Argomento: TRIBUNALE DI LANUSEI


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PROCESSO TUONO: LA FIGURACCIA DI MARCHETTI IL TRIONFO DI MARIA AUSILIA PIRODDI

Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, i giudici del Tribunale di Lanusei (un collegio severo, applicato dal Tribunale di Nuoro e presieduto dal dottor Guido Morra), pur condannando a pene severe Adriano Pischedda e altri otto imputati per gli attentati avvenuti negli scorsi anni a Barisardo, hanno emesso una sentenza clamorosa assolvendo Maria Ausilia Piroddi dall’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso.
Il procedimento, portato avanti dapprima dall’ormai ex procuratore capo di Lanusei Fabrizio Tragnone, quindi dalla DDA cagliaritana con notevole dispendio di energie, aveva preso la connotazione, assolutamente atipica per la Sardegna, di processo di mafia dopo che il PM della DDA cagliaritana, Mario Marchetti, aveva chiesto la trasmissione a sé degli atti ritenendo applicabile l’articolo 416 bis del Codice penale. (altro…)

IL CARNEVALE FINISCE MALE (PER LA LOBBY GIUSTIZIALISTA)

Oggi, 30 ottobre 2002, a distanza di una decina d’anni abbondante, la Suprema Corte di Cassazione, proprio quella Suprema Corte di Cassazione che fu colpita al cuore nella sua credibilità da questo caso (e ora la Boccassini ci ritenta), ha messo la parola fine alla tragicommedia penale che interessava il più valido e preparato magistrato d’Italia, il dottor Corrado Carnevale, oggi presidente di una sezione civile della Cassazione ma dieci anni fa, prima che si scatenasse contro di lui il linciaggio politico-giudiziario promosso dal duo Violante-Caselli, presidente della famosa Prima Sezione della Cassazione medesima, che dava fastidio alla magistratura giustizialista e ai suoi supporters politici perché annullava senza riguardi sentenze colme di illegalità e illogicità, che si pretendeva di far sanzionare dalla Suprema Corte in nome di Sua Maestà l’Antimafia e in spregio ai diritti civili.
Annullamento senza rinvio, ha sentenziato la Cassazione. Sentenza d’appello (che aveva capovolto quella di primo grado del Tribunale di Palermo, che aveva mandato assolto Carnevale) da gettare nella spazzatura, e spiate dei giudici ex colleghi di Carnevale che rivelavano le segrete cose che accadevano in Camera di Consiglio illegali, violazione del segreto d’ufficio, quindi forse più reati che testimonianze, e l’eccesso di zelo gioca davvero brutti scherzi a certi giudici giustizialisti. Anche lo zelo di instancabili zeloti come l’attuale Presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto (che dicono sia un uomo di quel Gianni De Gennaro accusato da Lombardini di aver organizzato la messinscena della autoliberazione di Silvia Melis) si è rivelato del tutto inutile, degno di miglior causa. Non fateci perdere altro tempo trastullandovi con le vostre corbellerie, ha detto la Cassazione, niente nuovi processi: Carnevale assolto, e basta!!! (altro…)

PRESIDENTE ZAGARDO, ASSOLVA TUTTI!!!

Abbiamo piena fiducia, lo abbiamo detto più volte, nel dottor Paolo Zagardo, che presiede il collegio che dovrà giudicare in sede d’appello quelli che la Procura distrettuale ritiene essere tra i sequestratori di Silvia Melis, ossia gli orgolesi Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu (i primi tre condannati, il quarto assolto in primo grado dal Tribunale di Lanusei), ma sappiamo che anche lui potrebbe non potersi sottrarre a certi condizionamenti ambientali – si fidano tanto poco di lui, lorsignori, che nel processo d’appello per la pretesa diffamazione di Nicola Grauso in danno del giudice Aliquò gli cambiarono all’ultimo momento i giudici a latere, mettendoci due accaniti giustizialisti – e che vi è quindi il rischio che nei confronti di queste persone possa ripetersi quanto accaduto circa la sorte, relativamente ai due distinti processi per il sequestro di Vanna Licheri, a Giovanni Gaddone e Pietro Paolo Melis, condannati a trent’anni di galera senza alcuno straccio di prova seria, sulla base di pure deduzioni e degli strani ritorni di memoria, giusto in occasione del dibattimento, dell’ex capo della Criminalpol Antonello Pagliei, che si ricorderà, e si deve sempre ricordare, di un borsone che maneggiò poco più di dieci anni fa.
Sono troppi, davvero troppi, i dubbi che gravano sull’attendibilità degli argomenti portati dall’accusa, e sostenuti con foga da girotondino dal dottor Gilberto “Nanni” Ganassi (molto più pacatamente dal maturo Mauro Mura), dalla mancata coltivazione della “pista” alternativa a quella orgolese, ma comunque barbaricina, che trapelava dalle conoscenze del tenente colonnello Vernesoni, di Raoul Gelli, di Lucio Vinci e de relato di suo figlio, l’ex sequestrato Giuseppe, e della stessa Silvia Melis, che attingeva due latitanti, uno di Loculi e l’altro di Oliena, che certamente non hanno mai avuto alcun rapporto con gli attuali imputati, ai misteri sulla tenda di Locoe, che Silvia Melis asserisce essere stata la sua prigione dal 29 agosto 1997 fino alla pretesa fuga, ma che almeno fino a tre giorni prima dell’11 novembre nessuno, tra cacciatori, Carabinieri, pastori limitrofi e paracadutisti, aveva mai visto (e il fatto di Locoe è stato usato come leva per chiamare in causa Pasqualino Rubanu), ai misteri ancora più fitti del “buco nero”, ossia il sito, poi identificato come la casa di Grazia Marine, ove Silvia, secondo la ricostruzione da lei stessa fornita, sarebbe stata custodita all’interno di un cubo di pannelli di polistirolo, che chiunque avrebbe potuto vedere guardando alla finestra di casa Marine. (altro…)

TUTTI ASSOLTI!!! ECCETTO I PM … E ORA PIANA SE NE VADA!!!

Il processo-spazzatura relativo al sequestro Melis finisce dove doveva finire, cioé nel cestino, e Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu sono assolti e liberi cittadini (Andrea Nieddu già lo era per il Tribunale di Lanusei) … è la conseguenza della clamorosa sentenza con cui oggi, 20 dicembre 2002, la Corte d’Appello di Cagliari, presidente Paolo Zagardo, a latere Antonio Onni e Tiziana Marogna, ha mandato assolti tutti gli imputati, nonostante le intemerate da girotondini di Gilberto “Nanni” Ganassi, che dovrebbe ora fare un sacrosanto bagno d’umiltà e finirla, con le sue allusioni becere, di insultare chi ha dimostrato di saperne ben più di lui, e del difensore-fidanzato di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella a cui non crede ormai nessuno, Paolo Pilia, a cui forse non hanno insegnato che i grandi avvocati sanno separare la professione dai sentimenti.
L’atto di coraggio del Presidente Zagardo e dei suoi giudici, esempio limpido di ciò che significa veramente essere giudici e non lacché delle Procure, e che, se fosse cosa di ogni giorno, eviterebbe perfino che si dovesse parlare di separazione delle carriere, è la più logica conseguenza di un ponderato esame degli elementi che noi siamo andati evidenziando con coerenza e decisione per tutto il corso del processo: Silvia Melis non è credibile, la tenda di Locoe è stata montata da qualcuno poco prima della liberazione della ragazza, gli inquirenti si sono accaniti ciecamente su questa sacra e santa pista orgolese, ispirata da quel Mauro Mura che non nasconde di odiare anche antropologicamente i barbaricini, e hanno trascurato di approfondire piste ben più serie, se non hanno addirittura deliberatamente depistato; vi erano troppi dubbi circa manipolazioni di certa Polizia sulla creazione degli elementi inerenti al “buco nero” di via Trento a Nuoro, ossia la casa di Grazia Marine, e sul contenuto delle deposizioni della “supertestimone” Anna Maria Rubatta; per tacere di altro, di cui prima o poi vi racconteremo compiutamente. (altro…)

NON TOCCATE IL TRIBUNALE DI LANUSEI (E LA PILATO SI STUDI LA GEOGRAFIA)

Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose. (altro…)

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CASO MELIS: LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SMONTANO OGNI TEOREMA

I giudici della Corte d’Appello di Cagliari (Paolo Zagardo presidente, Antonio Onni relatore ed estensore, Tiziana Marogna a latere) hanno depositato ieri, nel pieno rispetto dei termini di legge, le motivazioni della clamorosa sentenza con cui, il 20 dicembre dell’anno scorso, avevano assolto tutti e quattro gli imputati mandati a processo dalla DDA di Cagliari – Grazia Marine, Antonio Maria Marini, Pasqualino Rubanu e Andrea Nieddu, già assolto in primo grado – dalla terribile accusa di aver preso parte, in qualitàdi custodi, al sequestro di Silvia Melis.

Le motivazioni attuano la definitiva demolizione degli strampalati teoremi con cui i PM Mura e Ganassi avevano sostenuto le loro tesi accusatorie, recepite in primo grado, per tre dei quattro imputati, dal Tribunale di Lanusei. In particolare, è stata evidenziata la contraddittorietà e la non piena credibilitàdi Silvia Melis, laddove la Corte ha evidenziato come questa, pur fornendo taluni dettagli “ambientali” combacianti con la realtà (orari dei rintocchi delle campane della chiesa di S. Giuseppe di Nuoro, vicina alla via Trento ove insiste la casa di Grazia Marine, orari di passaggio dei mezzi della nettezza urbana e simili), ne ha omesso altri di significativa importanza, come ad esempio i rumori del passaggio, per la via Trento, di una processione pasquale (che veramente avrebbero dimostrato che la Melis si trovava lì), e ne ha indicato di ulteriori non corrispondenti. (altro…)

CASO MELIS, NON CAVANO UN RAGNO DAL BUCO!

Attende ancora di essere celebrato, davanti alla sezione di Corte di Appello di Sassari, il giudizio di rinvio a carico di Grazia Marine, Antonio Maria Marini e Pasqualino Rubanu, dopo che la Cassazione aveva annullato la clamorosa sentenza del 20 dicembre 2002 con cui la Corte di Appello di Cagliari, presieduta da Paolo Zagardo, aveva interamente riformato la pronuncia di primo grado del Tribunale di Lanusei che aveva condannato i tre imputati.
Non osiamo formulare previsioni, sappiamo che i giudici di appello di Sassari sono piuttosto severi, ma anche molto scrupolosi, come hanno dimostrato decretando che l’arzanese Piero Piras non doveva andare soggetto a misure di prevenzione, sebbene l’ex sequestratore, per essere stato troppo vicino a Luigi Lombardini, avesse nella Procura di Cagliari e in certa Polizia alcuni potenti nemici che gli remavano contro. (altro…)

MAGISTRATI: ARRIVI, PARTENZE E SCREZI

E’ ormai ufficiale ed esecutivo il trasferimento alla Corte di Appello di Giovanni Dessy, detto Gianni, eterno giudice fallimentare del Tribunale di Cagliari; il trasferimento è avvenuto a domanda ed era atteso poiché Dessy da tempo aveva maturato una qualifica molto più alta di quella di magistrato di tribunale, oltre ad essere rimasto nello stesso posto per ben più di dieci anni, cosa proibita dalle circolari del Consiglio Superiore della Magistratura.
Non è invece ancora stato deliberato dal CSM, ma lo sarà a breve, il trasferimento, sempre a domanda, del Presidente del Tribunale di Lanusei, Claudio Lo Curto, a Livorno, dove svolgerà funzioni di presidente di sezione del Tribunale; Lo Curto ha governato il Tribunale di Lanusei per anni e anni in condizioni difficilissime, dando mostra di grandi doti organizzative, ma si tratta di un’esperienza che, prima o poi, stanca tutti. (altro…)

CERTE COSE FANNO RABBRIVIDIRE!

Tutti erano forse convinti che Maria Ausilia Piroddi, la rampante esponente comunista della CGIL ogliastrina, poi trasmigrata in Forza Italia (per fortuna senza grande sostegno dei vertici regionali), che, secondo l’accusa rappresentata dai PM Mario Marchetti e Fabrizio Tragnone, avrebbe costituito in Barisardo un vero e proprio sodalizio mafioso per impadronirsi del Comune a suon di bombe e di intimidazioni (accusa da cui è stata assolta in primo grado dal Tribunale di Lanusei), e che è stata comunque condannata anche in appello per gli omicidi dei sindacalisti CGIL Franco Pintus e Sandro Demurtas, avesse agito, in questo crescendo criminoso, in perfetta solitudine insieme a pochi accoliti, come quell’Adriano Pischedda indicato come suo amante e principale fiancheggiatore.
Da una fonte di provata affidabilità ci giunge però una notizia agghiacciante, secondo cui la Piroddi avrebbe potuto prosperare impunita per tanto tempo poiché, ben lungi dall’essere sola, avrebbe goduto a lungo dell’attivo fiancheggiamento di un potentissimo esponente politico del PDS, il quale, forte dei suoi agganci un po’ dappertutto, sarebbe riuscito addirittura a strumentalizzare a favore della Piroddi taluni apparati di Polizia, che avrebbero tenuto sotto intercettazioni illegali i sindacalisti della CGIL avversari della “zarina” di Barisardo. (altro…)

IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

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Silvia MELIS

Classe 1968, di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, sposata e separata, ha un figlio oggi di 7 anni, Luca, ed è stata a lungo presidente e dirigente della squadra di volley <<Airone>> di Tortolì.
La sera del 20 febbraio 1997 viene sequestrata in circostanze misteriose, e il suo sequestro darà luogo a un movimento di opinione senza precedenti per la sua liberazione e contro il fenomeno dei sequestri di persona.
Nel settembre 1997, dopo un lungo silenzio, il padre Tito denuncerà che la Criminalpol, il procuratore di Cagliari Carlo Piana e il sostituto Mauro Mura gli avevano impedito, nel luglio precedente, di pagare il riscatto, facendo <<saltare>> un appuntamento tra i suoi emissari e quelli dei banditi. (altro…)

Tito MELIS

Ingegnere libero professionista, originario di Quartu S. Elena ma da tempo residente e operante a Tortolì, massone, discreto possidente [gli si conosce il possesso di terreni per svariati miliardi e di uno yacht 17 metri], rimane persona sconosciuta alle cronache fin quando, il 20 febbraio 1997, non viene sequestrata sua figlia, Silvia Melis.
Nel corso del sequestro, mantiene un contegno di dignitoso e prudente silenzio fino al settembre 1997, quando accuserà la Criminalpol e la Procura di Cagliari di aver ostacolato la liberazione di Silvia, e minaccerà di fare rivelazioni relative al sequestro Farouk Kassam e relativo pagamento del riscatto con denaro dello Stato. (altro…)

ATTI GIUDIZIARI 2409 C.C. CONTRO UNIONE SARDA

TRIBUNALE DI CAGLIARI

Il Tribunale di Cagliari, Sezione civile, riunito in camera di consiglio nelle persone dei signori
dott. Gian Giacomo Pisotti Presidente
dott. Vincenzo Amato Giudice relatore
dott. Ignazio Tamponi Giudice
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nella causa iscritta al n. 1353 del registro degli affari di volontaria giurisdizione per l’anno 1998, promossa daPubblico Ministero, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dott. Carlo Piana e del Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Guido Pani, ricorrente
contro L’Unione Sarda s.p.a., con sede in Cagliari ed ivi elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Antonello Angioni che, unitamente all’avv. Mario Are del Foro di Roma ed all’avv. Gavino Pirri, la rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva, resistente
con la partecipazione di Ribolini Giorgio, Filippini Gianni, Fantola Carlo Ignazio, Campana Paolo, Bezzi Silvana, Sarritzu Lucia e Sasso Lorena, tutti elettivamente domiciliati in Cagliari presso lo studio dell’avv. Dionigi Scano, che li rappresenta e difende per procura speciale a margine della memoria difensiva. e di Racugno avv. Gabriele, in giudizio personalmente, intervenuti
MOTIVI
1. Con ricorso depositato il 3 ottobre 1998 il Pubblico Ministero, affermando il fondato sospetto di gravi irregolarità nell’amministrazione de L’Unione Sarda s.p.a., ha chiesto che il Tribunale, secondo quanto previsto dall’art. 2409 c.c., disponesse l’ispezione della società e, comunque, adottasse tutti i provvedimenti più utili ad impedirne di nuove e ad eliminare quelle pregresse, oltre che quelli convenienti per rimuovere o attenuare le conseguenze pregiudizievoli che si erano verificate.
Il Pubblico Ministero ha fatto presente che L’Unione Sarda s.p.a. aveva ottenuto dalla Arbatax 2000 s.p.a., società in un primo tempo controllata e, successivamente, soltanto collegata, ripetute forniture di rilevanti quantitativi di carta per giornale, mediante operazioni “triangolari”, caratterizzate dalla partecipazione sostanzialmente fittizia di un’altra società, la Pepco s.a.s., con sede Fabriano. (altro…)

OPPOSIZIONE DI GRAUSO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM DI PALERMO DELL’ESPOSTO EX ART. 2409 C.C.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Proc.n.14596/00 RGNR

ATTO DI OPPOSIZIONE
AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Il sottoscritto:
 Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949,
propone opposizione
avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento.
Motivi dell’opposizione.
II A) Gli antefatti.
Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che non solo non si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento abbia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti a cui tale stato psicologico si dee riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che: (altro…)

IL FALLIMENTO ARBATAX 2000 / MARSILVA

Nel 1994, Nichi Grauso, oltre a gettare le basi di VIDEO ON LINE nel settore di Internet, si offrirà di promuovere la rinascita della Cartiera di Arbatax, la più grande cartiera d’Italia, già appartenente al gruppo Burgo e da tempo in crisi.
Grauso chiederà e otterrà dalla Regione la concessione in affitto con riserva di acquisto della Cartiera, e si riproporrà di conseguirne il rilancio legando la ripresa della sua attività produttiva al rilancio su vasta scala della collaterale, a fini di approvvigionamento, attività di forestazione, da promuoversi attraverso la società MARSILVA, diretta da tempo dall’ingegnere Paolo Marras, che divenne azionariamente incrociata con la società costituita ad hoc per la Cartiera, denominata ARBATAX 2000, nella quale assunse ruoli dirigenziali di rilievo il direttore dell’UNIONE SARDA, Antonangelo Liori.
Grauso, tuttavia, non aveva piena autonomia gestionale della Cartiera, poiché la stessa si trovava in amministrazione controllata, e i commissari straordinari all’uopo nominati tennero sovente un comportamento sconcertante, quasi denotante l’intento di affossare la Cartiera piuttosto che rilanciarla: come, ad esempio, nel negare caparbiamente a Grauso la facoltà di porre in produzione la seconda linea produttiva della Cartiera, che, con una sola linea produttiva in funzione, diveniva antieconomica da gestirsi. (altro…)

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Grazia MARINE

65 anni, orgolese ma residente a Nuoro, Grazia Marine è la figura più pittoresca tra le quattro persone arrestate e processate con l’accusa di essere i carcerieri di Silvia Melis.
Donna d’altri tempi, sempre in <<fardetta>> e sempre composta nonostante la reclusione e la gravità delle accuse contro di lei, Grazia Marine è madre di Antonio Maria Marini, un altro degli imputati quali carcerieri della Melis. (altro…)

MAFIA E ‘NDRANGHETA ALL’ASSALTO DELLA SARDEGNA

Nel sonno profondo e nel silenzio assordante di molti inquirenti sardi, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria e di Lamezia Terme e i catanesi del clan di Nitto Santapaola (nella foto) hanno dato l’assalto alla Sardegna e, forti dei loro ingenti capitali derivanti dal traffico di droga e di armi, rischiano di impadronirsene definitivamente, se non se ne sono già impadroniti.
La vicenda Volpe 132, e le dichiarazioni di Gianni Zirottu (il “pentito” che ha pensato bene di eclissarsi forse fidandosi poco della giustizia) hanno già evidenziato come i catanesi fossero coinvolti fino al collo nel traffico d’armi diretto principalmente in Libia che vedeva la Sardegna come fondamentale base strategica per navigare sottocosta senza rischio di incappare in navi da guerra francesi o americane, e del resto Catania è epicentro di interessi libici, giacché a Catania c’era l’avvocato Michele Papa, equivoco rappresentante degli interessi di Gheddafi in Italia, del Catania calcio è presidente Luciano Gaucci, colui che ha schierato il figliolo del colonnello nell’altra sua squadra (Perugia) e che è legatissimo da sempre al più filolibico dei politici italiani (Andreotti), Catania negli anni ’80 pullulava di studenti palestinesi, stranamente proprio come Cagliari, città prossima a quelle basi NATO dove si è sempre mormorato dell’esistenza di maneggi su armi non proprio trasparenti con libici e iracheni. (altro…)

LO STRANO DESTINO DI GRAUSO: NUOVO GIORNALE, PROCESSI A 300 ALL’ORA! INTERVENGA SORU!!!

I numerosi processi instaurati dalla magistratura cagliaritana e ogliastrina nei confronti di Nicola Grauso sembravano tutti ampiamente in sonno ma, bizzarramente proprio ora che questi è tornato nell’arengo dell’editoria regionale con “IL GIORNALE DI SARDEGNA”, un prodotto editoriale che sta entusiasmando i cittadini e mortificando la concorrenza per l’ottima veste grafica, l’ampiezza e il coraggio dei contenuti, subiscono un’improvvisa accelerazione.
Ieri c’è stata a Lanusei la requisitoria del PM Francesco Salvatore nel processo sul fallimento di Arbatax 2000: chieste pene draconiane, di undici anni per Antonangelo Liori, di otto anni per Grauso, ed è inutile dire che tutte le circostanze oscure che hanno fatto corona alle vicende della Cartiera di Arbatax, di cui parliamo ampiamente in questo sito, sono rimaste fuori dal processo, che quindi si sta chiudendo con tanti convitati di pietra. (altro…)

MINISTRO CASTELLI: URGONO ISPETTORI A CAGLIARI!

La vicenda Zagardo, fortunatamente risolta dal CSM per il meglio, di cui vi abbiamo parlato nel post precedente, è solo la spia, la punta dell’iceberg, di una situazione di gravità inaudita quanto alla gestione delle cose giudiziarie a Cagliari, di vera e propria sospensione dei diritti sanciti dalla Costituzione a favore dei magistrati che si riverbera, fatalmente, sui cittadini che da essi devono essere giudicati, e che è dovere di chi deve mantenere l’ordine nella Repubblica rimuovere con ogni mezzo, anche straordinario.
A un Consiglio Giudiziario manifestamente fazioso, che va “a simpatie” per dirla col consigliere del CSM Francesco Lo Voi, è stato consentito, al di fuori di ogni controllo di tipo democratico, di umiliare il profilo professionale del dottor Zagardo addebitandogli persino qualche litigio col personale di cancelleria, oppure qualche udienza che ha avuto termine in ora non sufficientemente tarda, comunque contestando a un magistrato che da anni e anni, di fatto, presiedeva i collegi della Corte di Appello vari profili di “inidoneità” basati su quisquilie, perfino sulle lamentele di qualche avvocato di cui lorsignori, solitamente inclini all’inciucio coi PM, in genere, se ne infischiano. (altro…)

ECCO PERCHE’ LA MASSONERIA DEVIATA “UCCISE” LOMBARDINI

Dopo il suicidio di Luigi Lombardini, la massoneria, in relazione al ruolo svolto da molti suoi affiliati nella vicenda Melis, entrò nell’occhio del ciclone, oltre che per le deduzioni rimbalzate presso la Commissione Antimafia – e principalmente frutto di un’audizione dell’allora capo della DIGOS cagliaritana Oreste Barbella – a causa dell’inchiesta aperta dalla Procura di Palermo sulla “rete” di Lombardini e della preoccupazione espressa apertis verbis dall’allora procuratore aggiunto palermitano, Guido Lo Forte, che la vicenda Melis fosse tutta una vicenda di “massoneria deviata”. Da ultimo, in occasione del processo contro alcuni pretesi sequestratori orgolesi di Silvia Melis – uno dei quali sempre assolto, gli altri tre condannati dal tribunale di Lanusei, assolti dalla Corte di Appello di Cagliari e, a seguito del rinvio della Cassazione, nuovamente condannati dal tribunale di Sassari – l’avvocato fiorentino Giangualberto Pepi, difensore dell’imputato Antonio Maria Marini, sollecitò i giudici a riflettere sul pesante ruolo avuto dalla massoneria nella vicenda.
Un po’ tutti, riguardo a queste illazioni sul conto della massoneria – a cui aggiunse una “pezza” decisiva il giornalista de “La Repubblica” Giovanni Maria Bellu, che ricordò i trascorsi piduisti di Elio Cioppa, ex funzionario del SISDE e questore di Nuoro nel tempo della liberazione di Silvia Melis – ebbero a faticare nello stabilire una qualche equazione, una qualche equivalenza tra la massoneria, o una sua parte deviata, e la “rete” di Lombardini, in termini di organico coinvolgimento nelle attività parallele intese alla gestione delle trattative per la liberazione dei sequestrati, oltre tutto, come nel caso di Silvia Melis, spesso e volentieri massoni a loro volta, o prossimi congiunti di massoni. Equazione quanto mai approssimativa, atteso che, benché Luigi Lombardini avesse sicuramente molti amici nella massoneria, e benché fossero probabilmente tutti massoni i magistrati che con lui facevano parte della “rete”, di questa compagine facevano parte anche numerosissimi appartenenti alla polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza e al SISDE, delle più svariate estrazioni politico-culturali (non mancavano elementi di sinistra), ai quali della massoneria non poteva importare di meno; la “rete” di Lombardini non era emanazione della massoneria, forse aveva qualche punto di contatto con Gladio, ma era nata soprattutto per finalità strategiche, condivise ai più alti livelli politici, intese a impedire il protrarsi dei sequestri e a catturare o far costituire i latitanti come chiave per un più incisivo controllo del territorio da parte dello Stato, anche onde impedire potenziali saldature tra banditismo e terrorismo di estrema sinistra, pericoloso per la strategica importanza che la Sardegna da sempre ha per la NATO. (altro…)