Argomento: UGO PIRAS
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L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE
Se l’orologio della storia tornasse indietro di cinque anni, questa notte, a Elmas, ci sarebbe stato l’ormai famoso incontro tra Luigi Lombardini, accompagnato da una donna rimasta ignota, e Tito Melis, accompagnato da quell’avvocato Luigi Garau a cui ha impartito, nella sua deposizione a Palermo, l’indulgenza plenaria.
Riguardo a questo famigerato incontro, la cui ricostruzione è affidata per intero alla memoria, alle percezioni e alle convinzioni di Tito Melis, nonché a qualche blanda smentita proveniente informalmente da familiari di Lombardini, e sul quale rimane fortemente dubbio se le minacce riferite da Tito Melis, con convinzione che non ci è sembrata fermissima (pur parlando di minacce di morte da parte di Lombardini, ha sempre riferito di non averle ritenute “credibili”) forse quale spia del disagio di dover dichiarare davanti all’autorità giudiziaria, pena il rischio dell’incriminazione per calunnia, circostanze non corrispondenti al vero, due aspetti sono passati alla storia: quello inerente alla cosiddetta “lettera liberatoria”, di cui abbiamo già trattato nell’editoriale del 1 ottobre, e quello inerente al preteso “piano” che Lombardini avrebbe imposto a Tito Melis di collaborare ad attuare, e che prevedeva la liberazione “differita” di Silvia rispetto al momento della reale liberazione ad uso e consumo di un asserito show mediatico, in cui Nicola Grauso avrebbe dovuto dichiarare di aver pagato personalmente il riscatto, e lo stesso Tito Melis di essere stato, come appunto attestato dalla lettera liberatoria, autorizzato a pagare dai PM Piana e Mura. (altro…)
LA LUNGA CODA DI PAGLIA DELLA MASSONERIA
Ci deve essere rimasto male l’avvocato Antonio Piras, da sempre sincero e appassionato cultore degli ideali massonici, se ha avuto modo di recuperare il testo dell’intervista rilasciata nell’agosto 1998 a IL MATTINO, quotidiano napoletano che non è distribuito in Sardegna, da un altissimo esponente della Massoneria cagliaritana, il quale nella circostanza, prese nettamente le distanze, anche in modo un po’ strafottente, da tutti i “fratelli”, dallo stesso Piras a Tito Melis a Giorgio Ladu, che erano coinvolti nella vicenda del sequestro di Silvia Melis, affermando sprezzantemente che “quelli lì erano tutti di Tortolì”, come dire che con la Massoneria, nel suo complesso, non c’entravano niente.
A parte che Piras è della montanara Gavoi, non certo della marittima Tortolì, troppo comodo, da parte di quel potentissimo massone, liquidare in questo modo l’argomento, dinanzi a un sequestro che in ogni fase ha visto la costante presenza di massoni, quasi solo di massoni (dall’ex piduista Elio Cioppa, a Pietro Giagheddu, a Ugo Piras, per finire con alcuni sospettati) e dinanzi a quello che emergeva alla memoria di chi, all’atto del suicidio del giudice Luigi Lombardini, provandosi a fare un consuntivo rapido della sua opera “parallela” nella risoluzione di sequestri di persona, poteva constatare la strana presenza di congiunti di potenti massoni, da Miria Furlanetto (di cui si era occupato anche l’avvocato Piras) a Dino De Megni, nipotino di Augusto De Megni, il potentissimo Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, per intenderci una obbiedienza molto legata alla famiglia guerrafondaia Bush. (altro…)
“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO
Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)