28 02 2003 - BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI

I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese.

Ora, a parte il fatto che è molto facile offrire l’impunità a un pregiudicato da quattro soldi trasformandolo in “pentito”, magari falso, magari pronto anche a giurare che Antonangelo Liori baciò Attilio Cubeddu sul solco del “collega” Balduccio Di Maggio, e a prescindersi dalle risultanze presenti e future di queste indagini, vi è da chiedersi: ma perché solo ora? Sono sequestri vecchi come il cucco, per anni e anni vi è stato rimproverato di non aver cavato un ragno dal buco, di essere stati l’ombra del grande investigatore che fu Lombardini, e allora perché, signori della D.D.A., a queste cose ci arrivate solo ora?
Forse, non è secondario il totale rinnovamento della D.D.A. avvenuto nel frattempo: fuori Mauro Mura e Mario Marchetti, quest’ultimo passato all’Antiterrorismo, dentro forze giovani come Gilberto Ganassi, Danilo Tronci, Paolo De Angelis.
A parte il sequestro Berardi, avvenuto nell’era Lombardini, tutti questi sequestri del passato, Farouk Kassam, Miria Furlanetto, Paolo Ruiu eccetera, furono gestiti, a livello di indagini, dal solito sempiterno e superato Mauro Mura, solo il sequestro Furlanetto da Mario Marchetti che finì pure sotto inchiesta disciplinare – venendo assolto – per gli strascichi dei rapporti con Lombardini; e gli inquirenti, badando bene ad emarginare tutti quei vecchi investigatori legati a Lombardini che sapevano l’avemaria dei sequestri, confidavano sempre e solo su un ristretto gruppo di collaboratori all’interno della Polizia e dei Carabinieri contraddistinti da una assoluta fidelizzazione e da un’accentuata disinvoltura.
La metodologia spesso adoperata da questo gruppo di lavoro è ben nota: spesso e volentieri ci si trovava, sul piano investigativo, con un pugno di mosche in mano, e si tendeva, con ottica prettamente sbirresca e per nulla da magistrati, a trovare un colpevole purchessia, ingigantendo, con la complicità di giudici troppo compiacenti (per cultura giustizialista, per amicizie personali, per semplice incapacità), labilissimi indizi a carico di questa o quella persona, magari semplici mediatori o informatori in campo avverso, magari gente che non c’entrava nulla del tutto col sequestro di turno, emettendo nei suoi confronti la rituale ordinanza di custodia cautelare e poi mandandola al massacro.
Di questa logica sono stati figli molti terribili errori giudiziari, come quello, riconosciuto dalla Corte d’Appello di Cagliari, in danno di Zia Grazia Marine e altri tre poveri orgolesi per il sequestro di Silvia Melis (ma come sappiamo, in questo caso, c’è molto di più …), quello relativo a Nicolò “Cioccolato” Cossu e Tonino Crissantu, confidenti autorizzati dalla Procura accreditati come “banditi” e puntualmente assolti dal Tribunale di Oristano per il sequestro Vinci, e quelli, prima o poi bisognerà riaprire questi casi, relativi a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati ingiustamente per il sequestro Licheri, quest’ultimo in larga misura grazie alle alzate di ingegno di un poliziotto stranamente smemorato e che, pare, maneggiò bigliettoni da centomila in occasione del sequestro Kassam.
Di contro, abbiamo avuto questi sequestri dall’esito inconcludente, in particolare il sequestro Furlanetto, con nessun colpevole trovato (e al riguardo, l’attuale sottosegretario alla giustizia Michele Vietti, allora membro del Consiglio Superiore della Magistratura, nell’ottobre 2000 sostenne che Marchetti aveva letteralmente “appaltato” le indagini a Lombardini, dacché deve dedursi che, estromesso quest’ultimo, non vi furono più indagini), il sequestro di Paolo Ruiu, tragedia terribile, e anche il sequestro Kassam, dove mancano all’appello sicuramente in molti, che a suo tempo le pressioni nazionali e internazionali per la rapida risoluzione del sequestro non consentirono di ricercare adeguatamente.
Forse il dottor Piana, nel momento più buio della sua direzione della Procura di Cagliari, con la batosta ancora non incassata dell’assoluzione dei pretesi rapitori di Silvia Melis, diversi sostituti che ne contestano i metodi, i vecchi referenti politici privilegiati passati all’opposizione, il Processone di Palermo che butta male e il furto di floppy in danno di Nicola Grauso che getta ombre sinistre sullo stesso Terzo Piano di piazza Repubblica, ha deciso finalmente di mutare linea, di dare applicazione al principio per cui innanzitutto compito dei magistrati è accertare la verità, solo la verità, e comunque una verità giudiziaria che sia quanto più vicina alla verità reale, e quanto meno possibile virtuale soprattutto in danno di innocenti, e in secondo luogo la legge è uguale per tutti, e quindi ogni sforzo va fatto per rinchiudere in galera le belve responsabili di sequestri truculenti finora sfuggite alla giustizia.
Se è così, che dire, non possiamo che compiacercene: il dottor Piana ha “ereditato” una situazione la cui maturazione deleteria è stata consentita e tollerata dal suo predecessore, si è insediato a sequestro Melis in corso, salvo verificare le vicende relative a questo delitto non ha responsabilità nei casini che sono stati fatti in passato. Però occorre pur sempre chiarezza su tutto ciò, specialmente ora che qualcuno pensa di risolvere i suoi problemi rubando floppy disk.