Argomento: TRIBUNALE DI NUORO
Articoli su questo argomento (14):
PROCESSO TUONO: LA FIGURACCIA DI MARCHETTI IL TRIONFO DI MARIA AUSILIA PIRODDI
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
IL SEQUESTRO DI FERRUCCIO CHECCHI
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Nicolò COSSU (Cioccolato)
L’IRRESISTIBILE ASCESA DI GRAZIA CORRADINI
Piero PIRAS
Grazia CORRADINI
Maria Ausilia PIRODDI
don Graziano MUNTONI
PROCESSO TUONO: LA FIGURACCIA DI MARCHETTI IL TRIONFO DI MARIA AUSILIA PIRODDI
Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, i giudici del Tribunale di Lanusei (un collegio severo, applicato dal Tribunale di Nuoro e presieduto dal dottor Guido Morra), pur condannando a pene severe Adriano Pischedda e altri otto imputati per gli attentati avvenuti negli scorsi anni a Barisardo, hanno emesso una sentenza clamorosa assolvendo Maria Ausilia Piroddi dall’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso.
Il procedimento, portato avanti dapprima dall’ormai ex procuratore capo di Lanusei Fabrizio Tragnone, quindi dalla DDA cagliaritana con notevole dispendio di energie, aveva preso la connotazione, assolutamente atipica per la Sardegna, di processo di mafia dopo che il PM della DDA cagliaritana, Mario Marchetti, aveva chiesto la trasmissione a sé degli atti ritenendo applicabile l’articolo 416 bis del Codice penale. (altro…)
NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)
Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)
IL SEQUESTRO DI FERRUCCIO CHECCHI
Ferruccio Checchi, immobiliarista romano proprietario del villaggio turistico <<Palmasera>> sulla costa di Dorgali, fu sequestrato nel 1994 presso detto villaggio, e ritrovato nel 1995, quasi immediatamente dopo la liberazione di Giuseppe Vinci, in una profonda grotta orizzontale ubicata nell’impervia valle di Lanaittu, in territorio di Oliena, vicino al villaggio nuragico di Tiscali.
Checchi è uno dei pochi sequestrati dei quali si è potuta scoprire con certezza la <<prigione>>: sono stati infatti i Carabinieri a tirare fuori l’ostaggio dall’impervio luogo ove si trovava, abbandonato frettolosamente dai banditi, a quanto pare, a seguito dell’arresto di quattro persone imputate del sequestro Vinci [Nicolò Cossu, Antonio Crissantu, Nicolò Liberato Succu, Nicola Dettori] in qualche modo contigui alla banda come banditi a tutti gli effetti o come emissari. (altro…)
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)
Nicolò COSSU (Cioccolato)
Allevatore orgolese, conosciuto col soprannome di <<Cioccolato>>, Nicolò Cossu è sempre stato soprattutto un mediatore <<di professione>> nei sequestri di persona, in virtù dei suoi ottimi rapporti con l’avvocato Antonio Piras, mediati dal fratello Totoni Cossu, parroco a Gavoi.
Nel 1995 è stato tratto in arresto poiché accusato di far parte della banda che aveva sequestrato Giuseppe Vinci, e successivamente accusato anche di aver partecipato al sequestro Checchi. (altro…)
L’IRRESISTIBILE ASCESA DI GRAZIA CORRADINI
Grazia Corradini, per anni presidente la Sezione Minori della Corte d’Appello di Cagliari e oggi presidente del Tribunale dei Minorenni di Cagliari, è un magistrato alquanto anomalo dal punto di vista del credo politico-associativo, poiché, sebbene iscritta a Magistratura Indipendente, parrebbe essere di fede politica comunista, ed è sicuramente in rapporti molto stretti col capo di Magistratura Democratica, Enrico Dessì, e col Procuratore capo di Cagliari, Carlo Piana.
La Corradini soleva disertare le riunioni di Magistratura Indipendente fin quando era in vita Luigi Lombardini, nei confronti del quale provava un rancore ben ricambiato: Lombardini, in particolare, pur non citando mai episodi specifici, la accusava ricorrentemente di <<disonestà>>
Morto Lombardini, Grazia Corradini tornò a farsi vedere alle riunioni di Magistratura Indipendente, e fu designata, in sede di applicazione, quale giudice incaricato della presidenza, presso il Tribunale di Nuoro, del processo contro i presunti sequestratori di Ferruccio Checchi; processo che, tra le proteste degli avvocati per la pretesa illegittimità dell’applicazione di un magistrato cagliaritano, fu gestito dalla Corradini con evidentissimo furore filo-inquisitorio, e si concluse con molte condanne. (altro…)
Piero PIRAS
Quasi sessantenne, di Arzana, è stato considerato a suo tempo uno dei più pericolosi banditi sardi, venendo coinvolto in vari sequestri di persona, ma soprattutto nella famosa <<strage di Lanusei>> del 1972, commessa in concorso col cugino Pasquale Stocchino, all’esito della quale verranno uccise cinque persone.
Nel 1980, primo tra i latitanti dell’Anonima Sequestri, si costituisce a Luigi Lombardini, e da allora instaura con lui un rapporto di confidenza e collaborazione. (altro…)
Grazia CORRADINI
Di origine padovana, è stata per anni presidente della sezione minori della Corte d’Appello di Cagliari, ma il suo nome è balzato alla ribalta quando ha presieduto, applicata al Tribunale di Nuoro, il processo contro i presunti sequestratori di Ferruccio Checchi, con estremo favoritismo per l’accusa.
Un anno e mezzo fa è stata nominata Presidente del Tribunale dei Minorenni di Cagliari.
Benché appartenente a Magistratura Indipendente, è di orientamento politico filocomunista e intrattiene stretti rapporti col capo di Magistratura Democratica Enrico Dessì e col procuratore capo di Cagliari Carlo Piana; ha personalmente sottoscritto l’esposto che indusse il Consiglio Superiore della Magistratura, nel luglio 1999, a votare una risoluzione a difesa dei magistrati sardi contro i pretesi attacchi dell’UNIONE SARDA. (altro…)
Maria Ausilia PIRODDI
Oggi quasi cinquantenne, originaria di Barisardo, bellezza da attrice e tempra non comune, Maria Ausilia Piroddi ha sempre lavorato nella CGIL ed è stata per anni segretaria della Camera del Lavoro di Tortolì, fin quando l’articolazione ogliastrina del sindacato non è stata disciolta a causa delle turbolente polemiche interne, sfociate in un attentato contro la Piroddi e anche in un omicidio [quello del sindacalista Franco Pintus].
Uscita dalla CGIL, Maria Ausilia Piroddi ha fondato un’impresa di pulizie col socio Adriano Pischedda, e si è avvicinata politicamente a Forza Italia, candidandosi due volte, senza successo, alla guida del Comune di Barisardo. (altro…)
don Graziano MUNTONI
Originario di Fonni, don Graziano Muntoni è stato per anni apprezzatissimo viceparroco della Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Orgosolo.
Assieme a un altro prete orgolese, don Luigino Monni, don Muntoni ha avuto un ruolo mai ben precisato nella risoluzione del sequestro di Farouk Kassam, e in particolare, nella pasquetta del 1992, organizzò un incontro in chiesa, a Orgosolo, tra Graziano Mesina e la madre di Farouk. (altro…)
MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA
Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni. (altro…)
OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI
Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)
PIRODDI DEFINITIVAMENTE ERGASTOLANA … MA E’ SOLO L’INIZIO!
Come c’era da attendersi, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro ergastoli inflitta in primo grado dalla Corte di Assise di Cagliari, confermata in appello, nei confronti di Maria Ausilia Piroddi, la “zarina” di Barisardo, in relazione agli omicidi di alcune persone nel trucido contesto della faida interna alla CGIL ogliastrina dei primi anni ’90 e della successiva campagna di attentati a Barisardo, con particolare riguardo agli omicidi dei sindacalisti Sandro Demurtas e Franco Pintus, nonché dell’ex carabiniere Giovanni Tangianu.
L’impostazione dell’accusa, sostenuta a suo tempo dall’allora procuratore di Lanusei Fabrizio Tragnone, ha retto ad ogni verifica, rivelandosi solidissima, a differenza di altro connesso processo, quello per “associazione mafiosa” intentato contro la Piroddi e il suo clan, nel cui contesto si contraddistingueva la figura del suo amico fidato (secondo alcuni, amante) Adriano Pischedda, laddove il Tribunale di Nuoro, per l’occasione applicato a Lanusei, assolse la Piroddi, pur infliggendo condanne a svariati anni di galera per gli attentati a Barisardo. (altro…)
GADDONE E MELIS: DUE INNOCENTI?
Tra le tante storie non concluse di cui Luigi Lombardini, prima dei tragici eventi di quel maledetto 11 agosto 1998, si stava occupando, c’è quella relativa a due giovani allevatori della provincia di Nuoro, Giovanni Gaddone da Loculi e Pietro Paolo Melis da Mamoiada, sepolti in galera da separate sentenze di condanna a 30 anni di reclusione per il sequestro e l’omicidio di Vanna Licheri.
Anonimi allevatori, proprio come quell’Agostino Mallocci la cui causa viene tanto energicamente perorata da Giampaolo Cassitta nel libro “La zona grigia”, e che però non condividono con questi la sorte di essere stato, peraltro secondo le vedute del Cassitta di cui egli risponde, accusato ingiustamente in base a un “romanzo” o un “teorema” di Lombardini: ebbero invece la sorte di essere accusati e condannati, forse ingiustamente, da giudici ed inquirenti che di Lombardini erano nemici, e di avere avuto proprio Lombardini quale massimo peroratore, sia pure coi suoi metodi, della loro innocenza. (altro…)