17 11 2002 - BASTA CON GLI ABUSI DELLA CUSTODIA CAUTELARE!!!

Napoli, 16 nov. – (Adnkronos) – ”Come liberale credo dell’indipendenza della magistratura, se adotta dei provvedimenti devo supporre abbia delle motivazioni”. Lo ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una cerimonia militare a Napoli, il ministro della Difesa Antonio Martino commentando l’arresto di alcuni esponenti No global. ”Sono contrario, sempre come liberale -ha aggiunto Martino- alla custodia cautelare, se non in casi eccezionali. Sono contrario sia quando la cosa riguarda avversari, che quanto riguarda persone potenzialmente amiche perche’ la custodia cautelare -ha aggiunto il ministro- significa tenere in galera una persona che per la Costituzione e’ innocente fino a che non sara’ dimostrato il contrario”.
Le parole del ministro Martino, uno dei rari politici italiani, con Vittorio Sgarbi e pochi altri, a cui nessuna appartenenza di schieramento toglierà mai l’autonomia di giudizio, sono veramente da incorniciare, ed evidenziano, al di là di anticipazioni di giudizio sulle iniziative della Procura di Cosenza prima di conoscere appieno gli atti dell’inchiesta (sulla quale, comunque, le nostre perplessità sono enormi, specie per l’applicazione di norme di stampo fascista): l’abuso della custodia cautelare, vizio duro a morire della magistratura italiana.
Per quanto ci riguarda, quando leggiamo sul Televideo o sui vari organi di informazione di tutti questi eclatanti blitz, qualunque reato riguardino, con immancabile attuazione di raffiche di arresti contro decine di persone, ci viene il mal di stomaco, e il paragone che ci nasce spontaneo è quello con le indistinte retate dei nazisti quando acchiappavano masse di partigiani per attuare la rappresaglia di rigore, in proporzione di dieci a uno, ogni qualvolta qualche soldato o ufficiale tedesco veniva accoppato.

Ma è proprio necessario ai magistrati, per far capire all’opinione pubblica che lavorano, che fanno il loro dovere (almeno dal loro punto di vista) disporre queste raffiche di arresti, privare della libertà in attesa di un giudizio, e quindi di prove definitive sulla loro colpevolezza, tante persone, ingolfare ulteriormente le carceri che stanno scoppiando, e che sono colme più di detenuti in attesa di giudizio che di condannati definitivi?
Secondo noi, no: a noi pare, è triste doverlo dire, che si tratti solamente di mezzucci per finire sui giornali e, come si dice negli ambienti della magistratura, per “fare statistica”, per dimostrare, coi ponderosi numeri delle richieste e delle ordinanze di custodia cautelare alla mano, che si è PM e giudici efficienti e laboriosi e che, quindi, si meritano le promozioni o i trasferimenti ad altri posti che periodicamente vengono richiesti, il che è umano anche perché pure i magistrati, come qualunque lavoratore, si stuferebbero a fare sempre le stesse cose per decenni.
Ma la custodia cautelare, secondo il nostro codice di procedura penale, può essere disposta solamente per tre motivi ben precisi: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede.
I primi due presupposti sono ardui da provare, e da far accettare alla Corte di Cassazione o anche dai Tribunali della Libertà, poiché vanno comprovati rigorosamente sulla base di elementi specifici: non basta, dice la Cassazione, dire che c’è pericolo di fuga perché all’indagato potrebbe essere appioppata una pena severa, o che c’è pericolo di inquinamento probatorio perché l’inchiesta è basata su prove di tipo testimoniale e l’indagato potrebbe intimidire o corrompere i testi, bensì ci vuole una valutazione rigorosa, ancorata alla personalità dell’indagato.
Rimane il pericolo di reiterazione del reato: anche qui, dice la Cassazione, non ci si può limitare alla constatazione della gravità dei fatti, ma si deve ancorare la valutazione a precisi elementi inerenti alla personalità dell’indagato, desumibili dai precedenti penali o da altre circostanze esterne ai fatti per cui si procede. E, a parte le perplessità sulla costituzionalità di questa norma prevista dalla lettera c) dell’art. 274 del codice di procedura penale (come si fa a formulare una prognosi di attitudine a “reiterare” reati su un soggetto su cui non vi è ancora un giudizio di colpevolezza, almeno in primo grado, ma solo una valutazione di tipo indiziario?), non ci pare che i PM e i giudici rispettino il precetto di questa norma, specie nei confronti di soggetti incensurati, o pregiudicati solo per reati minimi.
In parole povere, la maggior parte dei provvedimenti di custodia cautelare irrogati oggi dalla magistratura, precisamente dai GIP su richiesta dei PM, quasi sempre confermati dai cosiddetti Tribunali della Libertà, sono illegittimi e infondati, quando non del tutto liberticidi, e purtroppo solo talvolta vengono annullati dalla Corte di Cassazione, in qualche raro sussulto di attenzione ai diritti di libertà che costituisce l’eccezione alla regola che, dal caso Carnevale in poi, vuole la Suprema Corte sempre e comunque attenta alle esigenze delle Procure; né si può pretendere, in assenza della separazione delle carriere tra giudici e PM e, quindi, dell’eliminazione delle naturali “interferenze”, magari neppure dettate da pianificazione dolosa, tra le due categorie, che i GIP e i Tribunali della Libertà decidano, nei termini ristretti che la legge impone loro, con piena autonomia di giudizio.
Non vorremmo incorrere nelle consuete giaculatorie contro gli abusi della magistratura, che poi spesso non sono neppure abusi, ma solo vizi di pensiero indotti da un ordinamento assolutamente carente; qualche proposta concreta, per eliminare le distorsioni attuali e far si che casi come quello di Cosenza non abbiano più a ripetersi, si può fare, e segnatamente:
– separazione delle carriere SUBITO. Finché il giudice sarà un collega del PM, magari esposto a ritorsioni del Consiglio Superiore della Magistratura quando gli dice di no, non potrà mai essere veramente “terzo” ed equidistante rispetto allo stesso e alla difesa;
– abolizione del termine perentorio di dieci giorni per le decisioni del Tribunale della Libertà: è una norma che in realtà non salvaguarda i diritti dell’indagato, poiché di fatto tende a orientare le decisioni del Tribunale della Libertà, giocoforza superficiali e frettolose quando si tratti di grosse inchieste, nel senso della conferma della custodia cautelare. Forse, se i giudici disponessero di un termine più ampio, potrebbero esaminare gli atti con maggiore serenità ed accuratezza, e non sarebbe meglio per l’indagato più possibilità di uscire di galera nel termine di trenta giorni, anziché la pressoché certezza di restarci entro dieci giorni?;
– eliminazione della norma che permette di irrogare la custodia cautelare per il pericolo di reiterazione del reato; è una norma anticostituzionale, che consente ai PM di sbattere in galera tendenzialmente chiunque e per qualunque reato.
Pensiamo che Silvio Berlusconi non potrebbe che essere d’accordo con queste proposte minime; il problema è farle digerire alla robusta ala giustizialista, vera e propria quinta colonna dei Caselli e dei De Gennaro nel Governo: dai Centaro ai Castelli all’intera Alleanza Nazionale.