istituzionale, e siano pronti a un dialogo costruttivo col Governo, se si trovino dinanzi a proposte ragionevoli; non sappiamo, invece, se dallo stesso sentimento sia animato Silvio Berlusconi, dal quale un po’ tutti gli alleati, da Bossi a Buttiglione (notare invece l’assordante silenzio di Gianfranco Fini) hanno preso in questi giorni le distanze.
Forse il Cavaliere, con queste intemerate, cerca solo di rianimare le sue truppe nell’estremo tentativo di evitare, alle prossime elezioni europee, una sconfitta che si preannuncia bruciante e che potrebbe costringerlo a rassegnare le dimissioni (in vista di elezioni anticipate, o di qualche ribaltone, non si sa mai), ma ancora una volta non fa altro che regalare ulteriori voti, anzi regalare il prossimo venturo governo Prodi 2, al centrosinistra, il cui atteggiamento nei confronti della magistratura è percepito dal cittadino comune, che vuole che i criminali siano catturati e che si lascino lavorare a tale scopo i magistrati, come ben più confacente a quel senso dello Stato che i governanti devono avere, senza contare che oltretutto, facendo irrigidire l’intera magistratura in questo modo, la si costringe obtorto collo a difendere anche gli indifendibili, come ad esempio certi magistrati di Palermo e di Cagliari di nostra conoscenza, allontanando così di anni luce l’obiettivo di rendere più credibile la magistratura espellendo e punendo chi deve esserne espulso e punito.
E comunque, Cavaliere, non crediamo che lei possa contare tanto, grazie a queste intemerate, sul sostegno del ceto medio: quello è già abbastanza incavolato per il caro vita, divenuto pazzesco nei due anni e mezzo del suo Governo, e non ha senso inveire contro l’Euro quando non si è predisposto uno straccio di controllo contro gli aumenti indiscriminati dei prezzi; invece di fare casino con gli scritti farneticanti di Baget Bozzo, faccia fare al suo ministro Castelli i controlli che non ha mai fatto seriamente, per favore!