Nel 1995 Antonello Fozzi, manager cagliaritano rappresentante della società austriaca Symposium, a nome del consorzio CORAS propose al Comune di Capoterra – popoloso centro a 17 chilometri da Cagliari – la realizzazione di una cospicua lottizzazione edilizia ad uso abitativo, da realizzarsi in società con la Edilnord, controllata da Paolo Berlusconi.
La giunta comunale di Capoterra, di centro-sinistra e presieduta dal sindaco PPI Bruno Sitzia, manifestò opposizione all’accoglimento della proposta di Fozzi, soprattutto in persona degli assessori socialisti Franco Piano e Salvatore Caboni, adducendo l’eccedenza delle cubature impegnate dal progetto rispetto a quelle consentite dal piano regolatore; in realtà, da tempo giaceva presso l’amministrazione capoterrese un progetto per una lottizzazione di cubatura ancora più ampia presentato dalla Cooperativa Mille – una cooperativa rossa presieduta dall’esponente socialista Ignazio Serreli – e un’altra cooperativa rossa, la cooperativa <<Cento>> presieduta dal pidiessino Antonio Sardu, stava parimenti realizzando vaste edificazioni ad uso abitativo nella zona sud del paese.
Fozzi, che per ammorbidire gli amministratori capoterresi era giunto al punto di proporre la sostituzione della Edilnord, nel consorzio, con una cooperativa rossa, constatata la resistenza dell’amministrazione comunale a guisa di vero e proprio <<muro di gomma>>, denunciò senza reticenze quelli che egli riteneva favoritismi del Comune nei confronti delle cooperative rosse.
Nello stesso tempo, venivano compiuti in Capoterra alcuni atti minacciosi ed attentati dinamitardi, in particolare nei confronti dei già citati assessori Piano e Caboni.
Fu aperta un’inchiesta penale, gestita dal PM Valerio Cicalò e affidata dal punto di vista investigativo alla DIGOS, nel corso della quale, sulla base di intercettazioni telefoniche e del doppiogioco del trafficante di esplosivi Maurizio Zedda, si appurò che gli attentati sarebbero stati compiuti o commissionati da Gerolamo Sanzone, modesto possidente con terreni interessati alla lottizzazione CORAS; fu compiuto un ulteriore attentato, con la collocazione di un ordigno rudimentale nella serra di Carla Melis, consigliere comunale ex Rifondazione, la quale, dissociandosi dal PRC e divenendo assessore, aveva consentito la sopravvivenza della giunta di centrosinistra.
Sanzone fu tratto in arresto per il reato di estorsione, porto di esplosivo e altri ma, nel furore investigativo di Cicalò, l’imputazione per estorsione – oltre che per corruzione – si estese anche ad Antonello Fozzi e a Carlo Casula [un tecnico Enel anch’egli possessore di terreni interessati al progetto], laddove, in presenza di intercettazioni telefoniche che consentivano solamente di affermare che Fozzi e Casula erano a conoscenza delle attività illegali di Sanzone, si è inteso affermare che essi avevano la consapevolezza di tali attività e intendevano avvalersene.
Dopo il rinvio a giudizio, Fozzi e Casula ebbero giustizia in Tribunale, dove l’accusa venne sostenuta dal PM Danilo Tronci, essendosi Cicalò trasferito a Tempio. Costoro vennero giustamente prosciolti da ogni accusa, mentre Sanzone venne condannato.
Intanto, il progetto CORAS dovette essere ritirato, con danni miliardari e con cessione al principio ricattatorio per cui a Capoterra, una delle zone più appetibili dal punto di vista edilizio, possono costruire solo le cooperative rosse.
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