Argomento: SEQUESTRO KASSAM


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L’INCONTRO DI ELMAS CINQUE ANNI DOPO: SOLO UN INUTILE CUMULO DI MACERIE

Se l’orologio della storia tornasse indietro di cinque anni, questa notte, a Elmas, ci sarebbe stato l’ormai famoso incontro tra Luigi Lombardini, accompagnato da una donna rimasta ignota, e Tito Melis, accompagnato da quell’avvocato Luigi Garau a cui ha impartito, nella sua deposizione a Palermo, l’indulgenza plenaria.
Riguardo a questo famigerato incontro, la cui ricostruzione è affidata per intero alla memoria, alle percezioni e alle convinzioni di Tito Melis, nonché a qualche blanda smentita proveniente informalmente da familiari di Lombardini, e sul quale rimane fortemente dubbio se le minacce riferite da Tito Melis, con convinzione che non ci è sembrata fermissima (pur parlando di minacce di morte da parte di Lombardini, ha sempre riferito di non averle ritenute “credibili”) forse quale spia del disagio di dover dichiarare davanti all’autorità giudiziaria, pena il rischio dell’incriminazione per calunnia, circostanze non corrispondenti al vero, due aspetti sono passati alla storia: quello inerente alla cosiddetta “lettera liberatoria”, di cui abbiamo già trattato nell’editoriale del 1 ottobre, e quello inerente al preteso “piano” che Lombardini avrebbe imposto a Tito Melis di collaborare ad attuare, e che prevedeva la liberazione “differita” di Silvia rispetto al momento della reale liberazione ad uso e consumo di un asserito show mediatico, in cui Nicola Grauso avrebbe dovuto dichiarare di aver pagato personalmente il riscatto, e lo stesso Tito Melis di essere stato, come appunto attestato dalla lettera liberatoria, autorizzato a pagare dai PM Piana e Mura. (altro…)

2003, ANNO DELLA VERITA’ PER IL CASO MELIS

Finalmente, finita la solita scontata retorica del buon Natale e del felice Anno Nuovo, il 2003 è veramente cominciato, e forse stiamo entrando nell’anno in cui si conosceranno, finalmente, molte veritì in particolare quanto ai riposti segreti del caso Melis e del tragicamente connesso caso Lombardini, che vengono e verranno, a poco a poco, svelati ad uno ad uno, finalmente grazie non solo all’infaticabile opera informativa nostra e di pochi altri, ma anche a squarci di chiarezza provenienti dal mondo giudiziario, come la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 20 dicembre, di cui attendiamo impazientemente di conoscere le motivazioni.

A Orgosolo, commentando il gran pasticcio combinato dagli inquirenti dei nostri giorni, dai Mura, dai Pagliei e soci quanto al coinvolgimento di Grazia Marine e compagnia, escluso dalla Corte d’Appello, nel sequestro di Silvia Melis, c’è chi significativamente sospira: “Se ci fosse Lombardini …”, ed è tutto dire, se questo commento viene formulato in un paese dove in tanti furono ridotti in catene quali autori di sequestri di persona da quel duro magistrato; il significato evidente è … se ci fosse Lombardini che era giusto, che arrestava chi doveva essere arrestato, mentre gli inquirenti di oggi, non senza depistaggi e pastrocchi vari, arrestano innocenti e gettano via la chiave, in attesa che un giudice coraggioso, come il dottor Zagardo, si tuffi per recuperarla. (altro…)

QUANDO IL PENTITO LA SPARA GROSSA: LITTERA, VERNESONI E IL SEQUESTRO MELIS

La sua credibilitàè a rotoli, la Procura di Vicenza ne ha tempo addietro chiesto e ottenuto l’arresto per coinvolgimento in traffici di droga, e pare che altri dichiaranti si siano tirati indietro rispetto a dichiarazioni precedentemente rese forse solo per ottenere benefici e protezione da alcuni carabinieri “anomali”, dicono obbedienti a Luigi Lombardini, che stavano scoprendo i loro altarini.

Ma Paolo Littera insiste, e con lui insiste il PM Mario Marchetti, che continua a gestire davanti al Tribunale di Cagliari (non sappiamo quanti magistrati incompatibili compongano il collegio) il processo contro l’ex comandante del GOA di Cagliari, tenente colonnello Roberto Vernesoni, e altri due appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati, grazie soprattutto alle parole del “pentito”, di essersi intascati 35 milioni di lire dalla rivendita di un quantitativo di droga distratta da quanto sequestrato in occasione di una brillante operazione. (altro…)

BACK TO THE FUTURE: MEGLIO TARDI CHE MAI

I magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia cagliaritana, nell’attesa delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari sul sequestro di Silvia Melis – che dovrebbero essere depositate fra tre settimane – e del loro improbabile impegno per riesumare le piste a suo tempo accantonate, per cui invero non avrebbero bisogno di attendere le motivazioni, hanno deciso di impegnarsi nella riapertura delle inchieste relative a sequestri di persona vecchi e stravecchi, tra cui addirittura quello di Cristina Berardi – per cui, se non ha acchiappato nessuno Luigi Lombardini, dubitiamo possa farlo qualcun altro – a quanto pare, come rivela l’informatissima LA NUOVA SARDEGNA, forti del contributo di un “pentito”, di un pregiudicato di mezza tacca che saprebbe, il condizionale è d’obbligo, parecchie cose su parecchi delitti con colpevoli individuati solo parzialmente o per niente del tutto.
Per ora, a quanto pare, di oggettivo vi sono solo le impronte digitali del desulese Carta, trovate sull’auto con cui nel 1992 fu prelevato Farouk Kassam e, a scoppio ritardato di oltre undici anni, scoperte appartenere a costui, mentre per quanto riguarda i pretesi legami tra la cosiddetta banda di Siurgus Donigala e i sequestratori della Melis, che passerebbero, secondo i teoremi della D.D.A., per l’ex poliziotto, oggi latitante, Daniele Brilla, siamo ancora alle vuote esercitazioni letterarie, da ultimo ad opera del capo della Mobile di Nuoro, che giustamente hanno fatto insorgere il senatore avvocato Mariano Delogu, che difende Brilla, il che vorrà pure dire qualcosa da parte di un legale che nei sequestri di persona ha sempre difeso le persone offese. (altro…)

PERCHE’?

Ieri a Lula è stata uccisa barbaramente una ragazzina di quattordici anni, rea solamente di essere la figlia di Matteo Boe, ex mitico latitante noto soprattutto per la fuga dall’Asinara e per il rapimento di Farouk Kassam, e della sua compagna di sempre Laura Manfredi.
Volevano uccidere la madre, si è detto, e nel buio i killers hanno scambiato la ragazza per la mamma dato che si somigliavano parecchio, anche fisicamente.
Lula torna nello sgomento, e la sindachessa Maddalena Calia esamina il problema sbrigativamente, invitando a non fare dietrologie, ma è troppo comodo. (altro…)

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IMPUNITA’ E MISTERI SARDO-LIBICI

La legge è uguale per tutti, recitano le lapidi collocate nelle aule dei tribunali, e non è vero, perché abbiamo ben visto come ad alcuni cittadini casualmente aventi la qualità di magistrati i loro colleghi di Palermo, fortunatamente divenuti non più competenti a giudicare degli affaracci di casa nostra, concedono la più smaccata impunità, nel senso di evitare loro ogni verifica dibattimentale nonostante di dubbi da dissipare, in ordine a certe loro condotte, ve ne fossero a tonnellate, mentre ad altri cittadini casualmente aventi il difetto di essersi sempre opposti alla protervia di certa magistratura militante (naturalmente a sinistra) e ipercorporativa, si nega perfino il diritto di ottenere giustizia, ritenendo a sproposito configurabili nei loro confronti, per il solo fatto di essersi difesi esponendo, magari in modo anche energico, i loro dubbi e le loro critiche, che essi siano imputabili di calunnia e diffamazione.
La giustizia è amministrata in nome del popolo, recita la Costituzione e un’altra lapide recentemente fatta aggiungere alla prima dal ministro Castelli, e anche questo non è vero, perché il popolo non ha affatto il diritto di rimuovere o sanzionare energicamente quei magistrati che delinquono o sbagliano in modo imperdonabile, tutto è affidato a un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui i magistrati fanno maggioranza e respingono ogni tentativo di moralizzazione, salvo stangare i dissidenti come Francesco Pintus e Agostino Cordova. (altro…)

IL SEQUESTRO DI FAROUK KASSAM

Farouk Kassam 8 anni, figlio di Fateh Kassam, albergatore franco-egiziano titolare dell’hotel <<Luci di la muntagna>> in Costa Smeralda, viene rapito agli inizi del 1992 nel giardino della villa di famiglia, probabilmente al posto del padre, vittima inizialmente prescelta, che sfugge ai rapitori facendosi passare per il giardiniere.
La famiglia Kassam, pur non molto provvista di liquidità, è fornita, secondo i <<si dice>>, di conoscenze molto importanti in Francia e nel mondo arabo, tanto è vero che ben presto si parla di un intervento dei servizi segreti francesi e che quando il sequestro prenderà una brutta piega, con la grave recrudescenza rappresentata dal recapito ai familiari di un lembo di un orecchio del bimbo, interverranno, per cercare di favorire la salvezza e il ritorno a casa di Farouk, le massime autorità dello Stato, dall’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi, al SISDE, all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ciò nell’inconcludenza delle indagini, condotte dal sostituto procuratore della DDA di Cagliari Mauro Mura e, a livello strettamente investigativo, dal Capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari Antonello Pagliei, futuro capo della Criminalpol Sardegna, con la cura di emarginare tutti gli investigatori considerati legati a Luigi Lombardini – come l’allora capo della Criminalpol ed ex agente del SISDE Silla Lissia, proditoriamente trasferito alla Polizia Ferroviaria – privandosi così di un inestimabile patrimonio di conoscenze e capacità professionale. (altro…)

Farouk KASSAM

Oggi diciannovenne, figlio dell’albergatore franco-egiziano Fateh Kassam – già titolare di un albergo in Costa Smeralda – viene rapito all’inizio del 1992, quando aveva appena otto anni, e il suo sequestro ha presto un’evoluzione tragica, con gli orribili recapiti ai familiari di lembi delle orecchie del bimbo.
Le trattative si sviluppano in modo assai complesso, poiché, a fianco della trattativa ufficiale – e comunque condotta sottobanco – dal sostituto Mauro Mura e dalla Polizia, rappresentata soprattutto dal capo della Squadra Mobile di Sassari Antonello Pagliei, vi è stato, a quanto pare, un massiccio intervento del SISDE e, in ogni caso, una duplice trattativa parallela, la prima condotta da Graziano Mesina – fatto giungere apposta a Orgosolo con un lungo permesso premio – la seconda condotta da Luigi Lombardini tramite due suoi fidatissimi confidenti. (altro…)

IL MEMORIALE SEGRETO DI LOMBARDINI

Al Ministero di Grazia e Giustizia

Al Ministro dell’Interno

Per sapere – premesso che
dato lo strapotere acquisito da diverse Procure d’Italia, si sono creati dei veri e propri centri di potere che, in una situazione di totale indipendenza, tendono a strabordare, spesso, i limiti stabiliti dalla stessa legge, con metodi che assumono i toni dell’arroganza e della strafottenza, utilizzando gli enormi poteri che la stessa legge attribuisce ai P.M. per scopi che spesso hanno poco a che fare con la ricerca dei presunti colpevoli e l’accertamento della verità, ma in cui si è costretti a ritenere di trovarsi di fronte a vere e proprie persecuzioni a senso unico, “alla faccia” del principio dell’”obbligatorietà dell’azione penale”, per cui tutte le azioni penali dovrebbero essere esercitate a prescindere da ogni implicazione politica, di parte, di comodo, od altro; ritenuto che esempio evidente e ormai noto palesemente a chiunque si prenda la briga di aprire, suo malgrado, un qualsiasi giornale o un qualunque schermo televisivo, è, fra le altre, la Procura della Repubblica di Milano, i cui componenti, sia come singoli, sia riuniti in “POOL”, paiono ritenersi, ormai, al di sopra di qualsiasi potere, non solo giudiziario, ma anche degli altri riconosciuti dalla Costituzione (vedi quello politico, che trova la sua espressione nel Parlamento, unico organo sovrano nel legiferare), arrogandosi il diritto di “veto” e di aperta contestazione, appunto, nei confronti del Parlamento riguardo a proposte di legge dallo stesso formulate e, per vari motivi, non gradite. Gli stessi componenti tale Procura, nel loro delirio di onnipotenza (qualcuno è giunto al punto di formulare l’intenzione di “voler rivoltare tutta l’Italia come un calzino”) hanno usato del loro potere a proprio, esclusivo, piacimento, intestardendosi nell’aprire un’infinità di inchieste nei confronti di un membro del Parlamento, colpendolo in modo subdolo e, nello stesso tempo, tracotante e proditorio, raggiungendolo, quando era Presidente del Consiglio, con un “avviso di garanzia” (simile ad una freccia, vero e proprio “CORRIERE di morte”, scagliato alle cinque DELLA SERA), mentre presiedeva, a Napoli, quale massimo esponente e rappresentante dell’Italia, un congresso internazionale contro la criminalità, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni di gran parte dell’intero pianeta, solo perché appartenente ad una parte politica, evidentemente non gradita dai P.M. di tale Procura, mentre ben altro trattamento (o meglio totale assenza di trattamento) è stato, e continua ad essere, riservato nei riguardi di esponenti della parte politica opposta, evidentemente più “gradita” agli stessi P.M., con una tale singolare diversità di atteggiamento persecutorio, da una parte, e di “riguardo” (se non addirittura “di rispetto”) nei confronti dell’altra parte da non potere balzare evidente agli occhi di tutti. (altro…)

IL SEQUESTRO DI SILVIA MELIS

Silvia Melis, giovane consulente del lavoro di Tortolì, figlia dell’ingegnere Tito Melis, è stata sequestrata la sera del 20 febbraio 1997 mentre a bordo della sua Renault Twingo, aveva fatto improvviso ritorno a casa per portarvi il figlio di quattro anni, Luca, in attesa della baby sitter, intendendo trascorrere la serata a cena con amici.
In quell’occasione, fu sorpresa dai banditi, mascherati, che le fracassarono il cellulare, lasciarono a bordo dell’auto il figlio e la prelevarono a bordo di un’Alfa 164.
Il primo a scoprire il sequestro fu Vincenzo Ammendola, assicuratore e amico da anni di Silvia Melis – secondo alcune voci, anche amante – il quale, secondo quanto raccontato alla Guardia di Finanza, notata l’auto di Silvia per strada con Luca a bordo, avrebbe scavalcato il cancello della villetta di Silvia per meglio verificare la situazione.
Le prime indagini della Guardia di Finanza – a quanto pare, presto estromessa dalle indagini sul sequestro per lo sgradimento degli inquirenti – rilevarono una stranezza: solamente chi era informato dei movimenti della Melis in tempo reale, come ad esempio un suo amico, poteva prevedere che, a quell’ora, la stessa si sarebbe recata a casa. (altro…)

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Fateh KASSAM

Oggi quasi cinquantenne, Fateh Kassam, passaporto egiziano e frequentazioni parigine, è il padre di Farouk Kassam, il bimbo che nel gennaio 1992 venne barbaramente rapito – e mutilato all’orecchio – da una banda capeggiata dal bandito di Lula Matteo Boe, per poi venir liberato nel luglio 1992, con la partecipazione alla risoluzione del sequestro anche dell’ex <<primula rossa>> del Supramonte Graziano Mesina.
Personaggio sfuggente, Kassam, dopo la liberazione del figlio, attaccò pesantemente Graziano Mesina, negando di doverlo in alcun modo ringraziare, e asserì costantemente di non aver pagato alcun riscatto, nonostante debba considerarsi pressoché accertato che il suo <<contributo>>, a parte il denaro pagato dallo Stato, fu di 800 milioni; poco dopo la liberazione di Farouk, ha ceduto l’hotel che possedeva in Costa Smeralda, <<Luci di la muntagna>>, ed è tornato a vivere a Parigi. (altro…)

Tito MELIS

Ingegnere libero professionista, originario di Quartu S. Elena ma da tempo residente e operante a Tortolì, massone, discreto possidente [gli si conosce il possesso di terreni per svariati miliardi e di uno yacht 17 metri], rimane persona sconosciuta alle cronache fin quando, il 20 febbraio 1997, non viene sequestrata sua figlia, Silvia Melis.
Nel corso del sequestro, mantiene un contegno di dignitoso e prudente silenzio fino al settembre 1997, quando accuserà la Criminalpol e la Procura di Cagliari di aver ostacolato la liberazione di Silvia, e minaccerà di fare rivelazioni relative al sequestro Farouk Kassam e relativo pagamento del riscatto con denaro dello Stato. (altro…)

Antonello PAGLIEI

Romano, intorno ai 45 anni, è stato capo della Squadra Mobile della Questura di Sassari – occupandosi in tale veste del sequestro Farouk Kassam – quindi capo della Criminalpol Sardegna fino all’inizio del 1999.
Nemico di Luigi Lombardini e degli uomini della Polizia a lui più legati, stabilisce una costante sinergia coi sostituti Mauro Mura e Mario Marchetti, dei quali esegue fedelmente gli ordini, con indagini dai risultati piuttosto scadenti, contraddistintesi per l’elevato numero di catture discusse, a carico di persone di dubbia colpevolezza. Si deve a lui e ai suoi uomini, in particolare, una dubbia attestazione di una circostanza, a suo tempo non trascritta verbale che concorrerà all’incriminazione per il sequestro di Vanna Licheri dell’allevatore mamoiadino Pietro Paolo Melis, poi condannato a trent’anni di carcere. (altro…)

PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE CONTRO PIERO PIRAS

Piero Piras, cinquantaquattrenne arzanese, dopo essere stato uno dei più temuti <<banditi>> dell’era post-Mesina [strage di Lanusei e sequestro Bussi], nel 1980, primo tra i latitanti, si costituì spontaneamente a Luigi Lombardini e, da allora, attuò una discreta ma costante opera di <<collaborazione>> col giudice antisequestri – tra l’altro, collaborò alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam – forse talora in cambio di denaro, comunque tale da consentire al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari di dichiararlo <<collaboratore di giustizia>>.
Piras, assente dalle cronache per diversi anni e protagonista di una tranquilla vita carceraria, nel 1997 venne improvvisamente <<disturbato>> dalle conseguenze del sequestro di Silvia Melis: infatti, i Carabinieri di Lanusei segnalarono come <<allarmante>> il fatto che Piras si fosse trovato, pochi giorni prima del rapimento della giovane consulente del lavoro di Tortolì, in permesso premio ad Arzana, suo paese d’origine vicinissimo a Tortolì, unitamente al ben noto Attilio Cubeddu, poi accusato del sequestro Soffiantini, e a un altro pregiudicato già condannato per sequestro di persona, Danilo Trudu.
Piero Piras, per asseriti motivi di sicurezza, venne trasferito dal carcere cagliaritano di Buoncammino, ove era detenuto, presso il carcere di Livorno e infine presso quello di Volterra; fu qui che dovette incontrarsi con un altissimo magistrato antimafia, il quale chiese a Piras di volersi impegnare, usufruendo di <<tutti i permessi necessari>> al fine di <<consentire l’individuazione e la cattura dei rapitori di Silvia Melis. All’uopo, l’alto magistrato promise a Piras <<benefici di legge>>, e <<soldi, quanti ne avesse voluti>>. (altro…)

Pino SCACCIA

Cronista del TG1 per anni impegnato sul fronte dei sequestri di persona, Pino Scaccia sostiene di aver avuto un ruolo di rilievo nella risoluzione del sequestro Farouk, tenendo costanti contatti con Graziano Mesina e in particolare – secondo quanto riferito in un suo memoriale postumo da Luigi Lombardini – assolvendo al ruolo di ricevere <<in tempo reale>> da Mesina la notizia della liberazione di Farouk e di trasmetterla in diretta su RAI 1, onde impedire che gli inquirenti facessero <<passare>> gli emissari che avevano ricevuto il bambino dalle mani dei banditi per complici del sequestro.
Pino Scaccia si è anche diffusamente occupato del caso Lombardini e, recentemente, ha pubblicato un libro intitolato <<Sequestro di persona>>, ove tratta diffusamente dei casi Melis e Lombardini e dei sequestri di persona in generale. (altro…)

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IL CASO LOMBARDINI

Come è noto, il contesto da cui trae origine il <<caso Lombardini>> è quello delle fasi finali del sequestro di Silvia Melis e, in particolare, delle modalità con cui è stata conseguita la liberazione della giovane consulente del lavoro di Tortolì.
Fino alle ben note dichiarazioni di Nichi Grauso nell’intervista resa al <<Corriere della Sera>>, ufficialmente nessuno aveva appreso che Luigi Lombardini, come aveva fatto in occasione di altri sequestri [Farouk Kassam, Esteranne Ricca, Miria Furlanetto], si stesse interessando del sequestro di Silvia Melis; era noto nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori che Lombardini, inizialmente, si era interessato, forse a titolo di curiosità personale, per sapere dove la ragazza potesse essere custodita, giungendo alla conclusione che la stessa, probabilmente, era tenuta prigioniera nella zona di Tertenia. Tuttavia, Lombardini non intraprese nessuna iniziativa, neppure quando, subito dopo il sequestro, glielo venne a chiedere l’avvocato Luigi Garau, legale della famiglia Melis col quale aveva una lunga consuetudine. (altro…)

Matteo BOE

Il più carismatico tra i banditi della nuova generazione, l’unico che sia riuscito a fuggire dal carcere dell’Asinara [insieme a Salvatore Duras], Matteo Boe, implicato anche nel sequestro dell’imprenditore romano Giulio De Angelis, è noto soprattutto per essere stato il custode e la <<mente>> del sequestro di Farouk Kassam.
Le circostanze della sua cattura furono molto misteriose, poiché per diverso tempo poté circolare in Corsica in piena libertà, in compagnia della sua compagna Laura Manfredi; al riguardo si è parlato di una qualche copertura da parte dei servizi segreti francesi, a suo tempo interessati alla risoluzione del sequestro di Farouk Kassam. (altro…)

Graziano MESINA

Storica <<primula rossa>> del banditismo sardo e orgolese in particolare, nel luglio 1992 era stato da poco ammesso al beneficio della liberazione condizionale, quando, sulla base di non meglio precisate <<pressioni dall’alto>>, ottiene un lungo permesso premio a Orgosolo, con l’espresso incarico di cercare di conseguire la liberazione di Farouk Kassam, rapito in Costa Smeralda.
Mesina svolse il suo incarico intrattenendo contatti diretti per un verso con persone vicine ai banditi, per altro verso col giornalista RAI Pino Scaccia: Luigi Lombardini, secondo quanto tramanda in un suo memoriale postumo, tende tuttavia a svalutare il suo operato, affermando che il ruolo di Mesina si sarebbe limitato all’avvisare Pino Scaccia tempestivamente, via telefonino, dell’avvenuta liberazione di Farouk, affinché Scaccia desse immediatamente la notizia su RAI UNO, <<bruciando>> ogni eventuale tentativo di Mauro Mura, di Antonello Pagliei e di tutti gli inquirenti di catturare gli emissari facendoli <<passare>> per banditi. (altro…)

Luigi LOMBARDINI

Classe 1935, originario di Villacidro, entra giovanissimo in Magistratura e, dopo un periodo di <<apprendistato>> in Preture di provincia, passa ben presto all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Cagliari, dapprima come semplice Giudice Istruttore, quindi come Capo, dove si occupa pressoché esclusivamente di sequestri di persona con mirabolanti risultati: svolgerà quasi cento istruttorie, perlopiù conclusesi con l’individuazione e la cattura dei colpevoli dei sequestri, e riuscirà ad assicurare alla giustizia ben 37 latitanti, ottenendo il plauso e collaborando strettamente con vari uomini politici e di Governo, quali il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, il Capo della Polizia Vincenzo Parisi e, verosimilmente, i vertici dei Servizi Segreti.
Una tegola sulla sua carriera è il noto <<Caso Manuella>>, ossia il giallo della scomparsa del giovane penalista cagliaritano Gian Franco Manuella, nel 1981, che vedrà un’istruttoria [condotta dal Giudice Istruttore Fernando Bova, pubblico ministero Enrico Altieri] che porterà all’ingiusta carcerazione di quattro stimati avvocati, tutti assolti in dibattimento. Lombardini era il capo dell’ufficio istruzione e sarà appena sfiorato dallo scandalo, ma magistrati e avvocati di sinistra ne approfitteranno comunque per cercare di sminuirne il ruolo, chiedendo e ottenendo la cessazione della sua applicazione, per seguire i sequestri di persona, ai Tribunali di Oristano e Tempio. (altro…)

don Graziano MUNTONI

Originario di Fonni, don Graziano Muntoni è stato per anni apprezzatissimo viceparroco della Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Orgosolo.
Assieme a un altro prete orgolese, don Luigino Monni, don Muntoni ha avuto un ruolo mai ben precisato nella risoluzione del sequestro di Farouk Kassam, e in particolare, nella pasquetta del 1992, organizzò un incontro in chiesa, a Orgosolo, tra Graziano Mesina e la madre di Farouk. (altro…)

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GRAZIANO FUORI, QUELLI LI’ AL RIMBOSCHIMENTO!

A Graziano Mesina dovrebbero fargli un monumento, altro che lasciarlo in galera a oltranza: la gente non ha mai creduto a ciò che è stato orchestrato contro di lui, compresa la buffonata estrema dell’accusa di favoreggiamento per il sequestro Kassam (per cui mancava un coimputato importante: lo Stato), per gli orgolesi onesti, che sono la stragrande maggioranza, lui era stato il simbolo di come si possa uscire dalla spirale del crimine per il ravvedimento.

Oggi che Mesina è tornato in galera, e che tarda l’esame della sua domanda di grazia, cosa può pensare l’orgolese medio, il barbaricino medio in genere, constatando come Grazianeddu è stato ricompensato per aver collaborato lealmente con lo Stato, reo solo di non essersi ritenuto vincolato, a differenza del signor Boe, da certi torbidi segreti? (altro…)

I SILENZI DI TITO MELIS: DRAMMA IN SALSA CALABRESE

Due conversazioni intercettate, chissà perché così difficili da reperirsi tra gli atti della Procura di Palermo, sono state lette e prodotte dall’avvocato Gianfranco Siuni al processo d’appello di Palermo a carico di Antonio Piras per le bizzarre accuse di estorsione rivoltegli in relazione al caso Melis, e forse hanno inciso nella determinazione dei giudici di assolvere l’avvocato di Gavoi, capovolgendo la decisione, supportata da motivazioni poco consistenti, presa in primo grado dal GUP Marcello Viola.
In una di queste Tito Melis, parlando con uno dei suoi soliti amici, forse Giagheddu, afferma che Silvia era stata “mollata”, perché a un certo punto “ne hanno avuto paura”; nell’altra, Silvia risponde, beffarda, a sollecitazioni insistenti del PM Mauro Mura a effettuare un sopralluogo a Locoe, e se ne esce con una frase del tipo: “Ma si, andiamo a fare il sopralluogo dove mi sono liberata da sola!”, con fare chiaramente derisorio. (altro…)

DONNE CONTRO A LULA, LA MANFREDI ALLA CALIA: “ASSASSINA!”

Si legge oggi su L’UNIONE SARDA che la compagna del misterioso Matteo Boe, Laura Manfredi, avrebbe apertamente accusato la sindachessa di Lula, Maddalena Calia di Forza Italia, di aver concorso all’assassinio della figlia Luisa, in uno scenario quanto meno inopportuno come una festa di studenti alla presenza di alcuni giornalisti di una emittente televisiva olandese.
La Calia, non nuova ad essere bersaglio di accuse e contumelie da parte della Manfredi, ha annunciato che stavolta “andrà fino in fondo”, e di aver già sporto contro la compagna di Boe, per la gravissima accusa rivoltale, querela per diffamazione. (altro…)

OLTRE TREDICI ANNI DI FALLIMENTI

Oltre tredici anni fa, entrò in vigore una legge, a suo tempo osteggiata dai comunisti, che istituiva la “Direzione Distrettuale Antimafia”, e per la sua prima composizione l’allora procuratore capo di Cagliari, Franco Melis, procedette burocraticamente mettendoci dentro i più anziani per servizio, ossia Mauro Mura e Mario Marchetti (ai quali si aggiunse, più tardi, Valerio Cicalò).
Niente da dire su Marchetti, pur con molti dubbi sui “pentiti” e sulla loro gestione, il suo onesto lavoro nel settore della lotta alla droga lo ha fatto, con risultati lusinghieri, ma quanto al dottor Mura, ci sarebbe da stendere un velo pietoso, ma non lo stendiamo, perché è giusto che il popolo sappia da chi viene amministrata in suo nome la giustizia. (altro…)

TORTOLI’ VOLA IN A1: SENZA SILVIA MELIS

Anche dalle cronache sportive si traggono spunti interessanti per capire meglio le vicende giudiziarie che ci hanno travagliato almeno da sette anni a questa parte.
Stavolta non si tratta del Cagliari di Massimo Cellino, ma di una piccola società di volley femminile, la “Airone Terra Sarda” di Tortolì, che con un crescendo incredibile, da società allo sbando che era pochi anni fa, ha conquistato la massima serie, la serie A1, portando in alto l’Ogliastra e tutta la Sardegna che da qualche anno a questa parte nelle massime divisioni aveva solo squadre di calcio femminile e hockey su prato (ma confidiamo che seguirà presto il Cagliari calcio). (altro…)

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MA LO VOLETE PROPRIO FAR MORIRE IN GALERA?

E’ stata incredibilmente respinta la domanda di grazia che Graziano Mesina, facendo violenza al suo orgoglio ancor più grande di quello di Adriano Sofri, si era determinato a presentare, in un clima, peraltro, di misteri, dato che, a quanto risulta, la decisione negativa era stata già adottata quando invece un portavoce del Ministero della Giustizia aveva affermato che la pratica era ancora in corso di istruttoria.
Grazianeddu è oggi, probabilmente, l’unico detenuto italiano ad aver complessivamente scontato oltre trenta anni di reclusione, a trovarsi a scontare l’ergastolo, vale a dire la condanna a morte – inutile nascondersi dietro un dito – per l’applicazione ferrea di un meccanismo di stampo fascista chiamato “cumulo delle pene”, il tutto con un peso spropositato, piuttosto che delle vicissitudini dei tempi in cui era la primula rossa del Supramonte e delle innumerevoli evasioni, dell’ultima vicenda che lo vide coinvolto, quella del misterioso ritrovamento di armi nel casolare dell’Astigiano ove viveva in regime di libertà condizionale, stranamente quando Mesina si era ben determinato a non starsi zitto sulle porcherie del sequestro Kassam e di affermare chiaramente, accusando il PM Mauro Mura – ma sbagliando bersaglio, perché se una tale decisione ci fu, sicuramente fu presa a livelli ben più alti di quello rappresentato dal rosso procuratore aggiunto di Cagliari – di aver fatto pagare il riscatto coi soldi dello Stato. (altro…)

GRAZIANO GRAZIATO: UNA VITTORIA ANCHE NOSTRA!!!

Oggi chi si rechi a Orgosolo troverà non solo i murales, non solo la consueta ospitalità barbaricina, non solo il Supramonte con la sua bellezza misteriosa, ma anche … Graziano Mesina, ma non come emblema vivente di certo banditismo, ma finalmente come uomo libero, come uomo che ha ampiamente pagato e strapagato i propri debiti con la giustizia e che il presidente Ciampi ha finalmente graziato, forse facendo violenza agli umori del ministro Castelli non sempre favorevoli ai provvedimenti di clemenza, compiendo un atto veramente nobile.
Da tempo questo gesto veniva sollecitato e, i nostri più attenti visitatori ricorderanno, anche noi a suo tempo, nell’autunno del 2004, avevamo avviato una campagna per l’invio al presidente Ciampi di lettere ed email con cui sommessamente si sollecitasse il Capo dello Stato a concedere la grazia a Grazianeddu, per i motivi che son fin troppo noti: ha abbondantemente pagato il proprio debito con la giustizia, come nessun altro in Italia. (altro…)

“FRATELLI” COLTELLI E RISCATTI SOTTOBANCO

Quando un’accusa inerente a gravi reati, formulata con dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, è fondata sostanzialmente sul classico “la mia parola contro la sua” senza testimonianze o altri riscontri obiettivi, l’ambito degli accertamenti che il magistrato deve compiere dovrebbe doverosamente ruotare intorno alla non esclusione di nessuna delle due ipotesi plausibili, ossia che o dette accuse sono attendibili, ovvero sono inattendibili, e quindi chi accusa è un volgare calunniatore.
Questo non pare essere avvenuto col dovuto rigore per quanto riguarda le dichiarazioni di Tito Melis in ordine al famigerato “incontro di Elmas”, che sarebbe avvenuto l’8 ottobre 1997 tra l’ingegnere e Luigi Lombardini, laddove Melis ha reso le finali, e fatali, dichiarazioni accusatorie contro Lombardini dopo una ritrattazione brutale delle dichiarazioni precedentemente rese, che non ha saputo motivare con chiarezza. (altro…)

GRAZIANEDDU “CICERONE” A ORGOSOLO

Questo appena trascorso è stato un weekend particolare per Graziano Mesina che ha fatto da guida turistica per una delegazione di “ambasciatori” del Medio Oriente giunti a Orgosolo illustrando loro le bellezze del paese e della natura circostante, condendo il tutto con succosi racconti delle sue “imprese” e, in particolare, delle sue innumerevoli evasioni.
Nonostante il paese del Supramonte sia da tempo una comunità laboriosa e attiva, apertissima al turismo e dove nessuno pensa più lontanamente ai sequestri di persona, è ancora vivo il mito del “paese dei banditi” alimentato anche da certi film, e ancora vivo è quello del “bandito Mesina”, una fama che per Grazianeddu è forse immeritata in un certo senso, non essendo lui, personaggio che ha commesso i suoi crimini ma che ha sempre avuto un codice d’onore scolpito nel cuore, minimamente paragonabile ai banditacci dei tempi recenti che tagliavano le orecchie a bambini e vecchi, ma che Grazianeddu sa portare con ironia e sarcasmo.
E’ un appuntamento a cui Mesina è forse giunto in ritardo di otto anni sulla storia: se nel 1993, un anno dopo il suo impegno per la risoluzione del truce rapimento di Farouk Kassam, non fossero “miracolosamente” spuntate delle armi a casa sua, ad Asti, Grazianeddu nel 1997 avrebbe ottenuto la libertà definitiva, ma forse, nonostante l’opinione pubblica e anche larga parte della stampa gli sia sempre stata favorevole, non sarebbe stato così benvoluto come oggi, oggi che quel grandissimo presidente che è Carlo Azeglio Ciampi, accordandogli una grazia da tempo richiesta a gran voce, ha messo il “re” che lo pretendeva trafficante d’armi o addirittura di droga (accuse infamanti, queste ultime, da cui è uscito assolto, certo non rese più credibili da certe sparate fatte da taluni) dinanzi alla sua imbarazzante e davvero pornografica nudità. (altro…)