Argomento: TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI CAGLIARI


Articoli su questo argomento (7):

CASO SANTONA: DOTTOR PIANA, LEI NON HA VISTO NIENTE?

Il suicidio di Paolo Santona, per gli interrogativi che sta suscitando (beninteso non per quelli de L’UNIONE SARDA che continuano a occuparsi di sciocchezze) rischia di entrare da vicino in competizione col padre di tutti i suicidi, quello di Luigi Lombardini, un delitto quest’ultimo, quanto meno di istigazione al suicidio, per cui nonostante le difficoltà di giustificare una simile tesi c’è ancora, e non solo in Sardegna, chi ritiene si sia trattato in realtà di un omicidio, di una vera e propria “esecuzione”, ispirata dall’esigenza di tappare la bocca a un Lombardini che minacciava di “dire tutto” quel che sapeva ai magistrati di Palermo, ivi comprese circostanze scottanti sull’appartenenza di certe persone di spicco a Gladio e alla Loggia P2 e su certe attività poco pulite loro attribuibili.
Invero, il dubbio sta tornando anche a noi, se pensiamo che abbiamo avuto cognizione da fonte autorevole e diretta su come Lombardini attendesse impazientemente il faccia a faccia con Caselli per “vuotare il sacco” su queste cose compromettenti, e che consta invece dalla lettura dell’interrogatorio come Lombardini, mal consigliato da qualcuno, fece scena muta; quel qualcuno potrebbe avere avuto anche l’interesse a tappargli la bocca per sempre, ma a queste cose non vogliamo neanche pensarci. (altro…)

IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM

Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)

PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS

Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)

IL CASO LOMBARDINI

Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)

IL CASO RILLA

Alberto Rilla, cagliaritano, con un solido passato di militante del PCI, ma anche dei vari movimenti studenteschi, entra in magistratura nel 1996 e, nel 1998, ricevute le funzioni giudiziarie, viene assegnato al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, presieduto da Angelo Porcu, amico fraterno di Luigi Lombardini.
Rilla, inizialmente simpatizzante di Magistratura Democratica, ha modo di ben conoscere l’ala <<rossa>> della magistratura e di diffidarne, nonostante i suoi trascorsi politici; si avvicina quindi a Magistratura Indipendente, la corrente di destra, e, pur con la forte differenza d’età che esisteva, stabilisce un solido rapporto di ammirazione e di simpatia [reciproca] con Luigi Lombardini, di cui ammira il grande passato di combattente antisequestri e la capacità di difendere fino alla morte i colleghi.
Prima dell’11 agosto 1998, Alberto Rilla, talora da solo, talora unitamente ad altri magistrati, ha la possibilità di ricevere dalla viva voce di Lombardini svariate confidenze su argomenti scottanti, tra cui elementi rilevanti relativamente al sequestro Melis. (altro…)

mostra i 2 titoli successivi

Piero PIRAS

Quasi sessantenne, di Arzana, è stato considerato a suo tempo uno dei più pericolosi banditi sardi, venendo coinvolto in vari sequestri di persona, ma soprattutto nella famosa <<strage di Lanusei>> del 1972, commessa in concorso col cugino Pasquale Stocchino, all’esito della quale verranno uccise cinque persone.
Nel 1980, primo tra i latitanti dell’Anonima Sequestri, si costituisce a Luigi Lombardini, e da allora instaura con lui un rapporto di confidenza e collaborazione. (altro…)

L’ULTIMA OPERAZIONE DELLA “RETE” DI LOMBARDINI

Pasquale Stochino, il “bandito” arzanese capace di una latitanza ultratrentennale, degna dei maggiori boss di Cosa Nostra tipo Bernardo Provenzano, è stato ufficialmente catturato non molto tempo fa dai Carabinieri, o meglio sarebbe dire si è consegnato a loro, in un ovile nei pressi di Arzana, paese nei cui paraggi in realtà è sempre rimasto, forse protetto dall’Arma dei Carabinieri per il semplice motivo che, rimanendo in latitanza, la sua vita era molto più sicura che in carcere.
Infatti, Stochino non lo dirà mai, ma probabilmente, con la sua consegna, si è arreso l’ultimo pezzo della “rete” di Lombardini, e invero in molti hanno attribuito al latitante, negli anni, una qualche complicità in molti sequestri perpetrati in Ogliastra, ma la realtà è che il vecchio Pasquale coi rapimenti aveva chiuso, e molto probabilmente era invece da tempo un confidente di Luigi Lombardini e di certi settori dell’Arma dei Carabinieri a lui fedeli, che fece avere a Lombardini molte notizie “di prima mano” sul sequestro Melis e non solo. (altro…)