Argomento: TRIBUNALE DI MILANO
Articoli su questo argomento (10):
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
SMACCO PER CASELLI, ASSOLTO PINTUS
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
CAVALIERE, CI CONSENTA … NON CI SIAMO!
BERLUSCONI SBAGLIA, MA LA CASSAZIONE CAMBI IDEA!
MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO
LA MAGISTRATURA PRETENDE RISPETTO MA NON RISPETTA SE’ STESSA
IL CASO CERCIELLO – MARCELLO MELIS – ORANI
DUE PESI, DUE MISURE?
5. I CASI LOMBARDINI E GRAUSO: PULIZIA ETNICA INTERNA ED ESTERNA
Si ebbe la definitiva prova del peso e della potenza delle sinergie politico-giudiziarie tra magistrati di sinistra e PDS allorquando, dopo la felice risoluzione del sequestro della giovane consulente del lavoro di Tortolì Silvia Melis, Luigi Lombardini – a quanto pare, anche in seguito a intercettazioni telefoniche non del tutto chiare disposte dal PM Paolo De Angelis – si ritrovò indagato per favoreggiamento in relazione ad attività compiute per far pagare il riscatto, unitamente a Nichi Grauso e all’avvocato Antonio Piras.
Grauso, in quel momento storico – novembre 1997 – aveva già iniziato la sua avventura politica con la fondazione del NUOVO MOVIMENTO, formazione politica creata in aperta contrapposizione all’inetta giunta regionale di centrosinistra presieduta dal magistrato Federico Palomba e col chiaro obiettivo di determinare un cambiamento della maggioranza e del modo di governare alla Regione; anche l’abile imprenditore proprietario dell’UNIONE SARDA e precursore del concetto di Internet per tutti divenne quindi un obiettivo da colpire, se necessario per via giudiziaria, il che era estremamente facile dati i mai interrotti legami di Federico Palomba coi suoi colleghi ancora in servizio, e data in particolare la sua fraterna amicizia di lunga data col neo procuratore capo Carlo Piana. (altro…)
SMACCO PER CASELLI, ASSOLTO PINTUS
Francesco Pintus, ex procuratore generale di Cagliari, è stato assolto dal Tribunale di Milano dall’accusa di diffamazione, mossagli a seguito di querela proposta nei suoi confronti dall’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli e da altri quattro sostituti della Procura palermitana (Aliquò, Ingroia, Di Leo, Sava); i PM palermitani si erano risentiti delle parole polemiche pronunciate da Pintus nei confronti del loro operato, nell’ambito delle roventi polemiche seguite al tragico suicidio di Luigi Lombardini, ma il Tribunale è stato evidentemente di tutt’altro avviso.
La notizia è stata pubblicata dal Corriere della Sera il 27 febbraio 2001, e solo il 1 marzo dall’Unione Sarda, mentre è stata smaccatamente ignorata dal TG3 regionale e da tutti gli organi di informazione sardi. (altro…)
CASELLI NON CONVINCE I GIUDICI. ASSOLUZIONE BIS PER PINTUS
Dopo l’analoga pronuncia del giudice monocratico del Tribunale di Milano del 27 marzo 2001, che lo assolveva dall’accusa di diffamazione nei confronti di Giancarlo Caselli in relazione ad alcune frasi “forti” pronunciate a margine del tragico suicidio di Luigi Lombardini (“A Cagliari tutti conoscevano Lombardini, ora sanno chi è Caselli”), ieri il rimpianto ex Procuratore Generale di Cagliari si è tolto la soddisfazione di vedersi assolvere, nell’ambito di un processo intentato da Caselli per le medesime accuse, dal giudice monocratico presso il Tribunale di Monza unitamente al giornalista de “Il Giornale” Marco Ventura.
Tra gli aspetti grotteschi del procedimento, il fatto che abbia formato oggetto della querela di Caselli la citazione, ad opera di Ventura, di un passo del celebre scrittore svizzero Friedrich Duerrenmatt, che recitava “Si può immaginare un mondo di giustizia assoluta…come una prigione in cui l’uomo viene torturato a morte”, citazione avente evidente riferimento ai discutibili metodi inquisitori della Procura di Palermo. (altro…)
CHE FASTIDIOSO QUESTO NEPOTISMO!!!
Luigi Lombardini, che aveva il vizietto di raccogliere informazioni su tutto e su tutti, giurava che il figlio di un noto magistrato dirigente della Associazione Nazionale Magistrati e di Magistratura Democratica, oggi in servizio come giudice presso un tribunale della Sardegna, sia riuscito a passare il concorso per uditore giudiziario in modo irriferibile, ossia con una poderosa raccomandazione del babbo, essendo privo dei benché minimi requisiti per entrare nell’ordine giudiziario …. della serie che i comunisti erano quelli che combattevano la pratica delle raccomandazioni e del nepotismo, ma ovviamente solo quando riguardavano gli altri.
E fino a qualche tempo fa, di babbi e figli nel palazzaccio di Cagliari ne trovavamo tanti, dai Massidda’s (Paolo e Francesco, fratelli, e i rispettivi figli Giovanni e Andrea), dove i padri sono per fortuna andati in pensione, ai Porcu’s (Angelo, già presidente del Tribunale di Sorveglianza, e Gaetano, PM), agli ancora attuali Piana’s (inutile dire che si tratta del mitico Don Carlos, procuratore capo, e del figliolo Paolo). (altro…)
CAVALIERE, CI CONSENTA … NON CI SIAMO!
Noi di MALA IUSTITIA CARALITANA non abbiamo mai nascosto il nostro giudizio positivo sul conto di Silvio Berlusconi come politico e di Forza Italia, soprattutto per il ruolo svolto nel tentativo di favorire riforme della giustizia che la rendano più giusta e meno scandalosamente politicizzata, ma stavolta dobbiamo proprio fare una critica: non ci siamo, Cavaliere!
La sentenza emessa dalla Sezioni Unite della Cassazione sulla richiesta di rimessione dei processi SME, IMI-SIR e Lodo Mondadori, che come è noto ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Berlusconi e di Cesare Previti, sarà forse criticabile, anche se bisognerà attenderne le motivazioni per poterla commentare con cognizione di causa, soprattutto per chi, come appunto Berlusconi e Previti, sostiene che a Milano la situazione degli uffici giudiziari sia talmente deteriorata da non consentire un giudizio sereno sul loro conto. (altro…)
BERLUSCONI SBAGLIA, MA LA CASSAZIONE CAMBI IDEA!
Silvio Berlusconi ha sbagliato a fronteggiare in quel modo le Sezioni Unite della Cassazione, ha ecceduto nei toni, rischiando di far ricompattare la magistratura, anche i magistrati moderati e di destra, intorno alle consuete parole d’ordine corporative che sono la fucina di tutti i guasti del sistema giudiziario, ma non si può non vedere nelle sue parole, in cui c’era forse più l’esasperazione del cittadino oggetto da anni e anni delle sgradite attenzioni di taluni magistrati milanesi ormai privi di ogni credibilità più che l’ipocrisia che governa ogni discorso “istituzionale”, un legittimo sfogo contro una situazione che pare senza via d’uscita, per cui i Colombo e le Boccassini ne combinano di tutti i colori e chiunque sia caduto in ostaggio del loro libero arbitrio inquisitorio non sa come uscirne, se non forse con la confessione o, nel caso di Berlusconi, col ritiro dalla politica, che è quello che in sostanza si vuole perché alle ipotesi di corruzione formulate nei vari processi nessuno ci crede.
Attenderemo le motivazioni della pronuncia della Cassazione, ma a quanto pare per la Suprema Corte, con l’introduzione della legge Cirami, nulla è cambiato, e l’istituto della rimessione rimane di strettissima applicazione: in pratica, occorrerebbe l’improba dimostrazione del fatto che, per effetto delle scorrettezze della Procura, tutti i giudici del Tribunale di Milano, o almeno tutti meno due (tre giudici formano un collegio giudicante) non siano in condizioni di giudicare serenamente, davvero una probatio diabolica, atteso che se i PM fanno pressioni sui giudici, o se gli uni o gli altri si appattano, certo non lasciano tracce in giro, ma lo fanno in segrete stanze nelle quali nessuno, che sappiamo neppure il SISDE, ha mai provveduto a piazzare microspie. (altro…)
MAGISTRATURA: UN PASSO INDIETRO
Fino a ieri era solo un argomento da polemica politico-giudiziaria o per arringhe di avvocati scoraggiati e sfiduciati che, quando veniva tirato fuori, provocava le puntuali reazioni della magistratura associata che gridava all’attentato alla sua indipendenza e alla sua imparzialità, ma ora, con la sentenza delle Sezioni Unite che ha gettato nel cestino l’aborto giudiziario partorito dalla Corte di Assise di Appello di Perugia nel condannare Giulio Andreotti quale preteso mandante dell’assassinio di Mino Pecorelli, è la Suprema Corte di Cassazione, il nostro massimo organo giudiziario e nel suo massimo consesso, a riconoscere che nel nostro ordine giudiziario ci sono giudici che condannano la gente non sulla base di prove, bensì sulla base di teoremi, e a meritoriamente sanzionare questo inqualificabile modo di agire che, forse, meriterebbe anche l’attenzione del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministro della Giustizia.
Lo stesso può dirsi per quanto riguarda il caso SME, per cui perfino un tribunale giustizialista e prevenuto come quello di Milano non ha potuto fare a meno di assolvere tutti gli imputati, compreso il bieco Previti, giacché l’accusa non si reggeva che su teoremi, ma vi è da dire che non occorreva attendere sette anni – e ne trascorreranno di più con gli inevitabili appelli e ricorsi di Suo Accanimento la dottoressa Ilda Boccassini – per affermare che in quel processo non c’era niente, che già il GIP doveva fare le sue verifiche, se no questi accidenti di GIP che diavolo ci stanno a fare? Se devono sempre e solo convalidare ogni sproposito sostenuto dai PM, ma non sarebbe meglio e meno ipocrita, in attesa della separazione delle carriere, che fosse direttamente il PM a rinviare a giudizio? (altro…)
LA MAGISTRATURA PRETENDE RISPETTO MA NON RISPETTA SE’ STESSA
La magistratura pretende rispetto, ma è arduo ritenere che ne sia davvero degna, al di là dell’ipocrisia di rito dei discorsi istituzionali, se si guarda al modo allucinante con cui “fa fuori” quei singoli magistrati che non sono allineati a certo stomachevole “pensiero unico” che si va sempre più consolidando tra le toghe, e vi sono tante vicende che lo riprovano, ad iniziare da quella di Agostino Cordova, recentemente sbattuto fuori con la famigerata procedura dell’articolo 2.
Agostino Cordova, originario di Reggio Calabria, politicamente orientato a destra, nei primi anni novanta era a capo della Procura di Palmi, una cittadina della provincia reggina al centro di una zona ad altissima densità mafiosa (con centri quali Gioia Tauro e Taurianova), e a un certo punto, a causa del “pentimento” di alcuni massoni calabresi eccellenti incarcerati per sospetta affiliazione alla ‘ndrangheta, si trovò tra le mani una dirompente inchiesta che si estese alla Massoneria come istituzione e a livello nazionale, dove Cordova, coi suoi sostituti, fece quello che riteneva di dover fare, non senza atti clamorosi – quale il sequestro delle liste degli iscritti a Forza Italia due giorni prima delle elezioni politiche del 1994 e “beccandosi” ripetutamente con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da sempre molto vicino alla Massoneria nonostante la sua origine democristiana. (altro…)
IL CASO CERCIELLO – MARCELLO MELIS – ORANI
Giuseppe Cerciello, generale della Guardia di Finanza già comandante della Regione di Milano, sposato con la figlia della cagliaritana Liliana Caricato – moglie del noto commerciante Tonio Orani – è stato processato e condannato a Brescia per la nota vicenda delle tangenti percepite da numerosi ufficiali ed agenti della GdF per ammorbidire i controlli fiscali.
Il procedimento, originariamente, pendeva avanti al Tribunale di Milano, istruito dal Pool Mani Pulite, ma l’avvocato Carlo Taormina, difensore di Cerciello, sollevando fruttuosamente la legitima suspicione nei confronti dei giudici milanesi, ha ottenuto dalla Corte di Cassazione il trasferimento del processo a Brescia.
Non contenti, i magistrati del Pool, e in particolare il sostituto Piercamillo Davigo, hanno ritenuto di rincorrere le tracce del riciclaggio dei supposti guadagni illeciti percepiti dal generale Cerciello con le tangenti, e di rincorrerli in Sardegna, con l’accanita e servile collaborazione del sostituto cagliaritano Valerio Cicalò. (altro…)
DUE PESI, DUE MISURE?
Ha avuto molto spazio su stampa e televisione la notizia che Silvio Berlusconi è stato prosciolto dal Tribunale di Milano dalle accuse di falso in bilancio mossegli nel contesto del procedimento “All Iberian”, laddove in realtà, sul piano della cronaca giudiziaria, di per sé non sarebbe una “grande” notizia, dato che il premier è stato assolto per abolitio criminis, dopo la nota riforma del falso in bilancio che per una parte lo trasforma in illecito amministrativo e, nei casi più gravi, prevede una pena ridicola, potenzialmente inferiore a quella prevista per un furtarello.
Si è detto che Berlusconi si è fatto una legge ad personam, ma questa è solo una parte della verità, perché nonostante il reato di falso in bilancio esistesse dal lontano 1942, per decenni una certa magistratura conservatrice e reazionaria aveva disapplicato la relativa norma, l’articolo 2621 del codice civile, in omaggio a certe esigenze delle imprese, non sempre (anzi, quasi mai) limpide ed oneste. L’esplodere di Mani Pulite mosse i magistrati dapprima milanesi, poi di tutta Italia, alla riscoperta di questa norma come ottimale reato-ostacolo per sanzionare quei fenomeni criminosi legati alla gestione d’impresa di cui si potevano scorgere le tracce (appunto nelle manipolazioni contabili) ma non sempre l’intera entità: come ad esempio l’accantonamento di mazzette per fini di corruzione. (altro…)