Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire, e così sono nella pressoché totalità i magistrati cagliaritani sul problema delle incompatibilità parentali (e di quello, che però ha minor rilievo numerico, delle incompatibilità per permanenza ultradecennale in uno stesso ufficio), sia quelli direttamente e personalmente interessati (sono molti) che talora fanno semplicemente gli gnorri e talora hanno, come la dottoressa Corradini, la faccia tosta di difendersi attaccando e propiziando mozioni di censura nei confronti de L’UNIONE SARDA di Grauso e Liori quando parlava quotidianamente del problema, sia quelli che dal problema sarebbero estranei, ma per il solito sciagurato corporativismo tendono a difendere i colleghi solo in quanto colleghi; e certo non si concorre ad attenuare la loro sordità, se anche l’ordine degli avvocati si occupa del problema solo sporadicamente, magari per interessi individuali, e se LA NUOVA SARDEGNA, organo neanche troppo ufficioso della Procura (pare soprattutto di De Angelis per interposto Mauro Lissia), e l’UNIONE SARDA di oggi, quotidiano che affronta i problemi scottanti semplicemente non parlandone (quando ne parla è solo per “far fuori” gli avversari, come per il presidente Balletto e l’assessore Zirone, avversari di chi sta dietro il buon Zuncheddu), tengono sulla questione un silenzio di tomba.
E del resto, tutto ciò è umanamente comprensibile: credete forse che il dottor Carlo Piana, additato per la sua incompatibilità col figlio Paolo, che per qualche mese è stato addirittura suo sostituto, il dottor Guido Pani, anch’egli in una situazione poco opportuna quanto al suo rapporto con l’ex GIP e attuale presidente di sezione penale Michele Jacono (suo zio, o suo cugino come si è detto al Consiglio Superiore della Magistratura?), il dottor Vincenzo Amato, poco compatibile con la sorella Daniela già giudice di sezione penale e oggi GIP, e il dottor Ignazio Tamponi, cugino di altra giudice civile che non ricordiamo se fosse Maria Sechi (moglie del PM Alessandro Pili) o Donatella Satta, abbiano fatto il diavolo a quattro col famigerato art. 2409 del codice civile, per sfilare via a Nicola Grauso L’UNIONE SARDA rimanendo del tutto asettici rispetto alle brutte figure che il quotidiano allora diretto dal rimpianto Antonangelo Liori faceva fare loro per la storia delle incompatibilità?
No, non si tratta di casi individuali, e questi non si rimuovono semplicemente spostando qualcuno dal penale al civile, settori che, al di là di ogni formalistica distinzione, presentano costanti situazioni di interferenza (Carlo Piana, come la metti se oggi dovessi attivare il 2409, misura di natura civilistica, e a giudicare potesse esserci potenzialmente tuo figlio Paolo, benché tu faccia formalmente penale e lui faccia civile? Oppure come la metti con l’intervento del PM, quindi della procura che dirigi, ad esempio nei procedimenti per interdizione, di natura civilistica?): si tratta del fatto che il Palazzaccio di piazza Repubblica è un vero e proprio PALAZZO DELLE INCOMPATIBILITA’, il che mina alla radice la credibilità della giustizia nella Città del Sole, e, oltre al fatto delle parentele tra giudici, o tra giudici e PM, ciò riguarda soprattutto quello delle parentele tra giudici e avvocati che, oltre a creare indebite commistioni, spesso addirittura passanti per l’alcova, tra il giudicante e una parte processuale, sovente si tirano dietro, a uno sciagurato unisono, il corporativismo dei magistrati e quello degli avvocati a difendere contro ogni pudore gli interessati.
Tanto per fare un esempio, ci hanno raccontato che uno sventurato cittadino qualunque, dovendo iniziare una causa civile per risarcimento danni, fu “scaricato” dal noto avvocato ulivista Michele Schirò, al quale si era inizialmente rivolto, dopodiché non riuscì più a trovarsi uno straccio di difensore, dicono perché si era opportunamente saputo nell’ambiente che a Schirò non piaceva che si assistesse quella persona: ebbene, possiamo escludere in radice che ciò non sia derivato dalla potenza acquisita di Schirò, derivatagli dal pluriennale rapporto di colleganza di studio (dicono oggi cessata, ma dicono pure solo pro forma), col fratellino avvocato civilista del PM Paolo De Angelis, il campione della triplice incompatibilità, col fratello avvocato appunto, per coniugio con la giudice Maria Teresa Spanu e per permanenza ultradecennale in Procura? Oppure, tornando alla storia della giovane madre a cui è stato levato il figlio facendola passare per pazza, come recitò in pratica un provvedimento dell’inimitabile dottoressa Grazia Corradini, che abbiamo raccontato in una ULTIM’ORA di qualche tempo fa (si intitolava MALA IUSTITIA MINORILIS E INCOMPATIBILITA’ DEI MAGISTRATI), in relazione al retroterra di infedele patrocinio da parte di avvocati che la giovane subì, possiamo essere tanto sicuri che non ci sia correlazione tra questa circostanza e l’essere la Corradini moglie di un avvocato? E a proposito, come può la Corradini in qualsivoglia modo essere compatibile col marito avvocato, dato che il Tribunale dei Minorenni di Cagliari, lo sanno anche gli asini, ha funzioni miste?
Capiamo perché l’ordine degli avvocati sia così intimidito quanto a intervenire efficacemente, ma capiamo pure che il problema delle incompatibilità assume un rilievo tale da rendere gli uffici giudiziari di Cagliari prossimi all’impossibilità di funzionamento, o quantomeno, a rendere assolutamente incompatibile la permanenza a Cagliari di molti magistrati che, se rispettassero la legge e la deontologia professionale, dovrebbero astenersi continuamente, addivenendo di fatto a non doversi occupare di un bel niente, sussistendo quindi i presupposti dell’incompatibilità ambientale ai sensi dell’articolo 2 della cosiddetta Legge delle Guarentigie.
Il Ministro Castelli dovrebbe darsi una svegliata ed operare un compiuto e completo screening delle situazioni di questo genere, onde agire come per legge, ma vogliamo facilitargli l’opera riportando a seguire, anche per comodità dei lettori (sebbene nella sezione dei CASI DI MALAGIUSTIZIA essi siano in larga misura riportati) tutti i casi di incompatibilità sussistenti nel PALAZZO DELLE INCOMPATIBILITA’:
– PIANA Carlo, Procuratore della Repubblica, e PIANA Paolo, giudice sezione civile Tribunale: padre e figlio;
– MURA Mauro, Procuratore aggiunto, e CAU Anna, giudice sezione civile Tribunale: marito e moglie;
– DE ANGELIS Paolo, sostituto Procura Repubblica, e DE ANGELIS Luca, avvocato: fratelli;
– DE ANGELIS Paolo, come sopra, e SPANU Maria Teresa, giudice sezione civile Tribunale: marito e moglie;
– DE ANGELIS Paolo, come sopra: permane da oltre dieci anni alla Procura della Repubblica;
– PILI Alessandro, sostituto Procura Repubblica, e SECHI Maria, giudice sezione civile Tribunale: marito e moglie;
– PANI Guido, sostituto Procura Repubblica, e JACONO Michele, presidente sezione penale Tribunale: nipote e zio, o cugini;
– MASSIDDA Andrea, sostituto Procura Repubblica, e MASSIDDA Giovanni, giudice sezione penale Tribunale: cugini;
– ALLIERI Rossana, sostituto Procura Repubblica, e ALLIERI Luisa, avvocato: sorelle;
– AMATO Vincenzo, giudice sezione civile Tribunale, e AMATO Daniela, GIP: fratello e sorella;
– AMATO Vincenzo, come sopra: permane da oltre dieci anni presso la sezione civile del Tribunale;
– TAMPONI Ignazio, giudice sezione civile Tribunale, e SATTA Donatella, stesse funzioni: cugini;
– ORNANO Maria Cristina, giudice sezione penale Tribunale, e MELIS Carlo Augusto, avvocato: marito e moglie;
– DESSY Giovanni, giudice sezione fallimentare Tribunale: permame da oltre dieci anni presso detta sezione;
– MARCHETTI Mario, sostituto Procura Tribunale: permane da oltre dieci anni alla Procura della Repubblica.
Abbiamo sicuramente saltato alcuni casi marginali, comunque, sulla base dell’elenco di cui sopra, i magistrati interessati sono venti, decisamente troppi, visto che si tratta di circa il 30 per cento del totale degli inquilini del Palazzaccio di piazza Repubblica, abbastanza per ridurlo, potenzialmente, in condizioni di impossibilità di funzionare.
L’alternativa è quella che sappiamo: o la Cassazione verrà tempestata di ricorsi ai sensi della “Legge Cirami”, per una ben intuibile situazione di “legittimo sospetto”, o chi di dovere dovrà decidersi a mettere i magistrati interessati dinanzi alle proprie responsabilità, il che non vuol dire che debbano essere costretti a divorziare o ad abiurare i parenti, ci mancherebbe altro, ma che debbano essere trasferiti, anche in altri circondari della Sardegna nei limiti della capienza, è doveroso: in fondo, dottor Carlo Piana, se suo figlio Paolo si fa qualche annetto a Tempio Pausania, o magari anche a Palermo che è vicina e ora nuovamente collegata a Cagliari da voli diretti, non sarà una tragedia, ci sono altri giudici cagliaritani costretti a lavorare, e non per loro volontà, lontani dalla famiglia … e poi lei tra poco più di tre anni andrà in pensione, non è vero?
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