Da un po’ di anni a questa parte vi è un vero dramma, che getta i cittadini in una perenne e angosciante incertezza quanto a poter dire se possano aver fiducia nella giustizia, se sia difficile averne e, come affermato dall’onorevole Gaetano Pecorella, si possa provare solo rispetto per la magistratura o addirittura se questa, magari per motivi indipendenti da propria colpa come istituzione nel suo complesso, sia divenuta immeritevole perfino del rispetto dovutole per il suo ruolo, con conseguenza ridotta credibilità delle sentenze di condanna o di assoluzione anche quando passate in giudicato e raffiche di istanze di ricusazione di giudici, di richieste di rimessione, di denunce ai sensi dell’art. 11 del codice di procedura penale.
Il dramma consiste nel fatto che, anche se si chiacchierava lo stesso circa questo o quel magistrato che insabbiava procedimenti per favorire i potenti, ma questo veniva considerato un po’ nell’ordine delle cose nel contesto di una magistratura che solo da un decennio circa ha veramente “scoperto” la propria autonomia e la sua importanza per gli equilibri istituzionali, un tempo veniva ritenuta la più assurda delle ipotesi quella che un magistrato, per antonomasia tutore dell’osservanza delle leggi, potesse commettere reati nell’esercizio delle proprie funzioni, dall’abuso d’ufficio alla concussione, mentre oggi, alla luce di tante e piccole nefandezze che sono emerse, gli stessi magistrati, la massa dei magistrati onesti che lavorano in silenzio, hanno dovuto realizzare di vivere e lavorare in un microcosmo che presenta gli stessi difetti della società civile, e quindi, accanto a gente onesta e personaggi al limite solo un po’ disinvolti, autentici disonesti che commettono per vocazione reati avvalendosi della propria qualità e sono rotti ad ogni nefandezza, dalla falsificazione di atti all’intimidazione di testimoni, pur di cancellare le prove dei loro misfatti.
Dinanzi a questo quadro, in fondo la ritenuta politicizzazione dei magistrati è quasi il male minore, poiché siamo fermamente convinti che, in ogni caso, nessun giudice coscenzioso condannerà un determinato imputato, si chiami Berlusconi Silvio o Sanna Giuseppe, solo perché elettore o militante di un partito di ideologia diversa a quella da lui propugnata, anche se in certi casi l’astenersi, da parte del giudice, dall’esternare troppo, implicitamente o esplicitamente, le proprie convinzioni politiche sarebbe quanto meno consigliabile affinché non sia arrecato detrimento alla sua credibilità.
In certe ben note vicende che hanno letteralmente devastato il sistema politico, giudiziario e dell’informazione di Cagliari e della Sardegna, alla fin fine, vi è ben poco di politico, quanto meno non crediamo vi sia stato un complotto ordito e diretto a livello centrale dai comunisti D’Alema e Diliberto, o chi per loro, per colpire deliberatamente quei “fascisti” di Luigi Lombardini o Nicola Grauso; a parte Diliberto, che è perfino compare d’anello di Grauso, sappiamo che D’Alema è una persona troppo intelligente per muoversi secondo quest’ottica, e in particolare sappiamo per certo che la nomina a procuratore capo di Cagliari di Carlo Piana, errore gravissimo di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze e che fu un passo fondamentale verso la distruzione morale di Lombardini come uomo e come magistrato, non fu propiziata o imposta da D’Alema, bensì nacque dal cilindro di certi maghetti locali del PDS e della magistratura di sinistra. Idem come sopra per la vicenda Unione Sarda, laddove se le cose scritte dalla PM palermitana Marzia Sabella, in un atto giudiziario che pure vorrebbe essere una richiesta di archiviazione, lasciano trasparire come sia stato ambiguo il ruolo sia del procuratore Piana sia del “mandarino” Emanuele Sanna, sono carenti elementi che riconducano alla dirigenza nazionale del PDS … salvo forse, per entrambe le vicende, a Luciano Violante, operante però non tanto come esponente della dirigenza del PDS, quanto come capo riconosciuto del partito dei magistrati militanti, e se del caso anche un po’ delinquenti (vedansi certe intercettazioni manipolate e tante altre amenità) occasionalmente elevato a un’altissima carica istituzionale.
Si potrà obiettare, certo, che i magistrati di Cagliari e anche quelli di Palermo, per combinare tutto quanto hanno combinato, dovevano avere una solida copertura a livello politico, ma è un ragionamento viziato dalla non conoscenza dei meccanismi reali che regolano la responsabilità dei magistrati, governata, quanto alle azioni disciplinari, da un organo corporativo nelle loro stesse mani quale il Consiglio Superiore della Magistratura, mentre quanto ai procedimenti penali, dal momento che dei magistrati sono giudicati da altri magistrati, ovviamente cane non mangia cane, salvo come nel caso in cui si decide di colpire qualcuno, come per Lombardini.
L’unica forza resistenziale, che poteva opporsi a questo stato di cose, in cui alcuni magistrati disinvolti, che non vogliamo aggettivare ulteriormente, ne hanno combinato più di Bertoldo, poteva essere quella della già evocata massa dei magistrati seri, onesti e laboriosi, che le giornate le passano a fare udienze, a scrivere sentenze, e non stanno ogni giorno a riunirsi per complottare contro questo e quello (come accadeva a Cagliari contro Francesco Pintus, luogo di riunione preferito una stanza del terzo piano occupata da un ex componente della DDA), che quindi rifuggono dal prender parte a queste azioni delittuose e dovrebbero opporvisi … niente da fare, perché come si è detto, purtroppo, anche la magistratura si è rivelata un microcosmo analogo alla società civile, coi suoi onesti e i suoi delinquenti, i quali, finché la “giustizia”, nel caso in questione una giustizia superiore alla stessa magistratura, non interviene prevaricano gli onesti, li intimidiscono, li fanno imbrancare con loro all’insegna del “tengo famiglia”.
Ma il complesso degli onesti dell’intera società civile ha il diritto di capire, di sapere appieno, con riferimento al terribile triennio 1996-1999, cosa è accaduto a Cagliari intorno al palazzaccio di Giustizia, perché sia potuto accadere e chi siano i responsabili, e dato che il sistema di autotutela interna della magistratura, basato sul C.S.M., ha miseramente fallito in questo, duole dirlo ma dovrà giocoforza occuparsene la politica, che quando vi sono turbative istituzionali ha il dovere di intervenire.
La Cagliari degli onesti, la Sardegna onesta saranno veramente grate al presidente Berlusconi se, distogliendo per un attimo l’attenzione dai propri casi personali – ci rendiamo conto che è difficile, perché Berlusconi è stato sottoposto a prove tali da abbattere un toro – si volesse occupare in prima persona di queste vergognose e scandalose vicende!
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