Argomento: SEQUESTRO SOFFIANTINI
Articoli su questo argomento (6):
CASO LOMBARDINI, LE “SPARATE” DI FARINA
Ha fatto sensazione, a margine della condanna di Giovanni Farina a 28 anni di reclusione quale responsabile del sequestro di Giuseppe Soffiantini decretata il 29 marzo dalla Corte d’Assise di Roma, la divulgazione di un memoriale manoscritto del “bandito-poeta” che, oltre a menzionare gli onnipresenti servizi segreti, tira pesantemente in ballo Luigi Lombardini, quale presunto capo di un’associazione parallela dedita tra l’altro ad organizzare evasioni di detenuti e a favorire il compimento di sequestri di persona e la consumazione di faide; Farina ascrive gran parte dei propri guai al proprio rifiuto di essere entrato a far parte della struttura.
Forte il sospetto che il tutto costituisca parte di una sgangherata strategia difensiva, scontato il dubbio che dietro questi ennesimi, pesanti attacchi post mortem a Lombardini vi sia l’ombra di un suggeritore. (altro…)
IL GUP DI PALERMO: DIFFAMATO IL GIUDICE RILLA. LIUZZI A GIUDIZIO
Per la prima volta dall’esplosione del “caso Lombardini” la Procura di Palermo sembra aver preso le distanze da “La Nuova Sardegna”, uno dei giornali che maggiormente fiancheggiarono l’azione di Caselli e che promosse sistematiche campagne di stampa contro Luigi Lombardini e Nicola Grauso.
Stamattina, infatti, il GUP presso il Tribunale di Palermo, Fabio Licata, su richiesta del PM Laura Vaccaro (vistata anche dal Procuratore Aggiunto dottor Pignatone), ha rinviato a giudizio per diffamazione il direttore del quotidiano sassarese, Livio Liuzzi, su querela dell’ex magistrato di sorveglianza di Cagliari Alberto Rilla, noto per aver a suo tempo preso senza riserve le difese di Luigi Lombardini. Nel settembre 1998 Rilla querelò “La Nuova Sardegna” in relazione a un articolo anonimo, pubblicato il 22 agosto di quello stesso anno, in cui il giudice veniva messo alla berlina e, in particolare, veniva accusato (a quanto pare falsamente, se si deve dar credito al GUP) di aver consegnato a Nicola Grauso copia di un rapporto da lui redatto sui movimenti del detenuto di origine arzanese Mario Fortunato Piras, recluso nel carcere cagliaritano di Buoncammino e sospettato di aver funto da mediatore di Stato per la risoluzione dei sequestri Melis e Soffiantini. (altro…)
PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS
Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)
IL CASO RILLA
Alberto Rilla, cagliaritano, con un solido passato di militante del PCI, ma anche dei vari movimenti studenteschi, entra in magistratura nel 1996 e, nel 1998, ricevute le funzioni giudiziarie, viene assegnato al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, presieduto da Angelo Porcu, amico fraterno di Luigi Lombardini.
Rilla, inizialmente simpatizzante di Magistratura Democratica, ha modo di ben conoscere l’ala <<rossa>> della magistratura e di diffidarne, nonostante i suoi trascorsi politici; si avvicina quindi a Magistratura Indipendente, la corrente di destra, e, pur con la forte differenza d’età che esisteva, stabilisce un solido rapporto di ammirazione e di simpatia [reciproca] con Luigi Lombardini, di cui ammira il grande passato di combattente antisequestri e la capacità di difendere fino alla morte i colleghi.
Prima dell’11 agosto 1998, Alberto Rilla, talora da solo, talora unitamente ad altri magistrati, ha la possibilità di ricevere dalla viva voce di Lombardini svariate confidenze su argomenti scottanti, tra cui elementi rilevanti relativamente al sequestro Melis. (altro…)
Mario Fortunato PIRAS
Nativo di Arzana, ma residente a Dolianova con la famiglia, ha da non molto finito di scontare 18 anni di reclusione per concorso nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, a cui prese parte anche Matteo Boe.
Detenuto per lunghi anni nel carcere di massima sicurezza di Carinola, in Campania, esattamente un mese prima della liberazione di Silvia Melis è stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino; secondo quanto narrato da Luigi Lombardini in un suo memoriale postumo, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, avrebbe funto da mediatore, per conto dello Stato, nella risoluzione dei sequestri di Silvia Melis e di Giuseppe Soffiantini, con la collaborazione della moglie Nina Nieddu e dei figli Pier Giuseppe ed Enrico.> (altro…)
Piero PIRAS
Quasi sessantenne, di Arzana, è stato considerato a suo tempo uno dei più pericolosi banditi sardi, venendo coinvolto in vari sequestri di persona, ma soprattutto nella famosa <<strage di Lanusei>> del 1972, commessa in concorso col cugino Pasquale Stocchino, all’esito della quale verranno uccise cinque persone.
Nel 1980, primo tra i latitanti dell’Anonima Sequestri, si costituisce a Luigi Lombardini, e da allora instaura con lui un rapporto di confidenza e collaborazione. (altro…)